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Comunali, i Municipi riaccendono lo scontro. Nervi tesi tra FI e Ncd

Bari – Mentre Mimmo Di Paola rispunta nei nuovi cartelloni armato di casco da lavoro, i partiti del centrodestra preferiscono l’elmetto da trincea. I Municipi riaccendono lo scontro: due quelli chiesti dagli alfaniani per confermare gli uscenti, quattro quelli sui quali minacciava di puntare i piedi Forza Italia. Poi l’ipotesi di dimezzare, affidandone due ai forzisti, uno al Nuovo Centrodestra e gli altri alle forze minori. Un risiko complicato che rischia di far saltare il tavolo: “Basta con le vecchie logiche di spartizione delle poltrone. Basta con riunioni in cui vengono presentati documenti precompilati in base a strategie che nulla hanno a che vedere con un modo innovativo di amministrare il bene comune”, sbotta Cassano. “Si riflette allo specchio”, gli risponde al vetriolo l’azzurro D’Ambrosio Lettieri.

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A fare da pontiere è proprio Di Paola, che durante l’ultimo vertice ha posto rinnovamento, genere, competenza e consenso come criteri per le scelte delle teste di serie, oltre all’allargamento della coalizione ai Fratelli D’Italia e all’Udc. Ma il nodo resta sui numeri. E sui nomi: “Ancora una volta ci siamo trovati dinanzi a diktat assolutamente non condivisibili, ad un documento che appartiene alla preistoria del modo di fare politica in Italia”, tuona il senatore barese, ribadendo la necessità di puntare le fiches sull’ “esperienza maturata dai presidenti delle attuali circoscrizioni”. Tartarino e Iannone, appunto, anche se i beninformati danno in risalita un ritorno dal fronte ex An di Michele Roca, in lizza per una chance.

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Da Forza Italia non hanno nessuna intenzione di incassare. Contestano “la strana idea di democrazia del Ncd che vorrebbe derubricare a diktat il pensiero della maggioranza delle forze di coalizione e promuovere il pensiero unico della propria parte politica in pensiero assoluto”. A bacchettare l’alleato è il coordinatore cittadino. “Con una mano ripudia il manuale Cencelli e invoca il territorio, con l’altra rivendica e riparte dalla rioccupazione di quelle stesse poltrone su cui punta l’indice, tradendo l’attitudine ad asso pigliatutto e dipingendo un falso storico”, accusa, rinfacciando all’ex compagno di partito le barricate contro le insegne del Cavaliere, dopo aver beneficiato sotto le stesse dell’elezione “a più livelli”. Ed ora? A fare sintesi potrebbe essere lo stesso ingegnere di Impegno Civile, chiamato in causa dal partito di Alfano per decidere in prima persona sulla nomenclatura. Lo spazio di manovra è poco e la posta in gioco alta quanto la tensione, con Melchiorre e Gemmato alla finestra: “Non poniamo diktat sulle poltrone. Vorremmo condivisione di idee e programmi, una visione di governo che guardi a destra”, spiegano, secondo alcuni più vicini all’accordo. Almeno loro.

(a.bucci1@libero.it)

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