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I problemi che stanno caratterizzando l’inizio di questo millennio rendono sempre più urgente un cambiamento dei modelli produttivi ed insediativi della società globale. Inquinamento, emissioni nocive, incremento demografico, crisi alimentare e cambiamenti climatici sono solo alcune delle problematiche che affliggono le città e l’agricoltura, creando problemi ambientali e riducendo la qualità e la sicurezza di ciò che mangiamo. In questo contesto si inserisce l’idea dell’Ing Matteo Benvenuti, peraltro già ampiamente conosciuta e studiata a livello globale, di vertical farm: un edificio eco-sistemico in grado di produrre e commercializzare cibo fresco, animale e vegetale, all’interno di una città, grazie a tecniche di coltivazione soil-less (fuori-suolo). Lo sviluppo di strumenti e metodi progettuali per la realizzazione di una vertical farm a zero emissioni nasce con l’intento di indagare le potenzialità dell’agricoltura verticale urbana come strumento di riqualificazione architettonica, energetica e sociale di aree urbane abbandonate. In particolare, Benvenuti ha analizzato la questione a 360°, cercando di comprendere se e come una vertical farm possa rapportarsi ad un contesto urbano come quello italiano, decisamente diverso da quello delle grandi metropoli americane, in cui ha origine il concept di questo tipo di edifici. L’idea è stata sviluppata studiando il progetto di un prototipo per un modulo di coltivazione verticale, che possa essere facilmente realizzato ed adattato a diversi ambienti e situazioni, caratterizzato da semplicità realizzativa, modularità, scalabilità e replicabilità.

Il prototipo si basa sull’idea di realizzare un edificio ipertrasparente, che accolga e protegga un impianto di coltivazione verticale acquaponico (che unisce l’acquacoltura con la tecnica idroponica, in un sistema a ciclo chiuso), al fine di consentire la coltivazione di specie vegetali (ortaggi) e animali (pesci), con un basso impatto ambientale e un’elevata qualità. Un edifico di questo tipo massimizza il volume coltivabile a disposizione, grazie allo sviluppo verticale della superficie, all’illuminazione naturale e alla tecnologia impiantistica, permettendo raccolti controllati di altissima qualità, senza l’uso di pesticidi e svincolati dalle condizioni atmosferiche e climatiche. Una vertical farm, a fronte di un investimento iniziale superiore a quello di una serra tradizionale, permette di abbattere i costi di produzione e i rischi tipici dell’agricoltura a terra, garantendo durante tutto l’arco dell’anno una produzione (vegetale ed animale) costante, di altissima qualità e sicura. Secondo Benvenuti, numerose sono le possibilità di integrazione di una simile struttura nei tessuti urbani delle nostre città. Ad esempio, se ne può ipotizzare la collocazione all’interno di un’area urbana abbandonata, dando vita ad un luogo di aggregazione in cui vengano venduti prodotti freschi, di qualità e a Km zero; oppure può essere affiancata a strutture pubbliche che prevedano un servizio di refezione, come asili, scuole, ospedali, uffici, in modo che abbiano a disposizione prodotti sempre freschi, controllati e qualitativamente molto elevati. Sarebbe interessante installare una vertical farm nei pressi o in adiacenza ad un supermercato, che ne venderebbe i prodotti; oppure la si potrebbe affiancare ad un’azienda agricola, per garantire una stabilizzazione della produzione durante tutto l’arco dell’anno, diminuendo l’impatto delle componenti rischiose e garantendo un maggior ritorno economico per gli operatori. Se integrato con il sistema di filiera corta dei produttori biologici locali, quindi, consentirà di migliorare la qualità dei prodotti che mangiamo, ridurre l’inquinamento e rendere le città autosufficienti dal punto di vista alimentare, incrementando la qualità e la sicurezza dei prodotti e riducendo la pressione sugli ecosistemi. Se inseriti all’interno progetti più ampi di riqualificazione, edifici adibiti a vertical farm permetteranno di incrementare la qualità della città e la vita dei suoi cittadini, rendendoli più sensibili all’ambiente in cui vivono e consapevoli del cibo che consumano. La realizzazione di strutture di questo tipo, che lavorino in rete tra loro ed in sinergia con i produttori locali, sarà possibile solo attraverso la collaborazione di tutti gli attori coinvolti: istituzioni, enti di controllo del territorio, professionisti, aziende, produttori locali, cittadini, consumatori. Strutture del genere porteranno le nostre città ad essere sempre più resilienti, una caratteristica che oggi più che mai sembra essere imprescindibile e non più rinviabile.

Il progetto di Benvenuti basato sui vantaggi delle economie di scala, supportato da studi di fattibilità e analisi economiche, risulta realizzabile ed efficiente. L’ostacolo più importante che si ritiene di dover abbattere, non è certo tecnologico o economico, bensì culturale: la vertical farm, in contesti come quelli nazionali, in cui una tradizione ben radicata guarda con difficoltà a innovazione e cambiamenti, un concetto di questo tipo potrebbe trovare numerose resistenze politico-sociali. Il quadro di crisi in cui volge l’economia mondiale da diversi anni, potrebbe, però, essere la leva giusta per spingere su proposte fresche e diverse, che portino nuove potenzialità, lavoro e risorse: è in quest’ottica che possiamo proporre il progetto di una vertical farm in Italia.

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vertical farmzero emissioniquale italia
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