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l43 centrodestra nazionale larussa 121212211555 bigBari –  “Quella che c’è oggi è una legge elettorale che fa vincere le coalizioni, noi offriamo la possibilità a tutti quegli italiani che, come noi, credevano nel PdL di votare ancora a destra senza doversi turare il naso”. Quando Ignazio La Russa arriva al Caffè Borghese, nel capoluogo barese, per tirare la volata ai Fratelli d’Italia di Puglia, il centrodestra regionale ha già aperto il fuoco sugli ultimi sondaggi targati Piepoli per le prossime Politiche.
 
I dati sono tutt’altro che lusinghieri: 26% dei consensi all’intera coalizione al Senato (dove il premio di maggioranza si assegna su base regionale) contro quasi il 40% del centrosinistra e Mario Monti attorno al 18%. Alla Camera reggono gli azzurri del Pdl al 21%, niente da fare per la formazione di Giorgia Meloni e Guido Crosetto all’1%, che sale di mezzo punto per La Destra si Storace e fino al 2% per tutti gli altri. Se si conta che cinque anni fa Palazzo Madama portò in dote quasi il 50% delle schede elettorali, il quadro è netto e poco incoraggiante e dal partito del Cavaliere proprio non ci stanno: “Con tutto il rispetto per tutti i sondaggi e anche per il Prof. Piepoli, il suo sondaggio sulla Puglia è completamente diverso da tutti gli altri e assolutamente lontano dalla realtà", attaccano a testa bassa Francesco Amoruso e Antonio Distaso, coordinatore e vice del partito regionale, citando altri rilevamenti che porrebbero il Tacco dello Stivale in piena contesa per il premio di maggioranza: “Gli stessi sondaggi nazionali rilevano la crescita costante del centrodestra negli ultimi giorni ed un divario con il centrosinistra che va da un minimo del 2,6 ad un massimo del 9%; non è credibile che in Puglia tale divario sia addirittura del 13%. Senza voler fare polemiche, riteniamo che il pur autorevole istituto del Prof. Piepoli stavolta abbia preso proprio una cantonata”. 
 
Cantonate o meno, nelle stesse ore e quasi a staffetta con Raffaele Fitto che dall’Hotel Palace presenta ufficialmente la squadra dei competitors per le urne di febbraio, l’ex Ministro della Difesa, qualche isolato più in là arringa supporters e candidati del partito che ha fondato, lasciando l’ex premier: “Non avrei avuto problemi a trovare un ‘posto’ con Berlusconi, ma le decisioni ‘comode’ non fanno per noi”, commenta lui, precisando che, pur potendosi presentare in lista in tutte le circoscrizioni, ha scelto di farlo “solo dove sono nato, in Sicilia, dove ho sempre vissuto, in Lombardia e poi, proprio in Puglia non solo perché è una Regione a cui sono legato da sempre ma anche perché da qui posso davvero rendere omaggio al mio amico Pinuccio Tatarella”. Parla di Ilva, di Marò e delle regole del nuovo soggetto politico (“saremo liberi, in ogni senso del termine, primo fra tutti liberi da condanne d’ogni sorta”); e ad ascoltarlo ci sono Filippo Melchiorre, capolista al Senato, e Michele Saccomanno, planato nel gruppo in zona Cesarini dopo l’esclusione dagli elenchi azzurri; e c’è Marcello Gemmato, che, quando l’ex aennino giunto dalla Capitale parla di esperienza da mettere al servizio dei giovani si slancia in una frecciata esplicativa: “La Russa sta alla Meloni come il Senatore Saccomanno sta a me; è quello che, in pratica, avrebbe dovuto essere e non è stato anche Berlusconi per Alfano”. Quando si dice le proporzioni.
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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