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Lunedì scorso ha scalato tre altri gradini della classifica del tennis mondiale femminile (Wta) ed è ora al 32.mo posto, il miglior piazzamento della sua carriera. Ma la rincorsa non è finita e Roberta Vinci, tarantina e una delle primedonne del tennis italiano, è già al lavoro per migliorare il suo record, a partire dalla sfida di domani a Parigi, nel Roland Garros, con la Brianti al primo turno. «Sì — commenta Roberta, felice, ma senza esaltarsi più di tanto — ho tagliato un bel traguardo, ora spero di proseguire su questa strada. La volontà certo non manca».
È facile immaginare che non manchi neanche l'impegno. «Ed è così. Il mio obiettivo è di migliorarmi giorno dopo giorno e per raggiungerlo occorre lavorare tanto, allenarsi con continuità, intervenire sui punti deboli che ci sono sempre. Sono consapevole dei miei limiti, non sono perfetta, altrimenti sarei la numero uno nel mondo, ma è proprio la determinazione e il lavoro quotidiano che ti danno la spinta necessaria a scalare gradini più alti che sono sempre quelli più impegnativi».


Il suo sogno è di entrare nella top ten?
«Lo ritengo un obiettivo abbastanza difficile, ma a nessuno è proibito sognare, soprattutto quando il sacrificio non fa paura, come nel mio caso».


Quando ha iniziato a giocare a tennis?
«Ero piccolina e mio padre, Angelo, mi portava al Circolo Tennis di Taranto dove lui si divertiva con gli amici. Così cominciai a prendere la racchetta in mano, mi piaceva. Facevo muro, giochicchiavo con mio padre, qualche volta con mio fratello Francesco, di due anni più grande. Pian piano è cresciuto il mio interesse per il tennis».


Il suo primo maestro?
«Lo ricordo bene, Davide Diroma. È stato lui a insegnarmi i fondamentali ed è stato sempre lui a notare che giocavo beni-no. Le mie amichette le battevo tutte e a livello regionale io e Flavia Pennetta eravamo già le più forti tra le juniores. Begli anni quelli».


Finita la terza media, a 13 anni e mezzo, è cominciata la sua avventura romana.
«Avevo partecipato a vari tornei ed ero stata segnalata dai tecnici federali e quando mi proposero di entrare nella Scuola della Federazione nazionale tennis pensai che valeva la pena provarci».
 

La sua famiglia era d'accordo?
«Naturalmente qualche problema ci fu, mia madre, Luisa, era un po' preoccupata. Mi diceva: "Così giovane fuori di casa, i rischi sono tanti". Ma alla fine la decisione fu presa tenendo conto della mia volontà, anche perché a Taranto avrei avuto poche possibilità di crescere, innanzitutto per mancanza di strutture: ad esempio, non c'era un campo coperto e questo impediva allenamenti continuativi in caso di maltempo. Così me ne andai a Roma dividendomi tra liceo e scuola tennis».


A Roma come sono andate le cose?
«Piuttosto bene, anche se non mancavano le difficoltà. Non è facile per una ragazzina vivere lontana dalla sua famiglia. Poi, col passare del tempo ci ho fatto l'abitudine e tutto è rientrato nella normalità».
 

A quanti anni ha capito che il tennis da gioco qual era poteva diventare la sua professione?
«Già a 17-18 anni partecipavo a tornei in Italia e in Europa, tornei da 10-20-25.000 dollari e sino a 18 anni ho fatto parte della Nazionale juniores. In pratica, ero già impegnata a tempo pieno sui campi da tennis, giocare era diventato il mio lavoro. In fondo si stava realizzando quanto avevo desiderato».
 

E i risultati?
«Davvero buoni e nel doppio addirittura sorprendenti. Pensi che a 19 anni ero la 12.ma nella ranking mondiale del doppio femminile. Nel 2001, assieme alla francese Sandrine Testud, sono arrivata alla semifinali del Roland Garros e degli Us Open».
 

Uscita dalla Federazione a 18 anni, com'è di prassi, come si è riorganizzata?
«Sono rimasta a Roma, dove ancora oggi faccio base per la mia attività sportiva. Sono tesserata e socio onorario del Circolo Tennis Parioli. dove mi alleno quando sono in Italia».
 

Quando è in Italia?
«Purtroppo quasi mai. Per la maggior parte del tempo sono in giro per il mondo a inseguire i diversi tornei».
 

Non è massacrante?
«È da oltre dieci anni che faccio questa vita e alla fine mi ci sono abituata. Del resto, giocando mi sono tolte non poche soddisfazioni. Non si può pretendere di avere tutto o di ottenere risultati importanti a costo zero».


Ma qualche problema lo avrà pure?
«Certo, un po' si è penalizzati negli affetti. Il rapporto a distanza con le persone più care non è mai il massimo, ma, adesso, tra cellulare, computer, Skype si riesce a mantenere contatti vivi e costanti. Mi creda, non è poco».


Che rapporto ha con Flavia Pennetta e Francesca Schiavone, le altre due big del tennis nazionale?
«Siamo amiche e c'è rispetto tra noi. Non potrebbe essere diversamente, anche perché per molta parte dell'anno stiamo insieme, viviamo negli stessi alberghi, avvertiamo le stesse sensazioni. Posso solo dire che con Flavia sento di avere un legame più stretto, forse perché essendo pugliese come me, riusciamo a capirci subito e meglio».
 

C'è mai indivia tra di voi?
«Perché dovrebbe esserci, ognuna segue la sua strada, cerca di ottenere i risultati migliori, poi la vittoria e la sconfitta fanno parte del gioco. Non posso comunque dimenticare che con loro ho vissuto momenti indimenticabili e profonde emozioni vincendo tre Federation Cup con la maglia azzurra».


Ha qualche consiglio per i giovani che sognano di affermarsi nello sport?
«Fanno bene i ragazzi che dedicano parte del loro tempo alle attività sportive. Lo sport trasmette valori positivi, dal rispetto per gli altri, al sacrificio, alla cura del proprio corpo e della propria mente. Ma tutto deve avvenire divertendosi, facendo ciò che piace e non perché si è costretti dalla famiglia o da altri. Poi se si vince o si perde alla fine ha poca importanza, perché non sempre una passione, anche quando è forte e motivata, diventa una professione».


Nella sua vita c'è solo il tennis?
«Naturalmente no, anche se l'attività agonistica porta via la maggior parte del mio tempo».
 

Come si diverte quando non impugna la racchetta?
«Sono una ragazza nolinale e vivo in modo semplice, cercando sempre il contatto con la gente. Comunque, mi piace vedere qualche film, leggere un bel libro, fare una passeggiata rilas sante».
 

Seminai sotto braccio al fidanzato?
«L'amore per ora non c'è, qualche bella amicizia sì, ma sono ugualmente felice. Diciamo che l'amore lo sto cercando, ma senza affannarmi più di tanto. Vedremo quello che succederà nei prossimi mesi».


Si avvicina l'estate. Ha pensato alle prossime vacanze?
«Proprio no, è un periodo di importanti impegni sportivi e le vacanze sono una prospettiva lontana. Certamente in estate non mancherò di tornare a Taranto, dove ogni volta che arrivo mi sembra di rinascere. Amo e ho sempre nel cuore e nella mente la mia famiglia, ma anche i vecchi amici, la mia città, la mia terra, il mio mare».
 

(25.05.2011)
 

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