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Emiliano: 'Mi candido a guidare il PD in un Paese per niente in declino'
L'Intervento di Michele Emiliano alla Convenzione Nazionale del Partito Democratico (effettuato in videoconferenza dalla sua stanza agli Ospedali Riuniti di Foggia, a seguito dell'infortunio e della successiva operazione per ricomporre la rottura del tendine d'Achille).
PD Convenzione2017
 
 
Buongiorno a tutti,
sono molto dispiaciuto di non poter essere lì con voi: avrete appreso di un piccolo infortunio che sto cercando di superare il più in fretta possibile.
 
Sono dispiaciuto, soprattutto perché questo partito avrebbe bisogno di alto contatto umano. Avrebbe bisogno, non solo di incontri, ma anche di pensieri comuni.
 
Questa è la cosa che mi ha stupito di più ieri, mentre riflettevo in una diretta Facebook con migliaia di potenziali elettori del partito democratico, che mi hanno comunicato le loro idee, le loro riflessioni, le loro tristezze. Anche le incomprensioni, le ragioni per le quali stanno pensando di abbandonare il Pd e di non votarci.
 
Ecco, queste persone avevano una grande speranza in noi. Pensavano che noi avremmo costruito sul territorio un grande cervello collettivo, un intellettuale collettivo, un luogo dove pensare alle cose da fare, progettare ai programmi di governo delle città e del Paese, partecipare alla costruzione degli Stati Uniti d’Europa, immaginare politiche migratorie di gestione dell’emergenza, idee per limitare il dissesto idrogeologico, per dare al Pd quell’impronta ambientalista che è nel nostro dna e non può trasformarsi in una prevalenza delle idee dell’industria sull’agenda e sulle necessità della salute delle persone.
 
Tutti noi abbiamo l’idea del Pd come il grande luogo del progresso, il grande luogo della giustizia. Noi siamo il partito nato dalla Resistenza, dal movimento operaio, dal movimento dei contadini. Siamo quelle persone che hanno consentito a Pio La Torre di far approvare le leggi più importanti del mondo in materia di lotta alla mafia. Siamo quelle persone che hanno alla fine, sia pure con tanta fatica, dato vita alla legge sui diritti civili, una cosa per la quale ovviamente io non posso che ringraziare anche la passata gestione del partito democratico.
Siamo quel luogo nel quale la salute pubblica dovrebbe essere centrale, e non invece un cestino dal quale prendere i soldi quando questi non bastano.

 
Ecco, avremmo voluto avere un Pd più capace di stare vicino a chi non conta nulla, più capace di contrastare la povertà nei quartieri anche di avere una concezione della militanza, non solo come riflessione politica in vista di obiettivi elettorali, ma anche di gestione del quotidiano. 
 
Ho avuto un’esperienza bellissima come sindaco di Bari e mi sono accorto che la politica non è fatta solo di grandi decisioni, di grande comunicazione, di slide o di tutti quegli elementi che sono indispensabili, parliamoci chiaro, sono utili, ma non sono il cuore della questione. Comunicazione e contenuto sono entrambi importanti, ma capirete, che, senza contenuto, la comunicazione finisce qualche volta persino per irritare.
 
Non siamo stati capaci di discutere insieme neanche la riforma costituzionale, non perché non fosse necessaria o non fosse uno degli elementi sui quali il Pd avrebbe dovuto intrattenersi, ma avremmo forse potuto viverla diversamente, in maniera più distaccata. Devo dire che lo stesso segretario ha ammesso che probabilmente se l’avessimo vissuta di più come un atto collettivo, e non come un atto individuale, sarebbe potuta andare meglio.
 
Emiliano Conv PD2
 
Ecco, mi sono trovato spesso in alcune difficoltà proprio nella relazione col partito. Mi sono trovato nella difficoltà di dialogare col governo. Ed ero, tutto sommato, il presidente di una regione. Mi piacerebbe, per esempio, che i sindaci italiani fossero più ascoltati dal partito e fossero in qualche modo anche gestiti con una maggiore libertà. I sindaci non sono semplicemente dei militanti o delle cinghie di trasmissione delle linee politiche del partito. Essi sono autentici mediatori dei rapporti sul territorio. Sono quelle persone che hanno contatto con la gente, che sanno fino in fondo che cosa significa dar vita a un sistema che funziona o che non funziona. Se, nei loro quartieri, il sistema del trasporto non va bene, non sono certamente le grandi riflessioni in una direzione politica che li aiutano a rimediare a quegli errori ma l’ascolto delle persone. 
 
