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PugliaItalia

di Alessandra Peluso

« (...) Prima di lasciare questo che è il lembo della nostra penisola, gettiamo sul Salento uno sguardo d’insieme: esiste infatti una fantasia del Salento, uno spirito di questa terra. È una terra quasi tutta piana, con le capanne dei pastori dette pagliare, a forma di cappello conico, quasi piccolissimi trulli. Le costruzioni coniche orientaleggianti sembrano essere nella Puglia del sud la forma più naturale dell’architettura. E la pianura su cui sorgono è tutta marina, spazzata dai venti tra mare e mare. I riverberi, i luccichii ... tutto si presenta lucido, come se fosse avvicinato da un effetto ottico, ed insieme ingannevole. Sembra d’essere sul mare dove le nuvole galoppano velocemente tra l’Adriatico e lo Ionio. Il Salento è una terra di miraggi, ventosa, è fantastico; resta nel mio ricordo più come un viaggio immaginario  che come un viaggio vero». (Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957). Questo sembra essere stato per tanti, un viaggio fantastico, una riscoperta di se stesso, delle proprie radici nel vedere il Salento, terra in cui la realtà si scontra con la fantasia, dove non si può restare indifferenti alla bellezza del territorio, agli odori, ai profumi che emana la terra, ai colori che appartengono a questa magica terra in cui ogni cosa sembra svelare un mistero, tutto affascina e come parte del tutto, quel qualcuno, turista, passante o viandante alla ricerca di sé si riconosce.

Così desideroso di far sperimentare le meraviglie ammirate, le vuole condividere e intende soprattutto inviare un forte messaggio: la necessità di riconoscere le proprie origini e rispettarle.

vidoe muretti

 

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Ammira quest’uomo - il nostro Ulisse - un’arte sconosciuta alle nuove generazioni: la costruzione dei muretti a secco. Si tratta di muri bassi costruiti con pietre incastonate come diamanti l’una sull’altra, scolpite, plasmate o grezze, legate solo dall’abile maestria dei contadini o pastori di un tempo. Venivano creati con tanta pazienza e buona volontà come recinti, o come muri di contenimento dall’acqua piovana. La storia narra che dal secondo dopoguerra si cominciarono ad usare le pietre generate dal territorio come muretti, molti erano anche i tedeschi sopravvissuti alla guerra, che si prestavano a questa manodopera.

Negli ultimi anni invece viene utilizzata spesso la tecnica dei muretti a secco come abbellimento nei giardini, o muri confinanti delle ville, certo che si nota alle volte la differenza con l’antica tradizione. È un’arte che occorre tramandare, apprendere, esercitare col tempo perchè non si faccia scempio di un paesaggio che madre Natura ci ha donato.        

Attualmente, ci sono giovani che tentano di imparare quest’arte - ancora troppo pochi - perchè sia non solo un motivo di vanto, simboli per far conoscere la terra salentina, ma anche un modo per lavorare proprio come fanno alcuni ragazzi albanesi, ed altri, perchè non sia considerato un lavoro di sopravvivenza, da lasciare a chi non ha niente, un lavoro umile, ma si comprenda il senso di queste architetture, la fatica, il sudore di quei contadini che nei meriggi d’estate, in una natura allora incontaminata, sollevavano pietra su pietra mettendole su con la sola forza delle braccia  e si riprendenda l’amore e il rispetto per le proprie origini e tradizioni.

La cultura del Salento è anche questa. E non si può passeggiando non soffermarsi a notare le interminabili costruzioni perfette, allineate, sembrano sorriderti, ti accolgono e tu non puoi che concederti, inerme, lasciandoti cullare dal soffio del maestrale, trasportando il proprio animo in uno stato di quiete, di appagamento interiore, dove niente e nessuno può distoglierti.

Qui - dopo un lungo viaggio Ulisse sembra aver raggiunto la sua Itaca - forse per conoscersi, sfidarsi e sfidare l’ignoto. Sembra di vivere un sogno, ma in realtà è la propria vita che si riprende riconoscendo le tradizioni, la cultura di questo piccolo lembo di terra tra i due mari. Una volta approdati è necessario stupirsi, riprendersi la propria isola, viverla e far vivere cio che è.

Ecco che come sostegno e rispetto per le tradizioni e tutela dell’ambiente, nella Valle d’Itria, ad esempio a Locorotondo, sono stati organizzati dei corsi di formazione per insegnare a giovani volenterosi, seguiti da maestri, ad imparare l’antica tecnica dei muretti a secco. E con la tecnica delle pietre si costruiscono anche i trulli e le pagliare che sono disseminate nel Salento e nell’intera regione della Puglia.

Mi auguro vivamente che gli esempi siano incentivati e che come questa ma anche tante arti di contadini, artigiani del sud non vadano disperse come le dune di questo mare erose dall’incuria e  incoscienza degli stessi abitanti.

Non si aspetti che siano gli altri a complimentarsi del mare, sole, della nostra terra e tradizioni, ma dobbiamo essere noi i primi a conoscerne la storia e a tramandarla con cura, evitando l’impuro e semplice profitto. Attenti a non farci cogliere impreparati come Penelope all’arrivo di Ulisse.   

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