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C'è il concreto rischio di un ricorso alla cassa integrazione per 7-8 mila lavoratori all'Ilva di Taranto. Il dato è emerso  nel corso dell'incontro che si è svolto in Prefettura a Taranto, presente il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. Lo stesso ministro, pur non fornendo numeri al riguardo, ha detto che " sta per essere presentata una richiesta importante di cassa integrazione da parte dell'azienda".
 

"Domani - ha detto il ministro - doveva esserci un incontro con i sindacati ma questo e' stato rinviato perche' ci sara' prima una verifica tra Ilva e Governo. In sostanza - ha precisato il ministro - vogliamo capire quali spazi e margini ha l'Ilva per riprendere la produzione" e in che misura l'azienda puo' far fronte alle prescrizioni dell'Aia visto che sono diffuse le preoccupazioni che la stessa azienda possa non farcela. A margine della conferenza stampa, Clini ha affermato che si continuera' a lavorare nelle prossime ore per cercare una soluzione al problema. L'ipotesi che sembrerebbe prefigurarsi e' quella di un parziale sblocco dei prodotti a fronte del versamento di un deposito cauzionale da parte dell'Ilva. Parziale sblocco che consentirebbe all'azienda di riprendere l'attivita' produttiva. "Il procuratore generale Vignola e il procuratore di Taranto Sebastio ci avevano anticipato la decisione e spiegato le motivazioni - ha riferito ancora il ministro - nella diversita' dei ruoli abbiamo convenuto che la magistratura deve continuare ad essere un pezzo importante per la soluzione del problema, perche' non ci sono alternative alla soluzione del problema, riteniamo ancora oggi che l'istanza di dissequestro vincolato presentata dall'Ilva costituisce una buona inziativa e un passo responsabile". Alla conferenza stampa ha partecipato anche il presidente della Regione Puglia Nichi Vendola che ha detto di non rassegnarsi all'idea che all'emergenza ambientale di Taranto si sommi anche la deriva produttiva del piu' grande siderurgico d'Europa.

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