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Dall' 11 giugno i laboratori di analisi privati convenzionati in tutta la Puglia chiuderanno. Parte una maxi serrata di protesta contro la decisione della Regione di abbassare drasticamente le tariffe degli esami. Una riduzione pari al 45%, insostenibile per gli addetti ai lavori e per continuare a fornire un servizio di qualità. Alcune analisi costeranno appena un euro, la metà rispetto a pochi giorni fa. Non solo. A partire dal 12 giugno, sempre come forma di protesta, gli stessi laboratori di analisi non accetteranno richieste per conto del Sistema Sanitario Nazionale, creando ovviamente un grave disagio ai pazienti.

LA DELIBERA REGIONALE - La decisione è arrivata dopo che il governo regionale pugliese con Delibera N 951 del 13/05/2013 ha deciso - con effetto immediato - di introdurre nuove tariffe di remunerazione delle prestazioni di gran lunga ridotte rispetto alle precedenti, già ritenute insufficienti perché ferme ai valori del 1998 e mai adeguate ai reali costi attuali.

Così facendo, saranno fortemente penalizzati i 280 laboratori d’analisi presenti in Puglia e relativi utenti. Queste nuove tariffe vengono dettate dai principi generali di riduzione della spesa sanitaria nazionale, ma prendono come riferimento il sistema e i dati di alcune regioni "virtuose" come il Veneto, non tenendo conto di alcune "peculiarità" dei sistemi sanitari delle singole regioni. In Veneto, ad esempio, le strutture private accreditate sono solo 6, che assorbono le richieste di prestazioni di un'intera regione. L'adeguamento delle tariffe è stato fatto "ascoltando " solo tre regioni del Centro-Nord: Toscana, Umbria e Veneto e senza nemmeno tenere conto del costo del personale.

IL RISCHIO PER I PAZIENTI - "Forniremo il servizio solo ai paganti e non potremo più occuparci degli altri pazienti che rientrano nelle liste del Servizio sanitario nazionale", ha spiegato Antonio Costantini, vicepresidente nazionale dell’Ordine dei Biologi e segretario regionale Snabilp-Federbiologi, sindacato di categoria.

Le associazioni hanno chiesto un incontro all’assessore regionale alla Salute, Elena Gentile, ma non c'è stato nulla da fare. Quindi ora i laboratori privati convenzionati hanno scelto la linea dura dello sciopero, che sarebbe dovuto partire subito, ma trattandosi di servizi essenziali c'è l'obbligo di comunicare la decisione alle Asl con un anticipo di almeno dieci giorni.

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