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Il primo rapporto sessuale? Mediamente a 15 anni.

È uno dei dati che emergono dai risultati di un’indagine condotta sulle malattie sessualmente trasmissibili (MST) con particolare attenzione all’AIDS nelle scuole secondarie superiori di Bari e provincia, presentati  nel corso di un workshop tenutosi nell’Auditorium dell’Istituto professionale Gorjux

Ma non è l'unico dato che stupisce. Dall’indagine emerge, infatti, che circa il 40% del campione di studenti intervistati non utilizza il preservativo. Inoltre, sebbene il 58% lo utilizzi, il preservativo viene percepito solo come metodo anticoncezionale, per evitare gravidanze indesiderate, e non come forma di prevenzione di eventuali contagi. Il 2% degli adolescenti coinvolti nello studio utilizza la pillola in forma precauzionale.

L’indagine ha coinvolto 21 scuole di Bari e provincia ed un campione di oltre 2500 studenti con fascia di età compresa tra i 13 ed i 18 anni, che hanno risposto ad appositi questionari, mirati a verificare il livello di conoscenza dell’AIDS, delle malattie sessualmente trasmissibili in genere e la percezione del rischio.

Infatti, L’obiettivo dello studio è stato quello di:

·  Valutare il livello delle conoscenze degli studenti intervistati relativamente all’infezione da HIV/AIDS/MST;

·  Fornire informazioni chiare e scientifiche sull’infezione da HIV/AIDS/MST eliminando eventuali dubbi e pregiudizi;

·  Sensibilizzare i giovani a considerare la salute un bene primario, insostituibile da difendere e potenziare;

·  Favorire uno scambio di informazioni al fine di promuovere la cultura della salute.

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Dallo studio emerge anche che spesso la sessualità viene vissuta male dai più giovani anche a causa della scarsa conoscenza dell’argomento. Così come scarsa è la conoscenza riguardo all’importanza dell’utilizzo del profilattico come unico e solo contraccettivo in grado di proteggere dalle MST e in particolare dall’HIV. E scarsa è l’attenzione da parte degli studenti nell’utilizzo costante del profilattico per via di una eccessiva fiducia nei confronti del proprio partner e dell’erronea convinzione di una diminuzione del piacere provocata dal profilattico stesso sottovalutando i rischi a cui vanno incontro.

L’indagine è stata condotta dai corsisti del Master A.B.A.P. in “Tecniche di Bioinformatica e Epidemiologia molecolare applicate alle malattie infettive” nell’ambito del project work, con la conduzione e supervisione dell’Associazione, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità (ISS) - il Dipartimento di Malattie Infettive, Parassitarie ed Immuno-mediate (MIPI).

Attualmente in Italia l’AIDS conclamato si manifesta, nella maggior parte dei casi, nella fascia di età compresa tra i 25 e i 39 anni e, visto il lungo periodo di latenza della malattia, il contagio potrebbe essere avvenuto durante l’adolescenza. Dai dati statistici, quindi, risulta di primaria importanza porre particolare attenzione alla popolazione giovanile e coinvolgere attivamente i ragazzi nell’opera di prevenzione e di educazione alla salute attraverso programmi specifici di informazione e formazione.

Le prospettive per il futuro, dunque, sono quelle di incentivare campagne di sensibilizzazione volte ad informare i ragazzi sulle strutture del territorio a cui rivolgersi per avere informazioni sui rischi che corrono e sulle corrette metodiche di prevenzione e sull’importanza del test HIV/AIDS a fronte di comportamenti sessuali errati.

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