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FI nel caos, Zullo querela Vitali. Fitto: “Esclusioni mossa suicida”

Bari – La querela di Ignazio Zullo ai danni del commissario forzista Gino Vitali è il sigillo all’ormai insanabile frattura tra gli azzurri: “Non posso ricandidare in un partito due persone che si sono distanziate, per il loro comportamento e per le loro dichiarazioni, dallo stesso. Come fanno a stare in un partito che hanno vituperato e attaccato nella persona di Berlusconi e del segretario regionale? Sarebbe un controsenso”, aveva ribadito il neo coordinatore, riferendosi al fittiano capogruppo della pattuglia in Via Capruzzi e al collega Mazzei. E la replica è stata durissima: “Affermare che io abbia parlato male del Presidente Berlusconi è un'offesa al sottoscritto e alla sua attività politica, sempre coerente e trasparente. Ho dato mandato ai miei legali per presentare una querela per diffamazione a carico del commissario regionale che continua a cagionarmi un danno ingiusto ledendo la mia immagine, la mia identità politica e la mia storia di coerenza”, invia per direttissima il successore di Rocco Palese.

L’ultimo a soffiare sulla brace mai spenta della querelle tra le due anime del partito berlusconiano era stato l’alfaniano Massimo Cassano, reduce dall’annullamento in extremis del tavolo tecnico tra gli alleati, dopo il secco rifiuto di Francesco Schittulli a riaprire la partita. “C'è un lavoro sotterraneo tra i partiti: non si può far saltare l'unità della coalizione per due nomi", aveva sbottato in mattinata il Sottosegretario barese, chiedendo a Raffaele Fitto di archiviare la pratica, ospitando i due “epurati” nelle liste che l’europarlmentare sta mettendo a punto a sostegno dell’oncologo gravinese. Il barometro, però, continua a segnare tempesta e il Vicerè di Maglie non ha alcuna intenzione di arretrare, tantomeno rispetto ad esclusioni mirate: “Altro che una ridicola conta di quante candidature garantire agli uni o agli altri in questa o quella Regione. Chi parla in questi termini o non capisce o finge di non capire. Si consenta agli elettori di scegliere all’interno di liste forti e competitive. Ma eliminare preventivamente qualcuno (“colpevole”, magari, di avere troppo consenso!) è una mossa politicamente suicida”, tuona l’ex Ministro, in attesa che anche Giorgia Meloni confermi la fiducia dei suoi al presidente Lilt.

Dalle fila della ditta tengono la barra dritta e si preparano al peggio: se si dovesse definitivamente mandare in soffitta qualsiasi ipotesi di ricucitura “non avverrà per colpa nostra e noi non rimarremo fuori dalla mischia”, serra i ranghi Vitali, che – verosimilmente - potrebbe tirare fuori dal cilindro il nome del pontiere Francesco Paolo Sisto in chiave antifittiana, ammesso che il penalista si renda disponibile. “Fitto faccia chiedere le candidature e dopo l’eventuale diniego potrà dire che è un suicidio mantenere fuori i suoi candidati. Finora quelli che mi hanno chiesto una candidatura, l'hanno ottenuta” previa ratifica dell'ex premier, ribatte il caterpillar berlusconiano, chiarendo che gli uscenti Friolo, Scianaro, Aloisi, Alfarano, Gatta e Copertino avrebbero già richiesto e ottenuto il disco verde per il posto in lista. Il vincolo dei tre mandati, invece, peserebbe sui destini di Lospinuso e Marmo ma il tarantino avrebbe chiesto una deroga ad hoc e la corsa dell'andriese è “nell'interesse del partito”, garantendo la pax all'ombra di Castel del Monte in favore di Nicola Giorgino. Zullo e Mazzei? “Prima devono spiegare perchè hanno attaccato frontalmente il segretario regionale”, chiude Vitali. Per loro, come per tutti gli altri, è guerra, senza più esclusione di colpi.

(a.bucci1@libero.it @AntonioBucci1)

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