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pasquale cascellaBari – Se le primarie dei democratici romani incoronano Ignazio Marino candidato Sindaco, con oltre il 50% di preferenze, a Barletta dribblano l’appuntamento con i gazebo e provano a trovare la sintesi su Pasquale Cascella, non senza qualche difficoltà. “Credo che fare le primarie in questo momento sia l’ultimo bagno di sangue che il Pd si possa permettere e sia un’offesa ai cittadini che non vogliono essere usati per regolare i conti interni ad un partito”, aveva spiegato il consigliere regionale Ruggiero Mennea, titolare di uno scranno a Palazzo di Città e inizialmente nella rosa dei papabili competitors alla nomination, prima che si decidesse di puntare sul “Papa straniero” venuto dal Quirinale, che non a caso prende tempo.
 
 
Notista politico all’Unità e poi portavoce di Giorgio Napolitano, il diretto interessato per ora mantiene il basso profilo ed aspetta, verosimilmente, che l’inquilino del Colle passi la mano al proprio successore per assumere ufficialmente i galloni di candidato. In compenso i malumori non mancano, e i candidati nemmeno. Il primo a sbattere la porta è stato l’ex assessore Giuseppe Tupputi, il quale ha optato per la corsa in solitaria e lanciato fendenti all’indirizzo del giornalista tornato dalla Capitale: “Chi è stato lontano per tanto tempo e non conosce, o conosce per sentito dire, le dinamiche della città non può rappresentare i barlettani”, ha chiosato duro in conferenza stampa, mentre sulla griglia di partenza ci sarebbe anche Maria Campese, fuori dalla Giunta Vendola dopo il posto in lista con Ingroia alle ultime Politiche e corteggiata dal Comitato “Un voto per Maria”, oltre alle new entries Cannito, primario del pronto soccorso e Michele Rizzi di Alternativa Comunista. In compenso su Cascella ci dovrebbe essere anche la convergenza dell’area democrats di Filippo  Caracciolo, Scelta Civica e Movimento Arancione.
 
 
Punto di partenza? Il codice etico, a prescindere da quale sarà la tempistica scelta dallo sfidante di Giovanni Alfarano, schierato dal Pdl dopo il testa a testa con il consigliere provinciale Dario Damiani. Dal centrosinistra lo ha rilanciato lo stesso “destrutturatore” di Via Capruzzi, Mennea: niente candidatura per chi è al secondo mandato, fuori dai giochi i “dissidenti” Pd che sfiduciarono Nicola Maffei dimettendosi in blocco, puniti poi con la sospensione dal partito; e ancora stop ai doppi incarichi e alla proliferazione di rappresentanti di lista “strumento per acquisire consenso”, azzeramento di eventuali conflitti di interesse, rispetto della parità di genere e, se possibile, presentazione di almeno metà della squadra di Governo contestualmente all’aspirante alla fascia tricolore. Basterà a tenere insieme tutti i pezzi della coalizione ed otterrà l’effetto domino sull’opposizione?
 
 
Intanto fronti aperti anche a Modugno, nel barese, la cui Amministrazione guidata dal Pd di Mimmo Gatti, succeduto al centrista Pino Rana, è naufragata sotto il peso dell’inchiesta giudiziaria che ha travolto entrambi, arrestati dalla Guardia di Finanza insieme ad alcuni consiglieri con l’accusa di concussione in materia di concessioni edilizie. Il Pdl accelera e punta su Saverio Fragassi, 51enne avvocato e giornalista, supportato da una coalizione che comprende anche Udc, Fratelli d’Italia, Movimento Schittulli, Puglia Prima di Tutto, Gruppo Indipendente Libertà, e le liste Cambiamo Modugno, Il Cortile dei Gentili, Impegno Civile, Insieme per la città e Orizzonti Futuri. In questo caso, per l’ufficialità basterà aspettare qualche giorno.
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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