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Province, addii e polemiche. Schittulli: "Sacrificati per marketing"

Bari – Mentre Antonio Decaro apre un nuovo ciclo a Palazzo di Città, Francesco Schittulli ne chiude un altro in Via Spalato, ammainando la bandiera della Provincia alla fine di un lungo ultimo giorno: “Questa del taglio è una operazione di marketing tesa a mostrare lo scalpo di una istituzione - a detta del Governo - dai risultati troppo scarsi. E invece il debito pubblico italiano è nato proprio dall’avvento delle Regioni”, attacca a testa bassa nel pomeriggio, alla presenza dell’ex Prefetto Schilardi e del Rettore barese Uricchio.

Funerale di un ente o battesimo – pur in tono minore - della città metropolitana? Se lo chiedono in molti, nella stessa sala Consiglio che ha accolto negli anni Imbriani, Salvemini e Di Vagno: “C’è il rischio di un progressivo smantellamento del sistema periferico dello Stato”, spiega Schilardi, ora nel Consiglio superiore della Magistratura e alle prese con la soppressione dei Tar che vede Lecce sul piede di guerra. “Neppure nella Bulgaria più retriva lo avrebbero fatto per decreto legge”, gli fa sponda il forzista Sisto. E nemmeno l’ultimo dei detentori della fascia blu presidenziale, in carica fino al 31 dicembre prossimo, risparmia stoccate. Comprese quelle alla Regione Puglia, rea di aver “confermato una conclamata arroganza”, nei rapporti istituzionali e aver impugnato la legge 56 - chiamata a sbrogliare la matassa del riassetto degli enti - per “timori di ridimensionamento di poteri e clientele”.

foto ProvinciaBari
 

Il prof gravinese ha già incontrato Antonio Decaro per collaborare ma avrebbe preferito solo tre città metropolitane a fare da test - Roma, Milano e Napoli – a fronte delle dieci attuali. Alle quali sarebbero pronte a seguire almeno altre otto. In primis Cagliari e Trieste, oltre alle tre richieste dalla Sicilia: “La Spagna ne ha due, la Francia tre, la Germania cinque e l’Italia in un colpo solo ne vara molte di più, con una legge che potrebbe rivelare più di un problema di costituzionalità. E come si può pensare che città come Altamura e Locorotondo, la cui economia è essenzialmente basata sulla lavorazione della terra, possano avere le stesse esigenze economiche altre, come Bari, adagiate sul mare?”. I fondi europei fanno menzione ad hoc delle realtà metropolitane e delle smart cities e bisognava adeguarsi ma “il risparmio deriverebbe solo dalla gratuità degli incarichi e bisognava dotarle di funzioni amministrative in grado di incidere sul governo del territorio”, commenta il Magnifico, con un occhio alla riforma del titolo V.

In compenso, a qualcuno preoccupa non poco la potenziale crescita di cariche non elettive, dal Senato in costruzione alle preferenze nominative lontane anche dalla legge elettorale ventura. Così come gli ammiccamenti del napoletano De Magistris - raccontati da Antonio Polito - con i quali il primo cittadino potrebbe far passare accordi politici per le Regionali dal restyling delle nomine nella città metropolitana partenopea. “Alla fine non abbiamo eliminato le Province ma solo tolto la politica dalle stesse, lasciandone il comando a nuovi padroni dell’apparato. Siamo davanti ad un iper riformismo affetto da ansia da prestazione”, stronca Sisto. Anche a saracinesca abbassata, le polemiche sono destinate a durare.

(a.bucci1@libero.it)

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