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"L'intervento legislativo di cui viene predicata l'incostituzionalità non incide, né intende farlo, sull'applicazione della legge penale ma sulla definizione del suo contenuto". Lo scrive l'avvocato Marco De Luca nella memoria presentata per conto dell'Ilva al Tribunale dell'appello di Taranto chiamato a decidere sull'ammissibilità della richiesta di incostituzionalità della legge 234 del 24 dicembre scorso e sul dissequestro dei semilavorati e dei prodotti finiti dell'azienda siderurgica.

"Da ciò discende - sostiene De Luca - che l'oggetto delle norme delle quali i pubblici ministeri lamentano l'incostituzionalità si riverbera, legittimamente, su di un piano esclusivamente sostanziale delle norme penali e non su quello processuale, svuotando di senso la doglianza relativa al presunto esproprio della funzione giudiziaria e giurisdizionale".

De Luca sostiene che "la delimitazione dell'effetto autorizzatorio" della legge 234 "ad un periodo non superiore a trentasei mesi" riguarda le "imprese che abbiano i requisiti occupazionali e strutturali previsti" e "nei soli casi in cui sussista l'assoluta necessità di salvaguardia dell'occupazione e della produzione".

Né si può sostenere, sottolinea l'avvocato dell'Ilva, "che il dato dei duecento dipendenti non possa esaurire gli elementi costitutivi della nozione di sito di interesse strategico nazionale" perché "il tenore letterale della disposizione esclude che tale nozione si adagi unicamente su tale profilo", ma impone "una correlazione sull'ulteriore presupposto dell'assoluta necessità di salvaguardia della produzione e dell'occupazione.

Proprio il riferimento alla produzione (previsto cumulativamente, non alternativamente all'occupazione) offre un orientamento chiarissimo nell'individuazione degli stabilimenti interessati alla normativa: non potrà che trattarsi di quei siti la cui attività incida in modo tangibile sull'economia reale a livello nazionale".

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