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Andamento climatico fresco e ventilato per una vendemmia ritardata di qualche settimana, ma preannunciata ricca in qualità, quantità ed eleganza di colori, in tutto il ventaglio di vini prodotti in Puglia e, in particolare, nel suo lembo a ridosso tra le province di Barletta – Andria - Trani (Bat) e Foggia.

Una terra a lungo Commenda Magistrale dei Cavalieri di Malta, che oggi registra una concentrazione virtuosa di coltivazioni vitivinicole e un sistema produttivo in crescita, anche attraverso forme di cooperazione e di conferimento dei prodotti eccellenti in qualificate cantine sociali.

A Trinitapoli, l’antico Casale della Trinità che aveva inglobato l’insediamento della Salapia vetus (Salpi), tale prassi si fa sintesi concreta nella realtà della Cantina Cooperativa di Produttori Agricoli  “Casaltrinità”. Dove la secolare tradizione della vigna viene esaltata dall’esperienza di appassionati viticultori nella valorizzazione di nobili e prestigiosi vitigni autoctoni.

Uva di Troia e Nero di Troia, naturalmente, sono il core business dei circa 250 soci di questa declinazione cooperativistica locale, le cui produzioni - prevalentemente ancora a tendone – vedono incrementate, di anno in anno, le percentuali di coltivazioni a spalletta o alberello. Anche perché è in forte crescita la vinificazione in purezza di questo vitigno autoctono, nonostante la sua non facile “amabilità” di approccio con i palati internazionali e con i riflessi niente affatto brillanti del suo aspetto.

Proprio per questo, dopo secoli passati a nobilitare e dare struttura a blasoni vitivinicoli d’oltre confine – grazie alla carica poli-fenolica di bucce spesse e colorate a lunga autoconservazione -  ora tocca ad altri vitigni autoctoni fornire al Nero di Troia le smussature e la giusta “messa in luce” delle sue prestigiose peculiarità. Per regalargli, in altre parole, quell’eleganza formale ed esteriore che è sempre stata relegata nell’intimo della nobiltà d’animo della ricca e controversa personalità contadina.

Attraverso sperimentazioni di blend tradizionalmente testimoniate dal matrimonio naturale col Montepulciano (anche per le conseguenti contaminazioni da “transumanza”), ma che a Calsaltrinità la lungimiranza alchemica dell’enologo Pasquale Pastore propone con Merlot e Cabernet franc. Per dar vita a Coppamalva e Terra di Corte: alfieri dei prodotti di punta in purezza Nero di Troia e Padre. Oltre ad un apprezzato rosato come il Rondirosa.

casaltrinità

Siamo in terra di uve rosse, è vero, così come è vero che la produzione di uve bianche qui è destinata più a fare mosto che “vino”, per la carente presenza di profumi capaci di conquistare i nasi e i palati più esigenti; ma questo non impedisce che alcuni produttori si dedichino alla cura di un vitigno come il “greco” e dar vita a un bianco - già pluripremiato - che tiene testa senza problemi alle varianti del più conosciuto omonimo campano.

Un lavoro, quello sul Nero di Troia, ancora lungo da fare, a cui la vendemmia di quest’anno contribuirà a dare una spinta virtuosa. Un vitigno da invecchiamento da tutelare e valorizzare in maniera adeguata, perché vero e proprio patrimonio di un territorio in cerca di riscatto.

Per cui, la nascita del Consorzio DOC Tavoliere Nero di Troia “è solo un primo passo verso il superamento di campanilismi e rivendicazioni localistiche”, dice il presidente Antonio Gargano. Nonché verso la costruzione di un’identità plurale di territorio all’altezza delle potenzialità racchiuse in quei grappoli: così preziosi e così compatti. Sarebbe davvero un peccato se, dopo aver dato a lungo struttura e nobiltà ad altri vini e territori, adesso non si fosse in grado di riservarla a se stessi.

(gelormini@affaritaliani.it)

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