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Tutto è pronto per la prima stagione targata Carlo Fuortes al Teatro Petruzzelli di Bari. Una stagione bifronte in senso lato, perché non solo si dipana tra Stagione Lirica/Balletto e Stagione Sinfonica, ma fa perno anche su un’azione commissariale incisiva sul fronte interno - con gli orchestrali e le maestranze – e sul fronte esterno, con i soci istituzionali della Fondazione, nonché con gli sponsor o soci privati che latitano.

E’ bifronte, inoltre, l’azione programmatica allargata, che prova a razionalizzare la disponibilità del Politeama verso omologhi sodalizi musicali, come la Camerata Musicale Barese, o altre iniziative prettamente legate all’attività di palcoscenico (concerti, coreografie, sceneggiature o lo stesso Bif&st), e quella di rappresentanza che vede organizzati al Petruzzelli anche eventi congressuali, convegni e incontri culturali.

Alla classicità tradizionale del cartellone operistico e balletto 2013, si direbbe ispirato alle dinamiche ponderate di un programma Monti, fa invece da contraltare il brio e la freschezza di quello sinfonico, attraversato da una vena di audacia “obamiana”, per mantenere il parallelismo politico, teso alla ricerca di nuovo pubblico e di nuovi segmenti di attenzione non solo cittadini.

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Tre appuntamenti verdiani (Otello, Rigoletto e Falstaff), per celebrare il bicentenario della nascita del compositore nazionale, uno con Mozart (Così fan tutte) e un altro con Bellini (La sonnambula), a cui si aggiunge la nota di colore che riallaccia antichi legami tra Bari, il Petruzzelli e Parigi: La muette de Portici di Daniel-Francois-Esprit Auber. Stesso ritmo per il Balletto, che prevede il Don Chisciotte di Minkus col Corpo di Ballo del Teatro Mariinskij di San Pietroburgo e il più moderno Sweet Mambo di Pina Bausch in prima italiana.

Nel programma sinfonico l’omaggio alle altre due celebrazioni musicali del 2013: Richard Wagner e Benjamin Britten, col Preludio del Parsifal ad aprile e Four sea interludes da “Peter Grimes” ad ottobre. Un ventaglio di concerti che spazierà da Stravinskij a Ravel, da Bartòk a Berio, da Berlioz a Gershwin, da Bach a Respighi, fino a Fabio Vacchi e Arvo Pàrt. Con le performance soliste di Maestri come Francesco d’Orazio, Stefano Bollani, Emanuele Arciuli e Gilda Buttà.

Aver puntato sulla giovane ed estroversa forza espressiva di Daniele Rustioni, il talento scoperto da Riccardo Muti, a cui affidare gli esordi e i passaggi più significativi di questo programma lirico-sinfonico della nuova Orchestra della Fondazione Petruzzelli, è una delle sfide già vinta dalla gestione Commissariale di Carlo Fuortes.

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Un lavoro “in sordina”, quello del Maestro Rustioni, che ha portato l’Orchestra del Teatro Petruzzelli, rinnovata per tre quarti, a completare per la prima volta due produzioni in parallelo. Due “sferzate” simili all’introduzione della “Grande” di Schubert. “L’Italiana in Algeri” di Rossini (test niente affatto semplice e spauracchio per ogni nuovo complesso orchestrale) e la “Nona sinfonia”, appunto di Schubert. A cui hanno fatto seguito tutte le Nove Sinfonie di Ludwig Van Beethoven.

Peccato che non si sia potuto (a detta di molti “voluto”) trovare il modo di salvare il cosiddetto “nocciolo duro” di un’orchestra nata in condizioni difficili e tempi ristretti, ma poi affermatasi con altrettanta rapidità, raccogliendo le critiche più positive e gli apprezzamenti più qualificati di Maestri e Direttori d’Orchestra di indiscussa levatura internazionale.

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Ed ora si ricomincia da Otello, dal nuovo allestimento del dramma shakespeariano musicato da Giuseppe Verdi, nella riproposizione moderna di Eimuntas Nekrosius, con la direzione d’Orchestra al “femminile” della canadese Keri-Lynn Wilson. Un Monte Sinai da scalare per un complesso orchestrale e un coro animati da entusiasmo, voglia di crescere e sano timore reverenziale.

L’auspicio per questo debutto carico di aspettative è che “si veda l’Opera”, magari rivisitata nella sua teatralità in forma contemporanea, ma integra nell’emozione della trama e della fedeltà allo spartito verdiano.

La nota apparentemente dissonante, ma evidentemente curiosa, resta nella scelta dell’omaggio agli abbonati di questa Stagione d’Opera e Balletto del Concerto di Natale, dal sapore decisamente più “quaresimale” che festivo: la Messa da Requiem di Mozart. Certo, un capolavoro indiscutibile e pieno di suggestioni, ma piuttosto inconsueto per accompagnare il classico scambio di auguri!

(gelormini@affaritaliani.it)

 

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