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L’approvazione dell’istituzione del Registro delle Unioni Civili da parte della Giunta Comunale, in aggiunta al registro anagrafico già in vigore a Bari dal 2007, ed il sorriso sui volti delle molte persone che hanno lottato affinché la città di Bari potesse raggiungere questo risultato, sembrava fossero gli ultimi capitoli del lungo iter intrapreso per “ribadire la necessità di una regolamentazione nazionale dei rapporti affettivi tra persone – come dichiarato dalle associazioni e realtà LGBTQI Agedo Puglia, Arcigay Bari, Arcilesbica Mediterranea Bari, Between Onlus, Cime di Queer, KéBari, Link Rete della conoscenza, UnDesiderioincomune, Officine Makumba - a prescindere dall’orientamento sessuale”.

Una dichiarazione del Sindaco di Bari, Michele Emiliano, rilasciata alcune ore fa tramite la sua pagina Facebook, però, ha destato delle reazioni contrastanti: “Le forme di convivenza diverse dalla famiglia definita dalla Costituzione devono avere pari trattamento rispetto a quest'ultima. Il Registro delle Unioni Civili serve a consentire questa parità di trattamento. Ognuno è libero di vivere con chi vuole e come vuole e di ottenere dalla sua comunità lo stesso trattamento di chi si sposa. Chi vive di fatto con una persona, chi vive da solo e chi si sposa deve essere trattato allo stesso modo. Sposarsi è una scelta libera, non una richiesta della comunità per ottenere maggiori diritti, non è un merito per il quale si deve ricevere qualcosa in cambio, è un dono di libertà. Il matrimonio in Italia è riservato dalla Costituzione solo a coppie formate da un uomo e da una donna. E il Comune di Bari non può e non vuole mutare questa norma fondamentale”.

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Ed è stata proprio questa ultima frase ad aprire il dibattito tra i cittadini: se nel commento di Federico si legge che “proprio perché il matrimonio è "un dono di libertà", sarebbe il caso che possano usufruirne tutti e tutte. Non solo coppie formate da uomo e donna”, Erica sottolinea: “A me questo post sa tanto di una persona che non vuole schierarsi né da una parte né dall'altra per tentare di far contenti tutti ma senza in realtà far contento nessuno (e lo dico con rispetto, da elettrice di Emiliano, ma gradirei un po' più di spina dorsale da parte dei politici nel schierarsi apertamente a favore o contro i matrimoni gay, in modo che gli elettori possano decidere chi votare con cognizione di causa)”. Michele, poi, ammette lasciando trapelare non poca amarezza: “Sindaco, leggere le sue parole sul matrimonio hanno distrutto la mia felicità dopo il grande risultato dell'istituzione a Bari del registro”.

Alcuni giorni addietro anche Anna Finocchiaro aveva dichiarato che per la Costituzione "famiglia è quella tra un uomo e una donna" ed il responsabile per il Pd Puglia del dipartimento dei diritti civili, Enrico Fusco, non l’aveva presa bene: "È falso. Il fatto di essere in campagna elettorale non può fare tacere il mio sdegno. La mia capolista (al Senato) non deve dire imprecisioni così grosse. Dall'ex ministro delle Pari opportunità, mi aspetto di meglio. Le persone unite civilmente sono famiglia a tutti gli effetti".

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Abbiamo così coinvolto nella discussione, a proposito dell’esternazione del Sindaco Emiliano, lo stesso Fusco, il quale dichiara ad Affari.it: “Nel 2010 la Corte costituzionale con la sentenza numero 138 ha stabilito soltanto che non vi è l'obbligo di introdurre il matrimonio gay. Secondo non pochi autorevoli giuristi la Corte costituzionale avrebbe ritenuto che il Parlamento è libero di aprire il matrimonio alle coppie gay”. “La Costituzione – spiega Fusco - non definisce in alcuna norma né la famiglia né il matrimonio e non parla mai di "uomo e donna". Le parole "società naturale" non rimandano ad una nozione immobile di famiglia. Proprio la Cassazione ha concluso di recente che anche la stabile coppia gay rientra nella nozione di famiglia. La Costituzione italiana non ha nulla di diverso dalle altre costituzioni occidentali. Non c'è la benché minima ragione per sostenere che la Costituzione italiana vieti ciò che è consentito nel resto del mondo occidentale. Le nostre tradizioni giuridiche e culturali sono molto simili a quelle spagnole o portoghesi, dove il matrimonio c'è ormai da anni. D'altra parte, alla Corte costituzionale non è stato chiesto se la costituzione vieti il matrimonio gay. Non si capisce allora perché avrebbe dovuto rispondere ad una domanda non posta. La 138, inoltre, è una sentenza di rigetto e quindi non ha alcuna efficacia vincolante per il Parlamento”.

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E conclude: “In questo dibattito è intervenuta da ultimo la corte di cassazione (sentenza n° 4184 del 2012) che dopo una "attenta lettura" della sentenza 138 della Corte costituzionale, ne ha tratto espressamente la conclusione che il Parlamento "è libero di scegliere". In ogni caso, anche a seguire l'orientamento più conservatore (oggi disatteso dalla Cassazione), va detto che la Corte costituzionale ha cambiato spesso opinione in materia di famiglia - anche nel giro di due/tre anni! - seguendo l'evoluzione della società. Ad esempio, negli anni '60 si era pronunciata a favore della punizione dell'infedeltà della sola moglie e non del marito e negli anni '70 contro il diritto dei transessuali a cambiare sesso... cambiando subito dopo opinione su impulso della parte più avanzata del Paese. Le forze progressiste avrebbero dovuto sedersi allora sulle prime decisioni della corte a fare il tifo per la discriminazione delle donne o dei transessuali? Chi sostiene che bisognerebbe cambiare la Costituzione, avrebbe quantomeno l'onere di suggerire quale parola della Costituzione dovremmo cambiare”.

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