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PugliaItalia

 

Bari - Francesco Damone ha rassegnato le dimissioni da capogruppo della “Puglia prima di tutto” in Consiglio regionale. Che Nichi Vendola volesse allargare i confini delle alleanze della coalizione, nelle ultime ore era sempre di più cosa certa, ed a confermarlo c’era anche l’indiscrezione secondo la quale non sarebbe repentina l’ipotesi di affidare uno dei dicasteri del nuovo esecutivo a Leonardo Di Gioia, ex Pdl, poi migrato verso i lidi del centro montiano.
 
 
La decisione di Damone andrà in quella direzione? Ad ogni modo non giunge del tutto inattesa se si conta l’incontro che il Rivoluzionario Gentile si è concesso con il numero uno del partito di Raffaele Fitto, come fuori programma durante le consultazioni per il rimpasto di Giunta; e più di qualcuno scommette che saranno presto sondati anche gli umori dell’Udc, dalla cui sponda avevano già aperto all’idea di un governo “di salute pubblica” della regione. "La Puglia prima di tutto è agli antipodi della politica di Vendola, per cui non possiamo seguire l'idea di Damone di aprire un tavolo su cui condividere con il governatore le sue scelte di governo regionale", prende subito le distanze Tato Greco, coordinatore pugliese del movimento nato nel 2005, anche a nome dei colleghi di scranno Caroppo e De Biase, e  dopo aver precisato di voler “contrastare una giunta e una maggioranza incapaci di interpretare le istanze di cittadini, famiglie e imprese", rinvia la battaglia con il Masaniello terlizzese tra gli scranni, non senza una coda avvelenata: "Con Vendola e la sua amministrazione continueremo a confrontarci in aula, senza cedere alle sirene del rimpasto, con annessa campagna acquisti".
 
 
In maggioranza, intanto, rientrano Fabiano Amati, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, per la verità mai fuoriusciti ma sospesisi dal gruppo consiliare democratico all’indomani della guerra delle deroghe per le primarie. “Dopo la nostra autosospensione dal gruppo del dicembre scorso pensavamo di suscitare qualche riflessione. Ed invece nulla, il silenzio, col rischio che se continuassimo così renderemmo un favore a chi si ostina a non favorire il cambiamento”, ha spiegato l’assessore fasanese alle Opere Pubbliche, dicendosi pronto a tornare a dare battaglia tra le fila del partito di Bersani e già all’opera, insieme agli altri due destrutturatori su documento da presentare alla prossima direzione regionale del partito, per chiedere le dimissioni del segretario Sergio Blasi. E se nella dura requisitoria degli scorsi giorni, il Sindaco di Melpignano non aveva risparmiato strali anche all’indirizzo di “giovani democratici di 30 anni con le rughe di 80enni”, rei di dare “consigli a Bersani e diktat a Vendola” senza spiegare “come mai i ragazzi dai 18 ai 29 per il 54% votano Grillo”, con chiaro riferimento al giovane segretario barese Pierpaolo Treglia,  Amati parla di “attacco gratuito e insolente rivolto ai giovani democratici, persone animate dalle migliori intenzioni e sgombre da riserve”. 
 
Se non bastasse a cogliere la linea, mentre per il tarantino Pentassuglia si profila un posto al sole nel risiko del restyling della squadra di Nichita il Rosso, il barlettano Mennea cita le liste delle ultime Politiche, costruite stando “sintonizzati più con la finanza e con la Taranta, che con le esigenze reali dei cittadini, stretti nella morsa della crisi”. Più chiari di così…
 
(a.bucci1@libero.it)
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