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palazzo pantaleo

Non finisce mai di stupirmi la modalità ed il contenuto delle discussioni nella nostra città.  Parlando di Palazzo Pantaleo volevo solo sottolineare la difficoltà di un’azione programmatica quando lo strumento tecnico non funziona e l'impotenza di un’azione amministrativa che non sappia coniugare, insieme, la programmazione culturale con gli aspetti propriamente relativi al recupero ed al restauro, oltre che al "riuso" (non amo questo termine pur ritenendolo nella fattispecie  adeguato).

Ma qui giustamente viene posto il problema della gestione del bene culturale, una volta restaurato: quanto lavoro può produrre e quanto può contribuire a determinare ad una diversa economia della città. E’ a questo punto che le idee mi pare si facciano nebulose ed alla fine vengano proposti tanti aspetti, tutti giusti, ma che non si saldano in un mosaico coerente.

La pubblica Amministrazione da sola non è in grado di provvedere  alla gestione dei beni culturali, non lo è stata in momenti di gran lunga  più prosperi a maggior ragione non lo è oggi, che  non dispone  di adeguate risorse  economiche e professionali.

Galleria Palazzo Pantaleo 1

Il bene recuperato e restaurato, una volta che sia stato consegnato con un adeguato collaudo e con tutte le certificazione in regola (cosa che come dicevamo è merce assai rara) come  si fa  a gestirlo?  La pubblica amministrazione non è in grado di assumere personale, certo  la gestione può essere affidata a realtà culturali, cooperative od altro, ma  forse qualcuno si illude che esse siano in grado di ricavare dalla mera gestione del bene le risorse necessarie per la programmazione culturale e  per assicurare una giusta retribuzione agli operatori?  Tutto ciò  solo da un singolo bene, senza particolari interventi di investimento e di marketing?

ponte Girevole

Taranto non è - almeno ora - una città d'arte  in grado di attirare un flusso adeguato di visitatori. Voglio solo ricordare la vita grama che alla fine svolge  persino il nostro museo, importantissima e splendida realtà, ma che da solo non è in grado di essere un polo d'attrazione, e che spesso non dispone  del minimo di strumentazione necessaria  per essere propulsore di iniziative culturali: penso per esempio quanta difficoltà ci sia stata nello scorso anno, per realizzare quella bella mostra sulle anfisse che aveva nome "Negli occhi della Gorgone".

E quindi, se  vogliamo parlare di proposte efficaci, la prospettiva deve essere più ampia, deve partire cioè dall'idea che ciò che rende ineguagliabile il nostro territorio  non è il singolo aspetto, ma la sua complessità, la compresenza in uno spazio di poche decine di chilometri di aspetti  culturali, paesaggistici e storici molto vari; nessuno dei quali è in grado di costituire  una alternativa alle monoculture industriali di cui siamo esperti, ma che insieme possono progressivamente costituire un sistema forte ed articolato.

Per questo non immagino che una svolta possa avvenire  - solo - dal funzionamento di tante piccole cooperative culturali. Intravedo, invece, la necessità della costituzione di una grande fondazione con risorse pubbliche e private, capace di promuovere studi, iniziative e gestione dei beni, ma tutto questo richiede la volontà/capacità di lavorare insieme  e di non perdersi, come spesso accade, nelle piccole divisioni di quartiere.

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