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Dal 14 Gennaio al 22 Febbraio il MARTA (Museo Archeologico nazionale di Taranto) resterà chiuso per completare i lavori all'ultimo piano.

Lo scorso 24 Marzo il CIPE (Comitato interministeriale per la programmazione economica) ha stanziato 5 milioni di euro per il polo museale tarantino che comprende il “parco archeologico di Saturo”, il parco dei Messapi a Manduria e il museo di Taranto. In particolare al Marta “spettano” 2 milioni della cifra complessiva.

Per completare i lavori del “nuovo” museo le maestranze sono all'opera già da diverso tempo, lo stop delle prossime settimane è dovuto soltanto per rifinire il capolavoro.

Sì, capolavoro, non posso usare un termine che sminuisca il valore ed il pregio dell'anima del contenitore ovvero delle testimonianze archeologiche ivi custodite. Ricordo bene con quale stupore e meraviglia guardavo i reperti esposti nel museo, quando ero fanciulla.

Ricordi. Parola adatta, considerando che nella nuova esposizione quelle opere strepitose non hanno più spazio, non tutte, e non lo avranno più.

Fortunatamente il prossimo febbraio vedranno la luce la mitica tomba dell'atleta Icco, osannata persino in Giappone, mentre già adesso sono disponibili alla vista gli Ori che il mondo intero ci invidia.

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Ma i crateri ad altezza uomo? Quelli che s'intravedono nelle fotografie con Luigi Viola (il primo direttore del museo), quei crateri unici, a cui i musei di altre città fanno “tanto di cappello”, rimarranno nei sotterranei: perché al loro posto ci sono i pavimenti a mosaico con umile decorazione geometrica, che “però occupano una sala intera”.

Scelte filologiche è scritto sul sito del museo. Ma allora, la domanda è d’obbligo: cosa c'entrano i quadri del 1600 (con soggetti cristiani) in un museo archeologico?

Al museo nazionale di Londra è possibile visitare intere stanze “arredate” con le nostre  monete, ma da noi nemmeno una parete: perché bisogna far vedere qualcosa di nuovo e poco usuale... Magari le tegole, visto che le antefisse dei tetti già sono state esposte!

Poi svaniranno anche i ricordi, tanto del nostro museo pochi ne sospettano l'eccellenza. Lo dimostra il fatto che sia poco citato nei convegni internazionali e sui manuali specializzati.

Una rabbia, la mia, dettata dal desiderio di sapere che non andrà tutto perso, come avvenne per la Persefone custodita ormai gelosamente nel museo di Berlino. Ma almeno lì è visibile!

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