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Roma
Astronave aliena in via del Corso: “Apple store, l'urbanistica senza regole”

Di Andrea Catarci *

Roma è completamente fuori controllo urbanistico, sui piccoli come sui grandi progetti, sulle questioni ordinarie come su quelle straordinarie, sulla tempistica come sulle modalità autorizzative, al centro come nel resto del territorio. Le problematiche che ruotano intorno alla costruzione dello stadio a Tor di Valle riempiono le cronache in maniera quasi monotematica ma gli indizi che arrivano da altre vicende non sono meno inquietanti.

Un’astronave a via del Corso

Succede che compaia una sopraelevazione imponente di vetro, ferro e cemento sopra un terrazzo a via del Corso, vicino alla Galleria Colonna e a palazzo Chigi. Nell'edificio storico si sta realizzando il megastore della Apple, con apertura prevista in autunno dopo parecchi anni di ritardo sulla tabella di marcia. L’iter è durato più di dieci anni: nel 2010, quando era sindaco Gianni Alemanno, c’è stata l’apertura della conferenza dei servizi e a seguito di essa l’approvazione del progetto esecutivo; nel 2014 si è svolta una seconda conferenza con sindaco Ignazio Marino; nel 2018 la terza, con cui sono stati prorogati i permessi, ai tempi della sindaca Virginia Raggi. Probabilmente nell’avvicendarsi di diversi interlocutori, nel disegnare l’utilizzo delle superfici, nell’accorpare i volumi tecnici dei motori degli impianti e degli ascensori per ottenere aumenti di cubatura, nel modificare destinazioni d'uso, nell’eliminazione degli abusi preesistenti, qualcosa è stato autorizzato senza le necessarie verifiche su quello che ne sarebbe uscito fuori.

Secondo l’esecutivo pentastellato in carica, il progetto presenta elevati standard di qualità, con le attività commerciali ad alto tasso di innovazione e tecnologia che “andranno ad inserirsi nel contesto architettonico e urbanistico grazie ad un attento lavoro di conservazione e ristrutturazione”. La stessa sindaca Raggi a gennaio 2020 dichiarava la propria soddisfazione: "Le archistar tornano a scegliere Roma. Norman Foster ha disegnato la nuova sede della Apple in un edificio storico della città". Appena uscita fuori quella che è stata ribattezzata “l’astronave”, però, l'assessorato comunale all'urbanistica guidato da Luca Montuori si è affrettato a ricordare che loro non c’entrano, che il progetto viene da lontano e che eventuali controlli sulla conformità della realizzazione sono di competenza della Sovrintendenza statale.

La questione annosa dell’ex Fiera di viale Colombo

La scorsa settimana la Giunta regionale guidata da Nicola Zingaretti ha approvato la delibera sulla variante urbanistica relativa all’ex Fiera di viale Colombo presentata da Roma Capitale, quella denominata “Piano di utilizzazione delle aree in via Cristoforo Colombo, da Porta Ardeatina a via delle Tre Fontane – Ambito 2 – Risistemazione della Fiera di Roma”. Con questo provvedimento si avvia la riqualificazione attraverso la demolizione dei padiglioni esistenti e la ricostruzione di una superficie utile lorda pari a 44.360 mq, dei quali 35.488 mq residenziali e 8.872 mq non residenziali.

L’area viene abbandonata nel 2005, con il trasferimento delle attività tra via Portuense e l’autostrada per Fiumicino. Dopo i tentativi andati a vuoto di Walter Veltroni (2007) e di Gianni Alemanno (2011), nel 2014 la giunta Marino delinea l’attuale progetto, per opera dell’ex assessore Giovanni Caudo. Con esso si producono due importanti miglioramenti rispetto al passato: aumento di servizi pubblici, parcheggi e verde; riduzione dei metri quadrati di Sul a 67.000 (rispetto agli 87.000 e 91.000 delle ipotesi precedenti), destinati alla realizzazione di circa 216.000 metri cubi di volumetrie, ovvero a quelle che secondo le Delibere 132/97 e 142/2004 avrebbero dovuto essere i volumi complessivi.

