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4schittulli 7Bari – Incostituzionale. La bocciatura della Consulta piovuta sul decreto di riordino delle province italiane è lapidaria: "Il decreto legge è atto destinato a fronteggiare casi straordinari di necessità e urgenza, spiegano i giudici della  Corte, ma è strumento normativo non utilizzabile per realizzare una riforma organica e di sistema quale quella prevista dalle norme censurate nel presente giudizio". Di metodo e non di merito, quindi, ma il risultato resta lo stesso.
 
 
Ed ora, archiviati anzitempo stemmi e gonfaloni, si torna alle urne riaprendo il risiko di accorpamenti ed alleanze? Dal Governo tirano dritto e assicurano che la linea da seguire resta quella indicata dai Tecnici: “La riforma deve andare avanti e andrà avanti. Il presidente del Consiglio ha preso un impegno solenne in Parlamento per eliminare le province”. “Ci vuole una legge costituzionale”, ha commentato a caldo il Ministro per gli Affari regionali Delrio, ipotizzando una road map che veda già a metà mese pronto un progetto di riforma per delegare a Comuni e Città metropolitane le funzioni degli enti destinati alla soppressione e a metà agosto l’approdo in Parlamento, mentre gongolano non poco dall’Unione province italiane: “Per riformare il Paese si deve agire con il pieno concerto di tutte le istituzioni, non si possono sospendere elezioni democratiche di organi costituzionali con decreto legge".
 
 
Quale che dovesse essere il futuro prossimo della partita, nel Tacco dello Stivale scenari e protagonisti sono radicalmente cambiati rispetto al muro contro muro della scorsa estate: a Bari Francesco Schittulli è in pole per assumere la nomination del centrodestra per Palazzo di Città, a meno che il Governatore Vendola non opti per un passo indietro anticipato e l’inquilino di Via Spalato non tenti direttamente la scalata a Lungomare Nazario Sauro da candidato Presidente, così come a Taranto Gianni Florido è stato travolto dalla bufera delle inchieste sul siderurgico e arrestato per concussione, decretando lo scioglimento non poco travagliato del Consiglio provinciale retto dal commissario Mario Tafaro. E se a Foggia Antonio Pepe aveva pensato di concludere con le dimissioni la sua permanenza a Palazzo Dogana, il cui scranno più alto è passato a Fabio Costantini, da Brindisi l’ormai ex Presidente Massimo Ferrarese  ha presentato il progetto del movimento centrista “Noi Centro” su scala regionale e non si esclude che si possa ritagliare un ruolo nella corsa alla successione del Rivoluzionario gentile.
 
 
Sibillino, ma nemmeno troppo il consigliere regionale Curto: “Qualcuno dovrebbe pure ammettere che forse al Governo nazionale   tocchi decidere rapidamente su una data: quella delle elezioni per il rinnovo dei Consigli provinciali, scaduti o commissariati (il riferimento a Brindisi è puramente voluto )”. A sparare ad alzo zero sul patron della New Basket è invece Nicola Ciracì, capogruppo azzurro a Palazzo De Leo: “Avevamo detto in tempi non sospetti che la decisione di Ferrarese di dimettersi da Presidente della provincia era una scelta sciagurata, legata sia alla sua incapacità di governare che alle sue aspirazioni politiche peraltro svanite nel nulla, che avrebbe consegnato nelle mani di un commissario il destino del popolo brindisino”. A chiedergli dell’attuale condizione è netto: “Università azzoppata, cittadella ridotta ad un condominio, scuole sfrattate, tasse aumentate...” Poi affonda: “Le colpe di questo disastro politico amministrativo sono evidenti, i danni sono stati tanti. Chi ha coscienza chieda scusa ai brindisini”. 
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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