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Ilva Taranto

Fermento. Ansia. Preoccupazione. Gli stati d’animo dei cittadini pugliesi, per la sentenza che legittimità la legge “salva Ilva”, sono tanti e sempre più crescenti, quasi tracciassero un’involontaria iperbole.  Il provvedimento del governo, fortemente voluto dal ministro dell’ambiente Corrado Clini, sarà la traccia da seguire per il risanamento ambientale. Via libera anche alla commercializzazione dei prodotti realizzati mentre gli impianti a caldo erano sotto sequestro, su ordine della Procura di Taranto.

"La legge salva-Ilva è costituzionale". A dirlo la Consulta, che ha dichiarato "in parte inammissibili in parte infondate le questioni di legittimità sollevate dal Gip e dal Tribunale di Taranto sulla legge 231". Il colosso dell'acciaio potrà continuare nella produzione: "Le norme sull'Ilva - secondo la Consulta - non hanno alcuna incidenza sull'accertamento delle responsabilità nell'ambito del procedimento penale, in corso davanti all'autorità giudiziaria di Taranto''.

"Le sentenze della Corte costituzionale si rispettano e non si commentano", ha affermato il procuratore, Franco Sebastio: "La decisione impegna tutti a proseguire con rigore e rapidita nel programma per il risanamento ambientale", quello del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini.

Ad appesantire ulteriormente il clima, la notizia del rilevamento della presenza di piombo nel sangue di alcuni bambini, residenti nei pressi dell'area industriale di Taranto. "Pur trattandosi di un campione non significativo - sottolineano i pediatri Annamaria Moschetti e Piero Minardi - e di numerosità ridotta e pur non potendosi generalizzare i dati alla intera popolazione infantile, tali valori non possono che destare preoccupazione per la possibile esposizione di questi bambini a fonti di piombo presenti in ambiente".

A tal proposito, dopo le notizie sui valori elevati di piombemia, riscontrati in 9 bambini a Statte, la Regione Puglia, attraverso ARPA e ASL, chiederà conferma a tre laboratori di riferimento nazionale: i dati sarebbero prodotti da un laboratorio non accreditato per la specifica analisi.

Il “Piano nazionale amianto” approvato lo scorso 21 marzo dal governo , nel frattempo, è stato presentato dal ministro della Salute, Renato Balduzzi. Tre gli obiettivi perseguiti e da perseguire, indicati nel documento: tutela della salute, tutela dell’ambiente ed aspetti di sicurezza del lavoro e previdenziali.

Tutela della salute. Al fine di preservare i lavoratori, i loro familiari e chiunque abiti nei pressi di industrie o di siti con importante inquinamento ambientale, dall’esposizione all’amianto – con il rischio di patologie dell’apparato respiratorio,  neoplasie a carico di altri organi, mesoteliomi – è stato istituito un programma di sorveglianza epidemiologica ed un Registro Nazionale dei Mesoteliomi (ReNaM), sviluppato di regione in regione grazie ai Centri Operativi Regionali (COR). Compito della Regione, quello di studiare e comprendere il rischio di mesotelioma e se connesso all’esposizione ambientale o paraoccupazionale. Maggiore sorveglianza epidemiologica, inoltre, dei tumori polmonari e di tutte le altre patologie riconducibili all’esposizione ad amianto e “protocolli clinici per diagnosi precoce, stadiazione, terapia (anche chirurgica e con nuovi delivery systems), supporto psicologico”. Allo scopo di perseguire gli obiettivi fino ad ora elencati, il ministero della Salute ha messo a disposizione un finanziamento di 13.440.000 € nel 2012.

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Tutela dell’ambiente. “Un’azione efficace – dichiara il Governo - dovrebbe consentire di ottenere rilevanti risultati in un arco temporale variabile tra i tre e i cinque anni successivi all’adozione del PNA in tema di tutela ambientale”. Quali gli obiettivi da perseguire al fine di tutelare l’ambiente, quindi? Nel “Piano nazionale amianto” si parla, ad esempio, di miglioramento della resa delle azioni già messe in campo: in particolare, con la Legge 426/98 ed il D.M. 468/01 e sue successive integrazioni, sono stati individuati numerosi siti da bonificare di interesse nazionale in cui l’amianto è presente sia come fonte di contaminazione principale sia come fonte secondaria. Detta normativa ha permesso di assicurare una prima copertura finanziaria, per diverse decine di milioni di euro, agli interventi di messa in sicurezza d’emergenza, caratterizzazione e bonifica necessari per le situazioni di inquinamento ritenute più pericolose ed acute tra cui Broni – Fibronit (MI), Priolo – Eternit Siciliana (SR), Casale Monferrato – Eternit, Balangero – Cava Monte S. Vittore (TO), Napoli Bagnoli – Eternit, ‐ 28 ‐ Tito ‐ ex Liquichimica (PO), Bari – Fibronit, Biancavilla – Cave Monte Calvario (CT), Emarese – Cave di Pietra (AO). Altri punti essenziali nella tutela ambientale: l’accelerazione dell’apertura dei cantieri di bonifica; l’individuazione dei siti di smaltimento e la ricerca di base ed applicata (tecniche di analisi, protezione e bonifica, etc etc); razionalizzazione della normativa di settore (un percorso di armonizzazione, semplificazione ed aggiornamento per il superamento delle criticità, anche ricorrendo alla formulazione di un testo unico perle oltre 100 norme esistenti); formazione ed informazione.

Aspetti di sicurezza del lavoro e previdenziali. Tutela pensionistica e sicurezza sul lavoro, come fare? Secondo il Governo la risposta risiede nell’aggiornamento dell’elenco delle tabelle delle malattie professionali; nella risoluzione delle disarmonie della normativa di attuazione per i lavoratori civili e militari e recepimento della procedura tecnico di accertamento dell’esposizione qualificata utilizzata dall’INAIL; nell’indennizzo/ risarcimento delle malattie asbesto correlate in soggetti non tutelati da INAIL, in particolare per le malattie conseguenti ad esposizione ambientale; dall’inclusione nel Piano Nazionale per la Prevenzione degli obiettivi relativi all’amianto.

Obiettivi e risposte che hanno il sapore dell’ambizione più alta, ma che i cittadini sperano possano trovare prima possibile un’attuazione. Ed essere faro che illumini e sottragga ambiguità a vicende drammatiche, e di disonestà, come nel caso dell’Ilva di Taranto.

 

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