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All’Ilva di Taranto si prospetta l’ennesima classica situazione all’italiana. Mancanza di decisioni e carenza di interventi: quanto di più deleterio possa esserci per i mercati e per gli interlocutori internazionali.

Il Tribunale dell'Appello ha deciso in merito alla richiesta di dissequestro dei prodotti avanzata dall'Ilva. I giudici hanno sospeso il giudizio sul dissequestro perché hanno avanzato eccezione di costituzionalità alla Consulta in merito alla legge 234 del 24 dicembre scorso, legge che autorizza l'Ilva a produrre e a commercializzare quanto prodotto prima del 3 dicembre scorso.

L'Ilva ha convocato i sindacati metalmeccanici nella sede della direzione. Motivo, fare il punto della situazione dopo il verdetto del Tribunale dell'appello, che ha sospeso il giudizio sul dissequestro dei prodotti e sollevato eccezione di costituzionalità alla Consulta sulla legge 231, e fornire risposte agli stessi sindacati dopo l'assemblea di stamattina in fabbrica.

 

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LE INTERVISTE

Il primario di ematologia e consigliere regionale Idv Patrizio Mazza: "Serve la chiusura. La bonifica? Una cazzata"

Grazia Parisi, la pediatra di Tamburi: "Bambini con i tumori da fumo. L'industria ci sta uccidendo"

Francesco Maresca, 31 anni da operaio all'Ilva: "Lì è un inferno dantesco. I sindacati? Con Riva sono spariti"

Lorenzo Nicastro, assessore all'Ambiente della Regione Puglia: "Io e Nichi, due rompicoglioni"

Roberto Della Seta (Pd): "Il Pd mi lasciò solo. L'email a Bersani? Lui non me ne parlò"

Giorgio Assennato (Arpa Puglia): "Mai ricevute pressioni da Vendola. La chiusura? Clini responsabile"

 

"Stamattina - afferma Vincenzo Castronuovo della Fim Cisl Taranto - l'Ilva ci ha detto chiaramente che senza il dissequestro dei prodotti, gli impianti dell'area a freddo non ripartono. L'Ilva ci ha detto che ha bisogno di commercializzare le merci e necessita di fare cassa, altrimenti anche gli stipendi sono a rischio. I dirigenti aziendali Martino e Liurgo non hanno avuto difficoltà ad esprimersi proprio in questi termini nonostante, su nostra richiesta, fossero in un'assemblea con circa 300 lavoratori in cassa integrazione".

Stamattina, infatti, 300 unità dell'area di laminazione del siderurgico si sono presentati in massa davanti alla direzione dell'Ilva trovando però i cancelli chiusi. A questo punto i lavoratori si sono rivolti ai delegati sindacali e insieme si é concordato di tenere subito un'assemblea nella sala del consiglio di fabbrica invitando anche l'azienda a parteciparvi. "All'Ilva - spiega ancora Castronuovo - abbiamo chiesto la rotazione dei lavoratori in cassa integrazione per evitare che ci siano lavoratori penalizzati rispetto ad altri, e di dirci chiaramente chi paga i lavoratori, circa 700, che l'Ilva ritiene in cassa integrazione in deroga anche se il relativo provvedimento formale ancora non c'e'.

Saranno pagati dall'Ilva questi lavoratori come l'azienda si era impegnata giorni fa? Lo dicesse esplicitamente. All'Ilva, poi, abbiamo chiesto di programmare la ripartenza dell'area a freddo perché gli impianti non sono sequestrati. E' la produzione che è sottoposta a sigilli giudiziari. Su questo la risposta dell'azienda e' stata però negativa. A ciò si aggiunga che l'annullamento della commessa americana da 25mila tonnellate di tubi per 25 milioni di dollari di valore rende tutto più complicato perché l'azienda a questo punto teme che i clienti e il mercato vedano l'Ilva come una realtà non più affidabile e non in grado di rispettare gli ordini di lavoro".

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