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PugliaItalia
Scenari, non solo Comunali. Buio Fitto e la variabile Vendola

Bari -  Mai come questa volta, quando Michele Emiliano chiuderà dietro di sé la porta dell’ufficio a Palazzo di Città, si lascerà dietro un’epoca: sembrava una campagna elettorale dai ritmi blandi. Poi, Francesco Schittulli è uscito di scena a sorpresa, dopo aver ipotecato la nomination, e la scissione alfaniana ha fatto saltare il tavolo. I tentennamenti di Antonio Decaro, intanto, hanno portato ad un florilegio di candidature nel campo opposto, innescando un inatteso gioco di sponda con coloro che, dalla prima o dalle seconde linee, avevano già rinfoderato le aspirazioni.

A questo giro la partita è tutt’altro che locale ed incrocia i destini dei big. A partire da Raffaele Fitto: "Se il Cav sceglie Toti, noi siamo pronti alla scissione", è l’aut aut che La Stampa fa pronunciare proprio all’ ex “protesi” del Cavaliere, costretto nel ruolo di falco nonostante l’appeal democristiano. La riconferma di Francesco Amoruso alla guida dei forzisti pugliesi dimostra che l’ex Ministro di Maglie ha ancora una personale golden share, eppure non sufficiente perché il titolo di leader dei lealisti - nel testa a testa con un altro delfino come Alfano - diventasse l’anticamera della tolda di comando nazionale: “Non riuscirete a farmi dire nulla di cattivo su di lui”, ha glissato il Ministro degli Interni nel capoluogo.

Se non fosse che, sul più bello, Berlusconi ha estratto dal cilindro il nome del direttore di Studio Aperto, tornando al partito azienda e mandando su tutte le furie i fedelissimi, pronti ad ipotizzare lo strappo definitivo, nel caso in cui il direttore del Tg4 ottenesse la promozione a plenipotenziario. Il peso specifico dei fuoriusciti sarebbe notevole ma il rischio è quello di restare a metà del guado e vincere a Bari è uno snodo non indifferente.

Le fiches sono tutte puntate su Mimmo Di Paola, esterno di lusso che, in quanto tale, ha già declinato più volte il vincolo delle primarie posto dal Ncd di Massimo Cassano, il quale difficilmente rinuncerà alla conta. Tutto destinato a rientrare dopo il primo turno? Ammesso che i veleni e le accuse reciproche di accordo a sinistra non facciano degenerare il clima e che non sia lo stesso Di Paola a sfilarsi, prima di restare vittima del fuoco incrociato. L’alternativa è un’impasse destinata a durare fino alle prossime regionali.

Quelle del post Vendola, alle quali Emiliano potrebbe arrivare da europarlamentare, tirando la volata al rottamatore nel primo banco di prova da segretario. Oppure da membro dell’esecutivo, visti gli scossoni nella Capitale. Che a contendergli la poltrona da Governatore ci possa essere un ritrovato Schittulli o il rampante Perrone, la scalata è già cominciata, come mostra l’attivismo delle ultime settimane ed un ruolo da protagonista dal quale Antonio Decaro dovrà provare a smarcarsi.

A dettare i tempi sarà il Rivoluzionario gentile, a sua volta allettato dal volo per Bruxelles, e l’asse con i democratici potrebbe rinsaldarsi rapidamente dopo le aperture a Matteo Renzi: "Quando sarà il momento Sel si scioglierà in qualcosa d'altro", va ripetendo Nichi ai suoi, aspettando il Congresso del 26 gennaio, ricambiato da un “Vendola nel Pd? Perché no…”. Ancora presto per capire se siano soltanto prove tecniche di intesa, se si vada verso una federazione e se i tempi siano maturi. Specie dal momento che di mezzo ci sono le larghe intese di Enrico Letta e che il passaggio da partito a correntone avrebbe l’entità di un terremoto. Con l’epicentro pugliese.

(a.bucci1@libero.it)

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