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Gabriella Genisi e il calcio alle scommesse

di Antonio V. Gelormini

Decisa, intuitiva e sfrontata. Pratica, affidabile, sensuale, passionale e creativa. Insomma, femminile come sanno esserlo le donne del Sud. Lolita Lobosco è per molti aspetti Gabriella Genisi, ma nel contempo anche a Gabriella, spesso e volentieri, piace vestire panni e sembianze di Lolita: il Commissario Lobosco della squadra Omicidi del capoluogo levantino, nata dalla penna dell’autrice in riva al mare a Mola di Bari.

A Lolita piace essere percepita come la versione femminile e pugliese del Commissario Montalbano, non a caso vanta illustri amicizie con Pepe Carvalho e con lo stesso popolare protagonista del Maestro di Montelusa, al secolo Andrea Camilleri da Agrigento.

Storie che nascono dalle emozioni, dagli incontri, dalla quotidianità e dall’immaginazione; storie tipiche o particolari della gente spesso sorridente, talvolta angosciata, che giorno per giorno s’incontra per strada.

Genisi GiocoPericoloso
 

Il trittico di esordio, “La circonferenza delle arance”, “Giallo ciliegia” e “Uva noir” rimandavano alla familiarità con i colori del mercato e dei prodotti agroalimentari del Sud, esaltati dalla passione culinaria ed eno-gastronomica della stessa protagonista. L’ultimo lavoro, “Gioco pericoloso” edito ancora da Sonzogno, pur mantenendo vivo il fiuto investigativo e l’estro ai fornelli di Lolita-Gabriella - esaltati dalle declinazioni capolavori della sua impareggiabile “focaccia” - cambia invece contesto e affronta la controversa deriva della corruzione, nell’applicazione  priva d’emozione del calcio-scommesse.

Fil rouge persistente e invitante: la focaccia come stigma d’identità mediterranea, la cui ricetta si riassume nell’essenzialità di una formula senza tempo, ma applicabile a ciascun ambito territoriale di riferimento: “Croccante fuori, morbida dentro. E mai uguale a quella di ieri”.

Gusto, sapori, lingua e linguaggio sono come un’inscindibile catena di montaggio per Gabriella Genisi, e la maestria con cui dissemina le sue storie di espressioni tipiche, come se fossero prezzemolo, sale, pepe o peperoncino, cipolla, spezie e aromi profondamente mediterranei, ne testimonia la vivacità letteraria e la ricchezza espressiva, fondate su quell’inestimabile patrimonio di tonalità linguistica e di saggezza popolare costituito dall’arcobaleno dei dialetti del Sud.

Edicole letterarie lungo il percorso narrativo sobrio e asciutto, per rendere più autentici i dialoghi o più veraci le inflessioni: nientepocodimenocché - emmadonna - effammi - chessicrede – mannaggiallui - vistocché - machiteladett’attè - eccheccòsa - ommadonna - tienitelopertè, che si alternano ai panni stesi, alle orecchiette o ai pomodori messi ad essiccare al sole di Puglia.

“Gioco pericoloso” esce all’indomani delle vicende incresciose che hanno segnato la tifoseria barese e le sorti della proprietà del A.S. Bari Calcio, nonché dopo tutto il corollario legato proprio alle scommesse ed agli episodi di corruzione, che hanno in qualche modo compromesso un legame diffuso e tradizionale con la beneamata squadra del cuore e del galletto biancorosso.

Prima presentazione del nuovo libro mercoledì 16 aprile 2014, a cura della Libreria Culture Club Cafè di Mola di Bari, nel castello Angioino sul lungomare della cittadina. A partire dalle 20, con la scrittrice, il medico legale Franco Introna e la giornalista Annamaria Minunno,

Genisi G
 

Il libro: Durante la partita decisiva per la qualificazione in serie A del Bari, al san Nicola muore un giocatore. Una morte naturale, si direbbe, però con qualche mistero di troppo. Pochi mesi dopo, infatti, il commissario Lolita, indagando su quello che a tutti è sembrato un incidente, si imbatte in un intrigo internazionale destinato a colpire le fondamenta del calcio italiano. Un losco mix di sport e malavita che rischia di sconvolgere anche la vita di Lolì.

“Nasco barese e barese morirò, perché la baresità è uno stato mentale. Ti fa sentire un’impunita, come capita a certe bellezze francesi, che quando camminano pensano lasciatemi passare, la più bella sono io. Ma in fondo resto una femmina napoletana uguale a mia nonna Dolò. Di quelle veraci, come le vongole e la pummarola”.

“Donne superstiziose fino all’osso, che ai sogni ci credono eccome. Non per niente a casa mia, quand’ero bambina, il libro della Smorfia per l’interpretazione dei sogni da tradurre in numeri da giocarsi al banco del Lotto era più rispettato della Bibbia stessa. Ecco perché quando stamattina, dopo il terzo caffè, realizzo che la notte scorsa ho sognato che Scatucci non è morto di morte naturale, nossignore, ma è stato ammazzato per mano nonsisadichi, mi precipito in ufficio. Oddio, per quanto ci si possa precipitare con un paio di Louboutin ai piedi”.

“Potrei evitare, dite? Punti di vista. Per quanto mi riguarda, no che non potrei, e sull’argomento ho una mia personalissima teoria. Certe cose aiutano a pensare, credete a me. E a risolvere i casi”.

Gabriella Genisi è nata nel 1965. Appassionata di arte, cucina e letteratura è organizzatrice della rassegna letteraria "Il libro possibile" di Polignano a Mare (www.libropossibile.com). Ha scritto Come quando fuori piove (Manni), Fino a quando le stelle (Manni), Il pesce rosso non abita più qui (La Fenice). Ha poi dato vita al personaggio del commissario Lolita Lobosco, la poliziotta più sexy del Mediterraneo, già protagonista di tre romanzi pubblicati da Sonzogno: La circonferenza delle arance (2010), Giallo ciliegia (2011) e Uva noir (2012).

(gelormini@affaritaliani.)

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