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Nel settembre 2011 la cantante e cantautrice inglese Adele tenne un concerto memorabile alla Royal Albert Hall di Londra. Era la consacrazione della giovane cantante inglese salita agli onori della cronaca  non molto tempo prima  grazie a canzoni veramente suggestive e ad una voce che non si dimentica.

Un concerto bellissimo, emozionante, coronato e concluso dalle magistrali esecuzioni di “Someone like you” e  “Rolling in the deep” quest’ultima cantata in comunione perfetta con il pubblico.

Perché scrivo di Adele ed inauguro i miei pezzi del 2013 ricordando un concerto che ha più di un anno e per giunta di musica leggera?

Innanzi tutto ho sempre fatto capire che l’arte e la buona musica non hanno veri confini di generi qualitativi, certo la musica classica resta classica e la leggera, che denominerei “d’occasione”,  resta tale. Ma non è più rimandabile un’analisi anche emotiva, oltre che conoscitiva, dei punti di contatto che si possono individuare fra i due mondi non più così lontani.

Claudio Villa in uno dei suoi celebri acuti

Un tempo era il canto lirico che fungeva da guida per i cantanti di musica leggera. Facciamo qualche esempio.

Claudio Villa e Albano erano senz’altro tenori non lirici, ma sempre tenori con un imposto  vocale abbastanza classico. Mina aveva provenienze vocali più jazzistiche, mentre Iva Zanicchi, nei suoi tempi migliori ossia quando sfoderava una voce splendida e sana, poteva essere considerata una sorta di soprano drammatico della musica leggera.

Milva poteva ricordare  un mezzosoprano  naturale in grado, però, di piegare la sua voce a necessità interpretative e qualitative di altissimo profilo. Altro tenore squillante era Massimo Ranieri in grado, lui pure, di imparare ad essere un attore eccellente, un cantante interprete, un grandissimo artista insomma. E potrei continuare a lungo.

Maria Callas 1

Questo accadeva in un tempo lontano, nel quale l’opera lirica rappresentava ancora il grande patrimonio popolare di conoscenze musicali di base. Oggi non è più così. Le naturali cinghie di trasmissione conoscitive del melodramma si sono estinte.

ZanicchiIva450MILESTONE

Le famiglie non conoscono più  le opere, la scuola dopo aver perso decenni di occasioni fa ciò che può, i mass media continuano a latitare, i conservatori hanno il compito di formare i professionisti, non gli spettatori, eppure i nostri teatri d’opera sono ancora pieni di pubblico. Non so  per quanto. Regge la forza simbolica di queste istituzioni.

I contenuti, però, andrebbero profondamente rinnovati per riallineare l’opera messa in scena  al  tempo presente e alle nuove generazioni. Ovviamente uno degli aspetti più significativi del melodramma è la voce e il suo uso.

Forse è giunto il momento in cui può essere la musica leggera a guidare le nuove generazioni di cantanti d’opera che fatalmente vivono e crescono ascoltando molta più musica leggera che classica. E sarebbe ora che nei Conservatori di musica  si aprisse dello spazio specializzato e competente alla musica leggera e d’occasione.

Ranieri

Fra le tante mie provocazioni: ricordo di aver detto ad un giovane cantante appena eliminato ad un concorso di canto, che mi chiedeva come avrebbe dovuto cantare, di ascoltare Elvis Presley e di appoggiare i suoni centrali come lui  e poi di salire  su con naturalezza e di cantare con  il diaframma e la pancia prima di tutto.

La lirica del futuro avrà bisogno  di voci originali e particolari e necessiterà di personaggi irripetibili e non confondibili. Dobbiamo  allontanarci dalle vocette belline  e composte, ma senza vita e prospettiva. Abbiamo bisogno di follia vocale, originalità interpretativa e particolarità timbrica.

Come fu e sarà sempre Maria Callas. Ecco perché invito ad ascoltare attentamente la bellissima voce screziata ed inconfondibile di Adele. Non è e non sarà mai una cantante d’opera, ma può essere uno stimolo per le cantanti classiche del domani.

L’opera ha bisogno, in tutti i suoi aspetti, di nutrirsi di modernità per smettere i panni pericolosi del già visto e già sentito. Una nuova generazione di cantanti italiani potrebbe, un domani aprire una strada innovativa anche nel canto operistico.

Il domani è bello perché non si conosce, ma si può immaginare.

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