In realtà il Municipio Roma VIII appura, in uno studio svolto dagli uffici tecnici, che nella vecchia Fiera i metri quadrati erano 44.360 - di cui 15.000 di proprietà di Investimenti spa, 10.000 di proprietà di Roma Capitale, poco più di 1.000 del Demanio e 18.000 abusivi, poi condonati – e richiede di non superare tale soglia nell’operazione di demolizione e ricostruzione, restando inascoltato. Poi Ignazio Marino viene sfiduciato con atto notarile prima di dare attuazione al provvedimento e nell’estate 2016 Paolo Berdini, l’ex assessore all’urbanistica della giunta Raggi, sulla base del documento municipale riduce la Sul a 44.360 metri quadri.

Da allora sono passati quasi quattro anni e la voglia di procedere alla riqualificazione si è volatilizzata. Con l’assottigliarsi dei margini di profitto la proprietà Investimenti spa – che ha come principali azionisti la Camera di Commercio con il 48%, Roma Capitale con il 28% e Regione Lazio con il 25% - reputa sia meglio aspettare e tentare di ottenere un nuovo incremento di Sul e cubature per i preziosi sette ettari e mezzo di superficie, scegliendo di lasciarli ancora all’abbandono. I tentativi in tal senso sono andati a vuoto fino al recente via libera della Regione, non è detto però che siano terminati.

L’abbassamento dell’attenzione nel contrasto all’abusivismo edilizio

Una miriade di abusi edilizi deturpano la città, senza risparmiare le aree di maggior pregio. Sui recenti fatti di cronaca che vedono funzionari di Roma Capitale e della società comunale Risorse per Roma sotto inchiesta per aver proceduto a sanatorie per situazioni incondonabili farà chiarezza la magistratura, mentre il cedimento e il netto calo d’interesse della giunta Raggi per la lotta all’abusivismo edilizio è un dato di fatto. L’ultima stagione di significative demolizioni è rimasta quella del 2009/2011 nel parco dell’Appia Antica, con oltre una trentina di interventi di rilievo effettuati dal Municipio Roma VIII. Già in quegli anni le destre guidate da Alemanno smantellano l’ufficio istituito allo scopo per volontà di Walter Veltroni e la Regione Lazio, quando arriva l’ex presidente Polverini, fa lo stesso. La macchina si inceppa del tutto, con le convenzioni per collaborazioni istituzionali e con la Polizia locale che vengono riposti nel cassetto insieme al sistema di controllo territoriale fotoaereo. Qualche cosa resiste solo per iniziative particolari, in particolare nel Municipio Roma VIII, grazie alla particolare competenza di Massimo Miglio, che dell’ufficio anti abusivismo sia comunale che regionale ha avuto la regia in due diversi momenti. A più riprese si segnala l’entità del fenomeno, uno stillicidio quotidiano di piccole e grandi violazioni in cui l’interesse privatistico prevale sul bene comune. Ma non basta evidentemente, tutto è fermo e l’interesse per tale tematica si è dissolto, proprio nella nostra città millenaria in cui sopra le cisterne di epoca romana e in mezzo ai monumenti dell’antichità si realizzano impunemente ville e attività ricettive, segno di ultra modernità arrogante. Quel poco che emerge è frutto della buona volontà dei cronisti, che denunciano e segnalano anomale trasformazioni. Si pensi a quanto accaduto con il megastore di Via del Tritone, con la demolizione dell’ex polo sanitario “Villa Bianca” nel quartiere Parioli Trieste, con il tentativo – sventato – di realizzare un McDonald’s a ridosso delle Terme di Caracalla. Attualmente i progetti sono fermi da quattordici anni presso gli uffici di Roma Capitale, che non consente il cambio della destinazione d’uso. Ora, con il decreto semplificazioni del governo, la realizzazione di tali lucrosi interventi sulla pelle del centro storico, con il pretesto della emergenza economica, rischiano di essere più agevoli.  

Roma ha bisogno di attenzioni e tutela per il proprio immenso patrimonio culturale, storico, archeologico, naturalistico, per i propri quartieri di ogni latitudine urbana. Chi si candida a governarla dalla prossima primavera 2021, a conclusione dello s-governo della sindaca Raggi, dovrà mettere tra le proprie priorità la creazione di una struttura di controllo urbanistico del territorio.

* Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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