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Regionali, è guerra di posizione. Fitto tiene sulle primarie

Bari – Sulle regionali, a destra è sempre più guerra di posizione. Nel giorno delle contestazioni a D’Alema dal corteo Cgil – Uil e in cui Berlusconi taglia i regali di Natale ai suoi, Raffaele Fitto riprende in extremis la bandiera delle primarie per la testa di serie. Come se fosse passato in cavalleria il niet dell’ultimo vertice di coalizione, dal quale Antonio Distaso era uscito prendendo atto della posizione “minoritaria” dei forzisti rispetto ai gazebo: “Ci sono due ipotesi in campo. Io sostengo quella delle primarie per la scelta del candidato del centrodestra in Puglia e, seppure i tempi sono ristretti, ci sono le condizioni per celebrarle”, ribadisce l’ex Ministro di Maglie da Andria. E aggiunge: “L'altra ipotesi in campo è di proseguire con il dialogo fra i partiti per poi arrivare a una decisione. Io chiedo le primarie”.

Che la partita sia legata a doppio filo agli equilibri romani tutti interni al partito è fuori di dubbio e l’ex Governatore punta a tenere la barra dritta senza recedere. I risultati si vedono: i boatos del Transatlantico vedrebbero infoltita la pattuglia di fedelissimi a Montecitorio, facendo salire da 33 a 36-37 (senatori compresi) il numero complessivo di deputati vicini all’oppositore pugliese. Gli ultimi, in ordine di tempo, sarebbero campano Antonio Marotta e l'abruzzese Fabrizio Di Stefano, a stretto giro dalle bordate sulla legge elettorale: “Il Premier vuole o no andare al voto anticipato tra cinque mesi, cioè più o meno tra 20 settimane?”, arringa Fitto. Ma il countdown vale anche per il Tacco e neppure lo slittamento della discussione sui tavoli della Capitale pare andare oltre i rumours.

A favore della consultazione popolare si sono schierati nuovamente Luigi D’Ambrosio Lettieri e Nuccio Altieri: “Il centrodestra deve tornare in campo per difendere gli italiani e i pugliesi dalla sinistra delle tasse”, gioca di sponda anche Nino Marmo, durante l’incontro andriese sulla legge di stabilità. E se il berlusconiano Furlan aveva cannoneggiato contro il Vicerè salentino, definendo “strumentale” l’affaire primarie e attaccando “le monarchie regionali consolidate da decenni delle quali Fitto è espressione”, il capogruppo regionale Zullo replica a distanza: “Si è in monarchia quando le nomine e le cariche sono calate dall’alto e, per quanto riguarda i tempi, sarò lieto di fargli toccare con mano la gran voglia del popolo di centrodestra di essere coinvolto”, rispedisce al mittente, “Vinceremmo con maggiore certezza se anche Furlan preparasse con il suo esercito una lista a supporto”.

Eserciti o meno, il timore tra i pasdaran è quello di una battaglia con dentro troppa strategia nazionale e poca polvere da sparo sul territorio, o quantomeno tenuta troppo a lungo tra le munizioni, lasciando praterie a Michele Emiliano. E se davvero il rottamatore fiorentino decidesse di portare il paese alle urne? A quel punto, anche Francesco Schittulli potrebbe optare per una meno dispendiosa corsa ad uno scranno capitolino, senza più aspettare che a capitolare siano gli alleati per affidargli i galloni di candidato Presidente. Magistà e Mauro? La possibilità di trovare sotto l’albero il nome del designato sembra fin troppo ottimistica…

(a.bucci1@libero.it)

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