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Puglia-governo, braccio di ferro sulla scuola. Il Codacons ricorre al Tar

Regione Puglia e Ministero dell’Istruzione continuano nel braccio di ferro sulla scuola: dalle bacchettate a Emiliano della ministra Azzolina su Facebook si è rapidamente passati alla sfida nei tribunali amministrativi. 

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In mezzo ci sono tutta una serie di flop: dai banchi con le rotelle arrivati a scuole già chiuse ai mezzi pubblici per due interi mesi strabordanti di studenti, stretti come sardine e spesso privi di mascherine. 

Le scuole di Puglia restano aperte, perché è stato accolto di fatto il primo motivo del ricorso presentato dal Codacons Lecce. “L’ordinanza 407/2020 della Regione Puglia non esiste nell’Ordinamento: il TAR di Bari nel dichiarare l’improcedibilità della richiesta cautelare ha confermato come l’ordinanza n. 407/2020 di fatto non c’è più perché in contrasto con il DPCM del 03.11.2020”.

Le Scuole di Puglia restano aperte con facoltà dei genitori di scegliere tra didattica integrata e presenza a scuola.  Il TAR Bari ha di fatto riconosciuto che l’ordinanza 407/2020 che chiudeva tutte le scuole, e che era l’unica impugnata dal Codacons di Lecce, è di fatto priva di efficacia perché sostituita dal DPCM del 03.11.2020, così come dedotto dall’associazione nel proprio ricorso. 

L’intervento di Michele Emiliano è stato ritenuto superficiale dai giudici, che si sono riservati di decidere sulla sospensione dell’ordinanza della Regione Puglia che chiude tutte le scuole. Adesso tutti attendono un’ordinanza o una sentenza in forma abbreviata.

Il governatore pugliese ha voluto essere ascoltato dai giudici, per spiegare i motivi che hanno spinto la sua giunta a mettere in campo un’ordinanza più dura del DPCM, tanto da lasciare aperti solo gli asili. Colpo dopo colpo, va avanti il braccio di ferro tra Ministero e Regione Puglia. Ma a mettere a segno il primo punto è stato il Codacons, che  ha fatto ricorso al TAR Puglia  e ha ottenuto la sospensiva dell’ordinanza regionale emanata il 27 ottobre scorso per chiudere tutti gli istituti scolastici.

Emiliano ordinanza

I giudici hanno concesso il decreto inaudita altera parte (senza l’instaurazione del contraddittorio): riaprendo di fatto le scuole primarie e secondarie di primo grado. 

La Regione Puglia ha chiesto di anticipare la discussione sulla sospensiva, che era stata fissata il 3 dicembre davanti al TAR Puglia. Quindi, ieri (18 novembre) si è discusso del provvedimento che sospende l’ordinanza regionale. 

Tra gli alleati dell’associazione dei consumatori Codacons c’è anche il Ministero dell’Istruzione, che si è costituito insieme a un gruppo di professori ad adiuvandum.

Gli avvocati della Regione Puglia Rossana Lanza Isabella Fornelli hanno chiesto in udienza la revoca del decreto cautelare monocratico perché l’attuale situazione epidemiologica non censente di rischiare lezioni in presenza. 

Bambin scuola libri didattica a distanza scuola dad computer pc

Michele Emiliano, con il suo assessore-epidemiologo Pierluigi Lopalco, ha già fatto la sua contromossa: dopo la decisione del Tar Puglia di sospendere l’ordinanza che chiude le scuole, sono stati  autorizzati tutti gli studenti che non se la sentono di frequentare in presenza a seguire le lezioni a distanza (da casa col computer). Le assenze saranno comunque giustificate. 

Nell’udienza il ministero dell’istruzione si è costituito attraverso l’avvocatura dello Stato puntualizzando che il DPCM del 4 novembre è una fonte primaria di diritto in questo momento sulla materia dell’apertura delle scuole e che quindi la Puglia deve adeguarsi alla didattica in presenza per le scuole elementari e medie, in quanto resta operativa la didattica digitale integrata solo per le scuole superiori. 

