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Il solito Festival della Taranta che non riesce a fare il salto di qualità

Gli orecchini e i braccialetti di plastica ci sono tutti, i grandi camion 'globalizzati' che offrono panini, uguali in ogni angolo d'Italia anche. Mancano, forse, gli strepitosi venditori di piatti superstar di ogni sagra di paese che si rispetti. Una sera qualunque di agosto, uno dei tanti bellissimi paesini della Grecìa salentina. Va in scena una tappa del festival della Taranta. Il pubblico non è quello straripante di qualche anno fa, qualche turista, qualche famiglia, lo spazio di fronte al palco non si riempie. Sembrano lontani i tempi delle folle straripanti e osannanti. Ma, d'altronde, si sa, di sagre in estate il Salento è pieno.

Solo che questa dovrebbe essere un po' diversa, dovrebbe celebrare una storia che affonda le sue radici in quella 'terra del rimorso che, con buona pace di Ernesto de Martino, affidava ai tamburelli e ai violini il compito di esorcizzare, ballando, il 'cattivo passato che torna' .
E' come se, dopo quasi venti anni di attività, la formula, sempre uguale si sia trasformata  in una iniziativa seriale che non cerca l'innovazione, che pare autosufficiente. Perché cambiare, d'altro canto, l'organizzazione, per dirne una, della sagra della lumaca che si tiene a Cannole? I turisti arrivano comunque perché  'lumache buone come queste…'

E questa  musica, in effetti,  di grande qualità lo è. Ci sono alcuni dei progetti speciali del festival davvero interessanti. Pensiamo al trio vocale femminile Triace insieme agli interpreti della musica tradizionale sarda  Elena Ledda e Mauro Palmas, ai Kalascima con il cantante mongolo Buchu, visti nella tappa di Calimera. Ma è come se tutto fosse affidato alla buona volontà degli artisti in assenza di un 'quadro'. Forse è proprio la Fondazione che non riesce a trasformarsi in una forza capace di lavorare per ampliare gli orizzonti culturali di una tradizione sonora che avrebbe potuto competere con gran di realtà come il flamenco o il fado, per fare due esempi banali. E che invece si limita a confezionare il concertino del 23 agosto a Melpignano (che tanto qualsiasi ospite ci sia è un successo comunque, il Salento è meta turistica per eccellenza e tra le folli serate disco di Gallipoli e la Notte della Taranta offre divertimento per tutte le età)
Ma davvero la pizzica è solo musica da ascoltare scegliendo il più colorato tra i braccialetti di plastica da indossare in spiaggia? O meriterebbe una maggiore attenzione?

Pierfrancesco Pacoda

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