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PugliaItalia

 

Bari – È un Nichi Vendola in pieno pressing quello che arriva ad “Un giorno da Pecora”, ospite degli studi di Radio Due. Sale sugli scudi quando, in mattinata, dai microfoni di un’altra emittente, il numero uno dei democratici apre al confronto con l’inquilino di Palazzo Chigi all’indomani del voto: “Spero che Bersani non si voglia assumere la responsabilità di rompere l'alleanza del centrosinistra”, manda a dire per direttissima, “il nostro programma, sottoscritto con i milioni di italiani andati a votare alle Primarie è incompatibile con quello di Monti”.
 
Lo scontro a distanza continua nel pomeriggio, con il Governatore pugliese presente al forum de La Stampa, per nulla restio a riprendere la questione: “Ci sono distanze siderali con il premier che è un classico conservatore europeo”, rilancia, argomentando poco sibillino: "Se c'è una distanza così forte come si può pensare di governare insieme?". Il Professore preferisce restare alla finestra ma continua ad interloquire con il leader Pd, al quale chiede scelte precise sull’alleanza come conditio sine qua non per aprire la strada alla collaborazione: una perifrasi del “tagliare le ali estreme” già citato ad Uno Mattina? La risposta però un secco niet e la blindatura del presidente pugliese da parte di Bersani: Vendola non si tocca, giù le mani dalla coalizione. Al Rivoluzionario Gentile la controreplica: “La politica si può fare anche senza tecnici che come idrovore debbano succhiare tutto”, spiega in compagnia di Sabelli Fioretti sulle frequenze pubbliche, “il centrosinistra ha il diritto ed il dovere di vincere senza essere messo sotto tutela dal professor Monti”, attacca, derubricando le intenzioni del Professore come quelle di  “un amministratore di condominio”: “Vuole governare il centrodestra senza Berlusconi e il centrosinistra senza Vendola”.
 
E se a gettare benzina sul fuoco ci pensa Oscar Giannino, chiosando velenoso su un’ipotetica promozione di “Scelta Civica” a corrente del Pd, il Masaniello di Terlizzi tira dritto: sul segretario  democratico precisa che avrebbe fatto bene a dimettersi, per rimarcare di essere il capo della coalizione e non solo di un partito, cita lo Statuto dei lavoratori totem impossibile da mettere in discussione, le decisioni francesi ed inglesi in materia di matrimoni gay, ancora lontane in Italia e del Cavaliere, accusato di “aderire al basso ventre dell’Italietta”. Poi  prova a restringere lo spazio di manovra con i centristi al piano delle riforme e tenere dritta la barra delle alleanze: "Io sono il garante della stabilità della nostra coalizione". Il colpo di coda finale è sul toto ministri ed in pole tra i desiderata per l’eventuale squadra dell’esecutivo c’è Fabrizio Barca, “talmente bravo che potrebbe gestire qualunque dicastero”, dice di lui Nichi. E da domani si ricomincia.
 
(a.bucci1@libero.it)
 
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