È stare a sentire anche chi ha approccio scientifico alla decisione politica. Chi ti sa suggerire, per esempio, che la decarbonizzazione delle nostre imprese, uno dei pilastri della nostra mozione, è un elemento fondamentale: decarbonizzare le industrie del mondo serve ad abbassare fortemente il riscaldamento terrestre. La Gran Bretagna, non un piccolo paese fanatico dell’ambiente, ha varato una grande legge sulla decarbonizzazione e la Puglia ha seguito questo esempio, ha tentato di ragionare con il governo di questa grande questione. Addirittura, Papa Francesco si è interessato di queste vicende proprio legate anche al fatto che molti dei brevetti sulla decarbonizzazone delle nostre imprese sono, in realtà, di proprietà di aziende italiane. Noi potremmo, avanzando un piano di decarbonizzazione, mettere in grande difficoltà tutti i nostri concorrenti che, ancora, in Europa e fuori dall’Europa, producono acciaio o energia utilizzando il carbone e peraltro provocando moltissime morti anticipate perché il Pm 10, come è noto in letteratura, è un elemento estremamente pericoloso per la malattie cardiovascolari e respiratorie.
Renzi Conv PD
 
 
Ecco il Pd dovrebbe essere un luogo capace di tenere in mano i numeri, di ascoltare le persone, di non prendere decisioni senza avere approfondito, in maniera puntuale, i dati di ogni questione e naturalmente, siccome tutto questo non può essere fatto da un uomo solo, noi dobbiamo costruire il Pd come una grande squadra, nella quale, a seconda dei ruoli, possiamo mettere in campo i migliori. I migliori sono dappertutto, non solo in alcuni luoghi o tra i più fedeli o tra i meno rompiscatole. I migliori posso avere anche caratteri difficili, possono essere persone, diciamo così, non propriamente facili da blandire, ma io credo che il Pd abbia sempre avuto, e spero continui ad avere, la forza di gestire il dissenso.
 
Ci siamo, a un certo punto, addirittura divisi di recente, per la nostra difficoltà nel gestire il dissenso. Mi sarebbe piaciuto che il Pd si dedicasse maggiormente alla costruzione di un pluralismo di gestione del partito, in modo tale da evitare questo progressivo indebolimento della nostra comunità. Moltissimi sono gli elettori che ci hanno abbandonato, o che ci votano perché ancora sperano e si forzano in questa idea, ma io invece credo che dovremmo tornare ad essere un partito capace di progettare il futuro, senza fretta, senza quella fretta che ci ha fatto, alle volte, compiere errori gravissimi. Abbiamo, per esempio, fatto una riforma delle province che poi non è stata completata dalla riforma costituzionale che quest’inverno ci ha messo in gravissima difficoltà nella gestione delle scuole, nella gestione delle strade, nel ripulirle dalla neve. Insomma ci sono una serie di modalità che noi dobbiamo riprendere in mano, a partire anche da queste vicende legate al tesseramento. 
 
orlando verde
 
Io non so se sia vero che ci sono migliaia e migliaia di tessere che sono state fatte dopo la scadenza del tesseramento né mi interessa, a questo punto. Quello che è certo è che molto spesso chi milita, chi è dentro i circoli, chi si sacrifica tutti i giorni, qualche volta mettendo mano al proprio portafoglio, per far funzionare il luogo dove fa politica, spesso e volentieri si è sentito scavalcato, pochi giorni prima delle grandi decisioni, dei congressi, poco prima dei voti più importanti, da persone che erano diciamo apparse nel partito tutto a un tratto.
 
Ecco, perché noi vorremmo costruire, come abbiamo detto, un partito che funziona anche sulla base di nuove tecnologie, veramente funzionanti, e abbiamo messo su una piattaforma, già operativa sul sito www.micheleemiliano.it, nella quale già si può entrare, si può partecipare, si può scrivere e contribuire alla scrittura del programma dal basso. È uno strumento di partecipazione importantissimo che, penso, avremmo potuto montare e mettere in piedi proprio per ridare valore alla militanza. 
 
Iscriversi a un partito non significa solo alla fine fare la conta delle figurine, ma significa avere la capacità di contare sulle decisioni del partito stesso.
 
Insomma, quando abbiamo deciso di cambiare l’articolo 18, una discussione vera dentro al partito, nei circoli, l’avremmo potuta fare. Quando abbiamo deciso di mettere mano alla Costituzione e di cambiarla profondamente, avremmo potuto discutere anche dentro la struttura del partito, e aprire ed evitare molti degli errori che sono stati compiuti nella strutturazione di questa riforma.
 
