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Roma
Camorra alla romana: ai domiciliari Claudio Cirinnà, fratello di Monica

Camorra alla romana: 28 arresti, beni sequestrati per un valore pari a 15 milioni di euro, tra cui la catena romana di ristoranti Da Baffo” e Baffo 2 e persino un nome eccellente, quello di Claudio Cirinnà, fratello della senatrice Monica e cognato del sindaco di Fiumicino, Esterino Montino, e che finisce ai domiciliari.

Da oggi gli affari a Roma e in altre città d'Italia della famiglia Senese, quella del capoclan Michele Senese, detto Michele 'o pazz', hanno subito un colpo pesantissimo da parte della Squadra Mobile di Roma e de militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto di altre unità operative del Corpo e della Polizia di Stato che hanno portato a segno un'operazione di “pulizia” delle infiltrazioni camorristiche a Roma e nel nord Italia, sino in Lombardia e Veneto.

Scrive nell'ordinanza di custodia cautelare la Procura di Roma: “Il “gruppo SENESE”, di origini napoletane, storicamente collegato al clan “MOCCIA” di Afragola, si è insediato stabilmente nella città di Roma negli anni ’80, dove è riuscito ad affermarsi tra le più influenti realtà criminali capitoline, dedicandosi principalmente al traffico di stupefacenti, alla gestione delle piazze di spaccio e al riciclaggio di proventi illeciti, accrescendo il potere criminale ed economico e agevolando la persistenza e la pervasività dell’associazione mafiosa di riferimento”. 

E ancora: “La Capitale è diventata il centro nevralgico per tessere le relazioni e i contatti con tutto il territorio nazionale, controllare le attività illecite e convogliare gli ingenti profitti ricavati in settore economici in cui è più facile investire denaro contante, non tracciabile. La famiglia ha costituito cosi un sistema criminale organico, strutturato e collaudato, che ha potuto contare innanzitutto sul ruolo diMichele SENESE che, anche durante il periodo di detenzione, ha continuato a coordinare e gestire le attività illecite della famiglia stabilendo la strategia criminale, mediante i messaggi criptici trasmessi ai familiari autorizzati a presenziare ai colloqui, in particolare il figlio (Vincenzo SENESE, classe ’77) e la moglie (Raffaela GAGLIONE, classe’59). In almeno due occasioni, il detenuto si è scambiato con il figlio, senza farsi notare dal personale di vigilanza, le calzature rispettivamente indossate”.

Le indagini sul clan

L’attività investigativa si è concentrata sia sulla ricostruzione minuziosa dei più recenti fatti delittuosi sia sui canali di investimento, individuati dalla famiglia Senese -soggetti del tutto incapienti e privi di reddito- e dai soggetti che gravitano intorno ad essa per “ripulire” e far “fruttare” le ingenti somme di denaro accumulate nel tempo e almeno in parte occultate, in maniera frazionata, in luoghi non convenzionali, spesso ricavati all’interno di diversi immobili nella disponibilità della famiglia. 

Più in dettaglio, le indagini hanno svelato una serie di condotte volte a dissimulare l’illecita provenienza del denaro mediante:

- la consegna del denaro contante a imprenditori collusi per specifici investimenti nelle proprie attività commerciali, con il riconoscimento di un tasso d’interesse usurario (anche del 10% mensile) alla famiglia Senese sul capitale prestato fino alla sua intera restituzione, e un ulteriore ritorno sotto forma di “utile” e altri benefit (vacanze, soggiorni, pagamenti spese mediche, assunzioni, mantenimento di familiari di detenuti ecc.);

-  la fraudolenta interposizione di persone fisiche e intestazione fittizia di persone giuridiche, anche di diritto estero, per immettere il denaro sporco nel sistema finanziario e nei circuiti dell’economia lecita, mediante apparenti contratti di prestiti/finanziamenti e altri documenti artificiosamente redatti, per eludere gli obblighi della normativa antiriciclaggio;

-  cambi frequente di prestanome con ripetute operazioni di cessioni di quote societarie.

In tal modo, Michele SENESE, attraverso il figlio Vincenzo, ha dato avvio, dopo gli arresti di alcuni partners commerciali romani attivi nel settore delle auto, a consistenti investimenti, per circa 500 mila euro, nel commercio all’ingrosso dell’abbigliamento, mediante società ubicate in provincia di Frosinone e Verona, la V.E.M. S.R.L. e la MANILA s.r.l di BARRETTA Massimiliano e la B.M.D. MODA S.R.L.di PAPA Bernardo.

Gli affari in Lombardia e Svizzera

Ulteriori 400 mila euro sono stati reimpiegati in Lombardia attraverso il supporto di due imprenditori operanti al Nord Italia ma di origine campana, VESTITI Giancarlo e SORRENTINO Antonio, perfettamente consapevoli dell’origine dei fondi. I fondi illeciti sono stati utilizzati, tra l’altro, per acquistare partite di capi d’abbigliamento a marchio “Colmar” e Disquared”.

Altre somme illecite, quantificate in 1 milione di euro, dapprima trasferite in Svizzera e gestite attraverso due soggetti giuridici esteri appositamente costituiti da un colluso imprenditore italiano residente in Svizzera- sono state impiegate per finanziarie attività imprenditoriali di una società milanese (con unità operative in Campania) riconducibili a due ulteriori soggetti contigui al clan. 

