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Scandalo parcheggi a Firenze, indagato segretario del sindaco Dario Nardella

Che decisioni prendere sui propri collaboratori, quando essi sono coinvolti in più inchieste, di cui l’ultima ha fatto emergere l’ipotesi di reato in corruzione elettorale? Se lo sta probabilmente chiedendo in queste ore il sindaco di Firenze Dario Nardella, che attendeva probabilmente il verdetto dei giudici (seguendo il principio di innocenza fino a prova contraria) sull'operato di uno dei suoi giovani collaboratori, Jacopo Vicini, in merito ai bandi sull’assegnazione della gestione delle piscine comunali nell’inchiesta soprannominata “Piscinopoli”, per cui il processo è ancora in corso. Ma che fine farà adesso il funzionario assunto su chiamata diretta, rimasto nuovamente impigliato, per fatti in realtà secondari rispetto alle più gravi accuse degli indagati principali, nella rete dell’inchiesta denominata “Free Parking”? L'inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Luca Tescaroli e dal pm Paolo Barlucchi, ha portato all’arresto del capo dei controllori di Sas (Servizi alla Strada) Nicola Raimondo e undici ausiliari del traffico. Colpiti dalla misura della sospensione dal pubblico esercizio altri sei ausiliari. Vicini ha attualmante incarichi ancora più importanti del passato, essendo stato assegnato al gruppo di esperti che segue i rapporti tra Comune di Firenze ed il nuovo proprietario della Fiorentina Rocco Commisso per la costruzione del nuovo stadio. Evidentemente il giovane democratico, già nello staff di segreteria di Matteo Renzi, si sa muovere bene nelle stanze del Comune, essendo riuscito ad ottenere qualche anno fa, fresco di laurea, un contratto con il Museo dei Ragazzi da quasi 40 mila euro all’anno. Fiorentino, di gradevole aspetto, sempre molto sorridente e dalle ottime frequentazioni, Vicini ha familiarità con le stanze di Palazzo Vecchio essendo anche figlio di un dirigente comunale. E negli anni ha saputo conquistare la fiducia dell’attuale sindaco Dario Nardella, adesso impegnato a gestire una situazione che ha creato seri danni di immagine, oltre che di cassa, al Comune di Firenze. L'episodio che viene contestato a Vicini, e per cui è finito indagato per "corruzione elettorale", risale al 23 ottobre 2018, quando il componente della segreteria del sindaco Nardella viene a conoscenza del fatto che uno dei controllori di Sas (Servizi alla Strada) arrestato, Vittorio Sergi, vuole assistere al concerto, già sold out, della ex band di Tommaso Paradiso “The Giornalisti”. Vicini, che secondo quanto appreso da fonti di Palazzo Vecchio  è anche incaricato di gestire biglietti per lo stadio e per concerti che il Comune ha in dotazione, avrebbe procurato a Sergi, tramite il funzionario Nicola Raimondo finito agli arresti, i biglietti per assistere al concerto in cambio di un sostegno elettorale alla sua candidatura per le elezioni comunali, poi ritirata. “Sono riuscito a avere quei biglietti - dice Raimondo al telefono con Sergi nelle intercettazioni telefoniche - ho chiamato Jacopo… E’ bravo, poverino, c’è da votarlo”. A ciò Sergi avrebbe risposto: “Se c’è da dargli una mano… A casa mia ‘un c’è problemi… la mia famiglia l’è tutta da quella parte”. In un’altra conversazione intercettata il 6 novembre 2018, il funzionario della Sas Nicola Raimondo spiega ad una donna del fatto che “Nardella avrebbe chiesto ed ottenuto da Jacopo Vicini la rinuncia alla candidatura al consiglio comunale perché era stato rinviato a giudizio”. Particolarmente grave, in tutta la vicenda, sembra essere la posizione di Vittorio Sergi, adesso in carcere, il quale avrebbe anche istigato alcuni suoi colleghi ausiliari del traffico ad assentarsi dal lavoro, falsificando