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Speciale "Quale italia?"

di Nicolò Boggian

Il rapporto tra Meritocrazia e Giustizia puo' essere analizzato da due punti di vista: l'effetto che la giustizia ha sulla Societa', e di conseguenza su Merito, Equita' e Mobilita' Sociale, e come l'apparato giudiziario funziona per garantire il buon funzionamento dei processi e delle procedure. Mi ha colpito recentemente che l’Aler ( alloggi residenziali pubblici) lombarda abbia un bilancio in “rosso” di circa 200 milioni di euro e che ben il 30% dei costi del personale vengano destinati agli stipendi di manager e dirigenti (Sole 24 Ore).

Assunto che con un “rosso” di questo tipo, i dirigenti suddetti meriterebbero che fosse discussa la loro retribuzione e stabilità occupazionale, mi colpisce come la Corte dei Conti , magistratura contabile, non abbia eccepito alle loro retribuzioni e alla loro gestione prima di arrivare al baratro, mentre ogni nuova spesa, consulenza e assunzione anche se utile e necessaria viene bloccata e configuri un “danno erariale”. Non sembra che manchi una sorta di controllo sociale, pubblico e politico sulle scelte manageriali ? Il rispetto delle regole ha condotto ad introdurre più Merito ? Mi sembra poi una grave stortura che spese illogiche e antistoriche, ma di diritto acquisito, vengano accettate in modo immutabile ,mentre ogni nuova iniziativa di riorganizzazione e cambiamento, anche improntate all’equità, siano bloccate dall’ impossibilità di “nuova” spesa e da vincoli di ogni genere. Lo stesso argomento potrebbe riguardare le pensioni, le assicurazioni, il lavoro e molto altro. Una certo Diritto del Lavoro, Amministrativo e Civile dovrebbe forse rivedere alcune consequenzialità delle norme che lo informano anche in relazione alle tremende buone uscite e alle procedure di acquisto pubbliche.

Perchè allora assegniamo un peso cosi' importante alla Giustizia nella gestione di importanti aspetti della vita economica e dello Stato con esiti non sempre soddisfacenti in termini di Merito? Perché una volta “aggirata” la Giustizia vige una sorta di “liberi tutti”? Vi sono ragioni eminentemente storiche che ci portano alla situazione attuale a partire dal modo in cui e' pensato il nostro sistema di norme , con lo Stato al di sopra dei cittadini, e per alcuni traumi storici che hanno portato ad una sfiducia nella capacità del Sistema di autoregolarsi ( Tangentopoli). Credo che questa situazione Giudiziaria e Legislativa generi inoltre quel fenomeno di corruzione che suppone di curare. La soluzione, per quanto suoni irrealistica ed ingenua, dovrebbe essere invece più cultura civica, più responsabilità e meno norme, ma chiare. In un paese più è elevato il grado di cultura generale, meno sono necessarie norme rigide e terzi che le facciano applicare. Essendo la nostra Cultura (atti concreti) economica, politica e sociale ai minimi termini, ciò provoca uno sbilanciamento nei poteri dello Stato e nel loro utilizzo. Il nostro enorme intrico di leggi e regolamenti non è quindi la manifestazione di una sopraffina cultura del Diritto, ma l'emblema di un Paese senza cultura. Un tasso di “devianza” così elevato non è probabilmente compatibile con una soluzione Giudiziaria, ma con una ”cura” culturale ed educativa. Detto questo, qual è lo Stato dell’apparato giudiziario in Italia? Riesce una visione Meritocratica a farsi strada nell’apparato giudiziario e a renderlo più efficiente? Mentre scrivo questo articolo la Legge Severino, per abbattere la spesa pubblica, sta provando a chiudere diversi Tribunali in Italia , ma il risultato della norma è più quello di spostare il personale sui Tribunali che rimangono aperti, producendo dubbi risultati di risparmio di spesa ma ,nel contempo, sicuri problemi di organizzazione e di efficienza.

