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vendolagiuntaBari – Il più sornione di tutti è Michele Emiliano, quando, in piena bufera Pd sulle nomine in Giunta, a chi gli chiede della promozione dell'assessore comunale barese al Bilancio Gianni Giannini a nuovo titolare dei Trasporti nella squadra del Governatore replica via Twitter: “Giannini é anche più bravo di Decaro, sarà per quello che Vendola lo ha voluto. Altro non so dire”. È il day after del rimpasto ed ha più di un malumore e non poche incertezze, dentro e fuori la maggioranza.
 
 
 
Da Foggia la neo deputata Colomba Mongiello ammette di aver avuto “uno scazzo” con il Rivoluzionario Gentile per la nomina del centrista Leonardo Di Gioia a successore di Michele Pelillo: “Ma si può attribuire la delega al Bilancio ad un candidato alla segreteria provinciale del Pdl?”, le fa eco Michele Bordo. “L’unica via per recuperare lo spirito della nostra comunità è porre fine alle lotte tribali”, aveva provato a sgombrare il campo Sergio Blasi al termine di una direzione regionale che aveva visto principale imputato il Sindaco di Bari, reo, secondo Guglielmo Minervini, di attuare “strategie con obiettivi ben precisi” e che passano per “un’attività ruvida di delegittimazione del gruppo dirigente e in particolare del segretario regionale”. Non che la sostituzione a meno di ventiquattro ore dal conclave Pd, del rinunciatario capogruppo democratico con l’assessore comunale barese abbia rasserenato il clima, ma archiviata la strada del muro contro muro si opta per il Patto di fine legislatura poggiato su occupazione, legge elettorale, parità di genere, alleggerimento fiscale, imprese e gestione dei rifiuti.
 
 
Dall’opposizione non esitano ad aprire il fuoco e sarà anche capogruppo uscente ma Rocco Palese, dalle fila del Pdl non se lo fa ripetere due volte ed entra a gamba tesa sul documento approvato: “Se davvero il ‘Patto di fine legislatura’ tra Vendola e il Pd è quello annunciato dalla stampa, con quei quattro o cinque deboli punticini programmatici, ci troviamo non certo dinanzi ad un rilancio, ma dinanzi ad atti in alcuni casi obbligati da Leggi e sentenze della Corte Costituzionale, in altri casi di ordinarissima amministrazione nei quali, peraltro, sparisce la sanità”, derubrica. Il coordinatore barese degli azzurri, D’Ambrosio Lettieri, intanto, parla senza mezzi termini di “fallimento ampiamente annunciato”, accusando il Masaniello terlizzese di affidare “le sorti della regione ad una mirabolante e supposta nuova giunta partorita da un rimpasto che, più che essere un corpo a corpo con la povertà, è un corpo a corpo con l'intelligenza e la pazienza dei pugliesi”.
 
 
L’Udc di Totò Negro guarda già al Consiglio e chiede che sia lo stesso Vendola ad illustrare le linee programmatiche del nuovo esecutivo, oltre a sciogliere i nodi che ancora permangono, quale “la questione del doppio incarico di parlamentare e presidente della Regione”.  “L’autosufficienza dimostrata dal presidente Vendola e dalla sua maggioranza anche in questa fase non crediamo possa risolvere i problemi della Puglia”, spiega, mentre proprio su una proposta di legge dei centristi sta riflettendo la Commissione Affari Istituzionali, in merito alla possibilità di bilanciare il presidenzialismo dell’assetto attuale con l’ elezione diretta di un vicepresidente  che abbia funzioni vicarie in caso di dimissioni volontarie, rimozione, impedimento permanente o morte del presidente in carica. E martedì 26 si torna in Aula.
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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