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“L’ennesima condanna dell’Italia da parte della Corte europea per violazione della dignità umana nelle carceri non giunge, purtroppo, inaspettata. Sono anni che visito personalmente le carceri della mia regione, la Puglia e sono anni che ne denuncio la condizione insostenibile, sia per i detenuti e le detenute, che per il personale penitenziario".
 
E’ quanto sostiene in una nota il sen. del Pdl, Luigi d’Ambrosio Lettieri, segretario della Commissione sanità di Palazzo Madama. "Oltre alle tante interrogazioni, per quanto riguarda il carcere di Bari, ho lanciato anche una provocazione, proponendo una chiusura immediata della struttura per assoluta inadeguatezza dei requisiti tecnico-strutturali e della sua capacità ricettiva che è tarata per ospitare la metà dei detenuti presenti. E la situazione non è migliore per il personale e gli agenti di polizia penitenziaria i cui lodevoli sforzi meriterebbero ben altro tipo di trattamento e di riconoscimenti".
 
"Le condizioni di detenuti e personale del carcere di Taranto è pressoché analoga. Mi ero anche battuto per l’utilizzo di una struttura penitenziaria modello, quella di Spinazzola, praticamente inutilizzata, che avrebbe potuto perlomeno alleviare la situazione di sovraffollamento".  
 
"In un perdurante quadro di gravissima criticità non si sa che fine abbiano fatto le cospicue risorse economiche destinate dal Governo Berlusconi all'edilizia carceraria in Italia (circa 800 milioni di euro), ma si sa certamente che ben 40 milioni di euro destinati alla costruzione di un nuovo carcere a Bari siano andati persi, tra l’altro, per le inefficienti e inadeguate posizioni  locali, a cominciare da quella del Sindaco".
 
"E allora credo ci si debba orientare immediatamente verso l’amnistia", sottolinea d'Ambrosio Lettieri, "sarà pure il segno della incapacità dello Stato, ma resta ormai l'unica strada percorribile per superare un’emergenza strutturale che espone il nostro Paese a ripetute condanne della Corte di Giustizia europea. Contestualmente va messo in ristrutturazione il sistema normativo che disciplina le politiche penitenziarie dando piena attuazione alle misure alternative alla pena detentiva, anche per i soggetti in attesa di giudizio, che raggiungono il 40% della popolazione carceraria".
 
"Si tratta di una storia di inefficienze, ritardi e diritti negati di cui tutti dovremmo fare mea culpa reagendo finalmente all’unisono per cambiare questo quadro sconsolante e vergognoso che trasforma un luogo che dovrebbe svolgere una funzione rieducativa, paradossalmente in una sorta di discarica umana".
 
"Torno a ribadire che risolvere in fretta il problema del sovraffollamento è un dovere della politica, è una battaglia civile e democratica che deve restituire dignità ai detenuti e alle detenute, senso all’obiettivo di reinserimento sociale e assicurare agli operatori del settore ogni strumento utile a lavorare in un clima di serenità e di sicurezza”.
 
(gelormini@affaritaliani.it)
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