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Non è vero che la storia si ripete, neppure come farsa, la verità è un'altra l'andamento della storia, in quanto frutto di forze diverse, ha una certa pendolarità. Il Tempo procede, i processi avanzano, ma la storia oscilla ripercorredo solchi già usati portando le esperienze in una direzione ed al suo opposto.

Le oscillazioni hanno tempi diversi. quella che raggiunto il suo culmine con le dimissioni di Benedetto XVI è durata un secolo e mezzo. Il Papato di Ratzinger è, a mio parere, speculare al percorso che nel XIX secolo svolse Pio IX.

Quando fu eletto Papa, Giovanni Maria Mastai Ferretti aveva fama di liberale e per quanti credevano e speravano nell unità d'Italia fu una grande gioia,  forse era giunto un Papa che avrebbe saputo sciogliere il potere temporale dei papi da quello spirituale.I primi atti del papa con la concessione della costituzione sembravano andare in quella direzione.

A dirigere il governo venne richiamato dalla Francia un liberale moderato, ma politico di lungo corso come Pellegrino Rossi. Subito si manifestarono nella curia e nello stato pontificio contrasti e contrapposizione. Ne fece le spese il povero Pellegrino Rossi, che venne assassinato, come racconta in uno splendido romanzo storico troppo presto dimenticato Giulio Andreotti ("Ore 13 il ministro deve morire", Rizzoli).In quegli anni tumultuosi l'arco di quel papato si torse in altra direzione: Pio IX dovette diventare l'ultimo difensore del principio teocratico.

Dal punto di vista politico fu il Papa che rifiutò il ricongiungimento di Roma all'Italia. Oppose una resistenza non strenua  dal punto di vista militare, che culminò nella breccia  di Porta Pia, ma certamente durissima dal punto di vista etico e politico: lo scontro che costò circa 70 morti tra le due parti, doveva sancire solo che la scelta italiana veniva subita come violenza e pagata con il sangue da parte dello Stato Pontificio.Dal punto di vista teologico quasi negli stessi mesi, Pio IX introdusse il dogma della infallibilità, che rafforzava e rendeva il Papa il sovrano spirituale assoluto della Chiesa e lo innalzava non solo al di sopra del popolo dei fedeli, ma attribuendogli una volontà divina, al di sopra della stessa Curia.

Specularmente Benedetto XVI, giunge al soglio pontificio con fama di conservatore. Noto è il suo scontro teologico con il padre Leonardo Boff, brasiliano, promotore della "teologia della Liberazione", strettamente connessa con i movimenti radicali e prograssisti dell'America Latina. Boff fu ridotto al silenzio ed abbandonò la Chiesa. Come Papa gli è corsa la ventura di succedere a Giovanni Paolo II: uomo di grande carisma, che aveva saputo sfrondare gli orpelli che circondavano la chiesa cattolica, abbandonare le cinghie di trasmissione e ricercare un rappporto diretto con il popolo cristiano. Benedetto XVI era ed è uomo di studi, non dotato dello stesso carisma, ed in un mondo in rapida evoluzione ha dovuto affrontare crisi che hanno posto in difficoltà la credibilità stessa dell'apparato ecclesiastico.

Ed ecco che il conservatore mette fine al suo papato con un gesto rivoluzionario: le dimissioni, motivate - come ha fatto- con l'inadeguatezza delle proprie forze alla complessità del momento. Con questo gesto Il successore di Pietro torna uomo tra gli uomini, e chiede alla Chiesa ed alla comunità un impegno collegiale disfacendo di fatto il percorso di Pio IX.

Dopo questo gesto le cose non saranno più quelle di prima, la Chiesa ed il mondo inaugurano una nuova fase, o se vogliamo un'altra oscillazione del pendolo.

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