In questo senso, le evidenze investigative danno contezza di significativi collegamenti e flussi finanziari illeciti da/verso il paese elvetico, con inquinamenti di settori dell’economia lombarda e veneta, frutto dell’interposizione di società costituite ad hoc nel Nord Italia dove immettere nel circuito economico legale risorse finanziarie di origine criminale. 

Il business a Roma

Parallelamente, Angelo SENESE è riuscito a far confluire le risorse del gruppo criminale, con investimenti illeciti per oltre 230.000 euro, in note attività di ristorazione nella Capitale – tra le quali “DA BAFFO” e “DA BAFFO 2” – nonché in un importante stabilimento in provincia di Latina di produzione casearia, ricorrendo sempre a prestanome.

Particolarmente significative, inoltre, le condotte usurarie ed estorsive poste in essere nei confronti di un ex imprenditore romano operante nei settori dell’autonoleggio e della produzione cinematografica che, dal 2017, a causa di un perdurante stato di indebitamento, ottiene da Vincenzo SENESE, in cinque tranches, un consistente prestito di 130.000 euro a un tasso usurario del 120% annuo, con la conseguente impossibilità alla restituzione. Le risultanze investigative hanno evidenziato il persistente stato di assoggettamento della vittima, determinato da continue pressioni e minacce sia nei suoi confronti che dei relativi familiari. 

Un rapporto debitorio nei confronti del SENESE caratterizzato da continue e improvvise richieste di incontri de visu per verificare l’attendibilità alla restituzione del denaro; minacce di morte; richieste estorsive per 15.000 euro non rientranti nel rapporto usurario di più ricariche postepay e trasferimenti di denaro mediante money transfer; pagamenti di spese per viaggi di lavoro e di piacere dell’usuario, prestito forzoso della propria autovettura.

Inoltre, a danno dello stesso ex imprenditore sono emerse ulteriori condotte illecite commesse da due soggetti romani (padre e figlio), per l’erogazione di un altro prestito usurario di 138.000 euro (consegnati in quattro tranche con tassi del 120% annuo) con reiterate minacce di possibili violenze nei suoi confronti e dei familiari. Anche in questo caso, parte dei soldi dovuti a titolo di interesse venivano versati dalla vittima su carte di credito prepagate.

Infine, anche nei confronti degli imprenditori PAPA e BARRETTA, SENESE Vincenzo cl.’77 e il padre Michele, in corrispettivo di prestazioni in denaro per un totale di 200mila euro, si facevano riconoscere interessi del 4% mensile (48% annuo) sul capitale prestato, fino alla sua intera restituzione.

I beni sotto sequestro

Con il provvedimento restrittivo, attesa la puntuale ricostruzione patrimoniale, è stato altresì disposto, ed eseguito, il sequestro preventivo delle disponibilità finanziarie di alcuni indagati, di beni e società per un valore stimabile in oltre 15 milioni di euro:

-          il complesso aziendale di 10 società, tra cui 4 società attive nella ristorazione (tutte con sede a Roma), 5 nel commercio all’ingrosso e dettaglio di abbigliamento (ubicate a Frosinone Verona, Milano, Brescia e Bergamo) e 1 caseificio (con stabilimento a Pontinia, in provincia di Latina);

- 5 unità immobiliari (quattro in provincia di Milano e una a Napoli );

- 1 imbarcazione da diporto.

Who is who delle misure cautelari

SENESE Michele cl. 1957;

SENESE Angelo cl. 1962;

SENESE Vincenzo cl. 1977;

GAGLIONE Raffaella cl. 1959;

MASTROSANTI Domenico cl. 1959;

LEONE Tonino cl. 1962;

SORRENTINO Antonio cl. 1963;

CIRINNÀ Claudio cl. 1966;

VESTITI Giancarlo cl. 1968;

PRESUTTI Alessandro cl. 1973;

GIUGLIANO Giovanni cl. 1975;

BARRETTA Massimiliano cl. 1975;

CAROCCIA Mauro cl. 1976;

CAROCCIA Daniele cl. 1977;

CELANO Dino cl. 1981;

GREGORINI Emanuele cl. 1989;

6 misure degli arresti domiciliari nei confronti di: 

PAPA Bernardo Mauro cl. 1951;

ESPOSITO Elena Pasqua cl. 1985;

COSENTINO Alessandro cl. 1969;

D’ALESSANDRO Luca cl. 1982;

DI GIOVANNI Ugo cl. 1977;

CIRINNÀ Riccardo cl. 1994,

6 misure dell’obbligo di dimora a carico di:

OPPOLO Gennaro cl. 1993;

SENESE Vincenzo cl. 1990;

PEZZINI Emanuela cl. 1981;

PIANCATELLI Lucia cl. 1963 (nei cui confronti è stato disposto anche l’obbligo di presentazione alla PG);

D’ALOISIO Emilia cl. 1969 (nei cui confronti è stato disposto anche l’obbligo di presentazione alla PG);

MISERINO Francesco cl. 1975,

Claudio Ciriinnà secondo le indagini non sarebbe direttamente legato ai Senese ma avrebbe una vittima in comune on il clan. È accusato di usura, estorsione e autoriciclaggio ed è proprietario di un Bed and breakfast in Prati, in viale Giulio Cesare.

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