E’ una riduzione della spesa quello che serve per rendere la Giustizia più efficiente? Direi di no. Se consideriamo i dati del Cepej i nostri indicatori di spesa sono infatti allineati e simili alla media europea. Il costo del sistema giudiziario italiano è abbastanza in linea con la media europea anche in relazione al rapporto spesa/pil e spesa per cittadino. Molto più basse sono invece le spese legate all’innovazione tecnologica e alla manutenzione delle strutture operative. In Italia abbiamo invece diversi multipli del numero degli avvocati di altre nazioni europee, come la Francia, e molte più leggi e procedure ben più lunghe da applicare. Semmai dovessimo considerare l'ampiezza del ruolo sociale che diamo alla Legge forse spendiamo persino troppo poco. Negli stessi Codici di Procedura penale e civile vi è una forte vena pubblicistica che nello spirito di accertare la verità in modo sempre più preciso, associata alla mancanza della responsabilità civile dei magistrati, porta i processi a durare un’infinità. In Italia non molti sanno poi che dal 1997 non si fanno più concorsi per impiegati amministrativi , mentre si assumono Magistrati e Avvocati, non sempre con metodi di selezione concorsuali rigorosi anche all’interno dello stesso Ministero. Nessuno degli ultimi 8 ministri della Giustizia si è poi preoccupato di convocare i dirigenti del Ministero sul territorio per approfondire con loro i cambiamenti organizzativi ed eventualmente delle leggi necessari per un miglioramento della performance del Settore, ma invece hanno reso la dirigenza immobile nel suo ruolo. La dirigenza di vertice del Ministero della Giustizia è fatta da magistrati, che non hanno, per forza di cose, alcuna cultura ed esperienza manageriale. Perché, ci chiediamo, il direttore delle risorse umane, quello dei beni e servizi, quello delle statistiche, quello dell’informatica, debbono essere magistrati? Possiamo permetterci oltre 200 magistrati fuori ruolo, quando l’arretrato della Giustizia è quello che conosciamo, e che suscita le condanne dell’Europa? Il quadro del “sistema giudiziario” vede quindi un alzamento preoccupante dell’età media di impiegati e dirigenti, la presenza di una Politica che entra spesso dall’alto a gamba tesa senza “studiare” bene i problemi, un sistema di gestione manageriale immobile e tecnologicamente obsoleto, che non utilizza strumenti di organizzazione.

Per ultimo ci sono tutta una serie di soggetti che ostacolano e complicano lo svolgimento di un naturale percorso giudiziario, all’interno e all’esterno dell’apparato Pubblico, non ultima una forte “litigiosità” sociale. Sono noti invece sistemi di misurazione del numero di dipendenti necessari per gestire determinate procedure utilizzati in Germania e Olanda, come sono stati sperimentati in Piemonte e condivisi anche dai Magistrati, pratiche organizzative semplici, per velocizzare e rendere più chiare le procedure , pur mantenendoci ancora più lenti della media europea ( Metodo Barbuto ). Rendere le sentenze più semplici e più veloci è infatti questione di organizzazione e di metodo, oltre che di impianto generale del sistema di norme. Perché non si estendono queste “best practice” in tutto il Paese? Una riforma dell'apparato giudiziario dovrebbe partire quindi da incisive riforme di carattere organizzativo, a partire da come si seleziona la dirigenza e da chi organizza e controlla le attivita', non da tagli di spesa che rischiano di produrre effetti inutili. Piu' in generale il rapporto tra Merito e Societa' dovrebbe ripartire da una sana rivisitazione del perimetro della Legge e da una riflessione seria sui nostri valori e sui nostri ideali. Sembra impossibile, ma slegare questo nodo, insieme a tanti altri (Lavoro, Pubblica Amministrazione, Sud Italia ) è sempre più importante per il Paese.

*Atti del convegno nazionale giovani commercialisti

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