E quindi, nonostante le difficoltà che stasera potete chiaramente vedere, nel mio modo di parlare, la fatica che sto facendo a parlare, ecco io non perdo la speranza.
 
Emiliano Conv PD3
 
 
Abbiamo proposto, assieme a tanti amici, una mozione che deve servire assolutamente a ribaltare la piramide del partito democratico. Dobbiamo uscire dalla logica di un uomo solo che salva tutti, ma dobbiamo entrare nella logica dei tutti che salvano ciascuno, dei tutti che aiutano ciascuno nello svolgimento del proprio ruolo e che gli evitano gli errori. 
 
Ho provato molte volte ad evitare questi errori e sono stato spesso scambiato per un rompiscatole, per un semplice “bastian contrario”. Mi dispiace, se questa cosa è apparsa fastidiosa, però in molte delle questioni che ho posto, in tutta sincerità, mi sono sentito confermato dai fatti successivamente avvenuti.
 
Mi ricordo quando tentammo disperatamente di comporre il dissidio col governo con riferimento alla questione delle trivelle. Sarebbe bastato nulla: incontrarsi, vedersi, volersi bene, stimarsi, ascoltarsi e avremmo evitato quel referendum che, devo dire, certamente è stato l’inizio di un declino del consenso del Pd che ovviamente mi ha profondamente addolorato.
Orlando Conv PD
 
 
Io dunque, oggi, nello scusarmi ancora per la mia assenza, volevo ribadirvi la mia disponibilità. Lo volevo ribadire sia a Matteo che ad Andrea. Io ho sempre avito fiducia nel partito democratico, l’ho fondato il 14 ottobre del 2007, ho combattuto per questo partito nella mia regione che veniva definita “l’Emilia nera”. Siamo stati capaci di cambiare il destino politico del luogo del quale avevamo la responsabilità. Lo abbiamo fatto grazie al Pd, lo abbiamo fatto grazie a un Pd aperto che ha dialogato con gli altri partiti, che ha ricostruito il centrosinistra secondo un modello ulivista, che mi sembra sia lo stesso che governa la città di Milano o che consenta ad altre importanti regioni del Pd di essere governate egregiamente.
 
Penso che la nostra mozione, per esempio, sia l’unica che ci dà assicurazione in margine all’esclusone delle larghe intese, l’esclusione di un modello di governo nel quale destra e sinistra si confondano e rischiano di nuovo di dovere dialogare, su questioni importantissime, con partiti la cui natura, la cui storia, la cui identità è completamente diversa dalla nostra.
 
Non si tratta di mancare di rispetto a nessuno, ma si tratta di tenere i pensieri in ordine.
 
Io sono anche dell’idea che noi dobbiamo chiudere con questo rapporto così difficile con tutto l’elettorato del movimento 5 stelle. Noi insistiamo, e ci facciamo tirare dentro anche numerose provocazioni, nel tenere un rapporto molto duro nei toni, nelle espressioni, ma la stragrande maggioranza di quegli elettori sono nostri elettori che sono ancora lì, a metà, che pensano ancora che noi reagiremo di fronte alla minaccia che loro ci manifestano: di votare il movimento 5 stelle. Che noi saremo capaci di tornare ad essere trasparenti, chiari, coerenti, capaci di dire una cosa anche se non è conveniente, di affermare principi, di non fare scambi parlamentari, come è successo di recente in un importante voto sulla decadenza di un senatore.
 
Emiliano Programma
 
Ecco, noi non dobbiamo fare niente di speciale, l’ho detto mille volte, dobbiamo solo essere coerenti con la nostra storia. Dobbiamo “essere la parte migliore del mondo”, dicevamo una volta. Lo so, questa è una speranza difficile da realizzare, ma io ci credo ancora.
 
Sono nel partito democratico e mi sto candidando alla segreteria del Pd perché penso che noi abbiamo ancora la forza di cambiare il mondo, ci credo sul serio, non lo dico solo perché sono candidato. Ci credo sul serio e sono ottimista, fortemente ottimista sul destino del paese, sul destino del Pd e, se mi permettete, sul destino di questa comunità nazionale, che è tutt’altro che un Paese in declino.
 
Questo è un Paese che vuole combattere, che ha grande desiderio di reagire e che ha grande orgoglio.
 
Il partito democratico deve essere lo strumento attraverso il quale l’Italia tornerà a essere un grande Paese.
Scusate per la voce incrinata, vi ringrazio per la pazienza che avete avuto, viva il partito democratico e viva l’Italia.
 
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Tags:
michele emilianopd paese declino guida segreteria candidato partito democratico discorso
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