gli orari dei verbali delle multe così da limitare il lasso di tempo in cui non risultavano emesse le contravvenzioni ed evitare così di destare sospetti. Agli arresti è finito anche uno degli ausiliari della sosta, che tra l'altro si sarebbe pure impadronito del denaro pagato da alcuni ignari automobilisti nel parcheggio del piazzale di Porta Romana: li avrebbe invitati a non usare il parchimetro e a pagare direttamente a lui. In un caso, per l'accusa, avrebbe ricevuto un panettone e una bottiglia d'olio in cambio di una multa non fatta. Le indagini relative all’inchiesta “Free Parking” sono partite casualmente nell’aprile 2018 quando un autista di un pullman tedesco ha sporto denuncia a seguito del pagamento di 40 euro, pare estorti in maniera intimidatoria, da due parcheggiatori abusivi per sostare sul lungarno Amerigo Vespucci. E’ emersa dalle indagini una vera e propria organizzazione malavitosa che taglieggiava gli ignari automobilisti, particolarmente nelle zone del Mandela Forum e dello stadio Artemio Franchi, molto frequentate in occasione di spettacoli e concerti. Gli incassi di tali parcheggi sarebbero finiti direttamente nelle tasche degli ausiliari alla sosta, i quali in molti casi avrebbero emesso ricevute fasulle. Ma l’organizzazione non si limitava ad incassare abusivamente gli introiti dei parcheggi. Andava oltre. Gli addetti al controllo della sosta non multavano le auto che avevano già pagato il “pizzo” ai parcheggiatori abusivi e cancellavano le multe agli amici. Il più agguerrito pare che fosse proprio Vittorio Sergi che aveva un controllo quasi capillare della zona limitrofa a piazzale Vittorio Veneto. Le intercettazioni parlano di un sistema collaudato del racket dei parcheggi in cui Sergi la faceva da padrone: Erano in diversi a conoscere quel «patto di ferro» tra controllori della sosta e abusivi. Così c’era chi chiamava per annunciare che andava a parcheggiare nella zona del consolato americano, volendo evitare la multa. Come quel titolare di una profumeria che telefona a Sergi per lasciare la macchina sul lungarno Vespucci per un’oretta. Lui lo rassicura e lo invita ad esporre una scatola di profumo sull’auto in modo da renderla riconoscibile. Poco dopo Sergi chiama il negoziante e chiede un profumo da regalare alla madre per Natale, invocando un buon prezzo. «Te lo faccio pagare al prezzo che costa a me, 35 euro», lo rassicura il commerciante. Un sistema collaudato anche per quanto riguarda l’annullamento delle multe. Bastava mandare la foto via whatsapp della sanzione e subito scattava l’eliminazione della stessa fatta a pezzi o gettata nel wc per non lasciare traccia. Per non parlare poi degli  “orari di lavoro” particolarmente flessibili: una pausa pranzo di tre ore e il classico cartellino timbrato per poi andare a fare shopping in qualche centro commerciale, come la volta in cui Sergi e una sua collega finiscono a Calenzano in un negozio di scarpe in orario di lavoro e incontrano casualmente una collega. Per coprirsi le spalle, i due, non sapendo di essere intercettati dalle microspie, studiano il piano per falsificare i verbali: «Adesso andiamo a fare qualche multa e mettiamo l’orario che vogliamo, così se qualcuno prova a dirci qualcosa, possiamo dimostrare che eravamo al lavoro». Nel corso delle indagini sarebbe emerso che i dipendenti Sas avrebbero fornito pettorine e blocchetti per “lavorare” ai parcheggiatori abusivi. Perquisiti gli uffici della Sas in via Marconi e via del Romito, oltre alle abitazioni del personale indagato che risiede nei territori di Firenze, Sesto Fiorentino, Scandicci e Bagno a Ripoli. Almeno tre dei parcheggiatori abusivi arrestati abitavano nell'Albergo Popolare di Firenze.

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