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In questa battaglia se ne sono viste di tutti i colori. La storia della decisione opposta del Tar di Lecce (che non ha concesso la sospensione dell’ordinanza di Emiliano) oggi conta ben poco, perché l’ordinanza del Tar di Bari vale per tutto il territorio della regione Puglia. A Lecce un gruppo di genitori si era opposto all’ordinanza di Michele Emiliano senza ottenere nulla. La mossa del Codacons, invece, è stata vincente. 

“La scuola primaria non può chiudere: in prima e seconda elementare la gente deve imparare a leggere e scrivere - afferma l’avvocato Piero Mongelli, responsabile Codacons per la provincia di Lecce - E poi bisogna considerare lo sviluppo psichico e relazionale dei bambini. Abbiamo deciso di presentare il ricorso al TAR contro l’ordinanza 407/2020 della Regione Puglia dopo un lungo approfondimento e confronto tra noi e in noi, consapevoli dell’importanza e della serietà della situazione e con il rispetto dovuto ad un male grande quanto una pandemia. 

Scuole spazi

Lo abbiamo fatto nell’esclusivo interesse delle ragazze e dei ragazzi di Puglia e del Salento, fermamente convinti che il diritto all’istruzione, quale diritto fondante di una società democratica, non fosse ulteriormente comprimibile, soprattutto per i più piccoli. Lo abbiamo fatto nella convinzione che così come è strutturata la c.d. Didattica a Distanza semplicemente non funziona: non funziona per le attuali condizioni della rete che la dovrebbe supportare, non funziona perché molte scuole non sono adeguatamente pronte a servirsene, non funziona perché crea disuguaglianze e discriminazioni. Non funziona perché crea la scuola di chi ha le opportunità per seguire le lezioni a distanza e chi quei mezzi e quelle opportunità non le ha, non funziona perché discrimina tra le famiglie numerose (con molti figli in età scolare) e le famiglie con un solo figlio. Non funziona perché lascia inevitabilmente indietro chi ha maggiori difficoltà. E certamente non è sufficiente a sopperire queste carenze la buona volontà e l’abnegazione di molti docenti e non docenti che nella scuola e alla scuola hanno dedicato la loro vita.

riaprono le scuole

Se sommiamo il periodo in cui la scuola è stata chiusa nel nostro Paese, ci renderemo facilmente conto che siamo quasi ad un intero ciclo didattico, un periodo che i ragazzi degli anni ‘20 hanno perso e che non recupereranno mai più. Ciò vale in particolare modo per i più adulti, per le scuole superiori, in cui la c.d. didattica a distanza funziona pressoché ininterrottamente da marzo, senza alcuna ipotesi futura di un pronto ritorno tra i banchi di scuola. Ragazzi che, si spera, avranno la forza e la capacità di recuperare la situazione non appena la pressione pandemica diminuirà ma che, è certo, hanno comunque perso una fetta importante della loro vita. Su di loro e sulla loro capacità di reazione dobbiamo e possiamo essere fiduciosi, ma non sui più piccoli, per loro l’anno è semplicemente perso.

Siamo consapevoli di vivere un periodo particolare, grave e pericoloso. Un periodo in cui un fiato, un respiro può determinare la vita o la morte di una persona vicina o lontana che sia. Siamo consapevoli della gravità della malattia, del dolore che prova chi ne è colpito, della solitudine cui si è costretti. 

Siamo consapevoli del lavoro immane dei medici e degli infermieri e siamo i primi a pretendere il rispetto rigoroso, senza se e senza ma delle regole di base, dell’obbligo della mascherina in ogni contesto, del rispetto del distanziamento sociale, della sanificazione degli ambienti dell’igiene personale, dell’evitare di uscire di casa se non per esigenze non diversamente prorogabili e/o necessarie.

Siamo altrettanto consapevoli che il diritto all’Istruzione, soprattutto dei più piccoli, oltre una certa soglia, sia parimenti incomprimibile ed oggi, dopo tutto ciò che è successo, occorra difenderlo”.

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