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Roma

La Procura ha aperto un fascicolo intestato "atti relativi a" in merito alla denuncia presentata dai Radicali nella quale si accusa Nicola Zingaretti di una presunta assunzione “sospetta”, da parte del Comitato Provvisorio Pd Lazio, avvenuta il giorno prima della sua candidatura alla presidenza della Provincia. L'apertura del fascicolo, si sottolinea, è un atto dovuto in relazione all'esposto. L'inchiesta è senza ipotesi di reato e senza indagati.
E fin qui le novità dalla Procura. Prima però la seconda offensiva radicale, con una conferenza stampa nel corso della quale uno ad una tutte le accuse sono state documentate. A parlare sono Giuseppe Rossodivita e Marco Pannella.
L'ASSUNZIONE SOSPETTA. Spiega Rossodivita: “La domanda che ci hanno fatto in molti è stata 'se vi foste alleati con Zingaretti l'avreste fatto lo stesso, avreste tirato fuori questi documenti?' Per quanto mi riguarda l'avremmo fatto lo stesso così come lo abbiamo fatto durante il Consiglio regionale dove non abbiamo esitato a depositare denunce riguardanti comportamenti, tutti da valutare, di esponenti del Pd. Forse è per questo che Zingaretti non ci ha voluti. Questi documenti sono giunti a Marco Pannella ovviamente dopo la notizia che Zingaretti aveva messo il veto sui nostri candidati, è chiaro ci siano giunti dopo e da parte di soggetti che hanno visto governare Zingaretti in Provincia e hanno pensato che i Radicali sicuramente non li avrebbero tenuti nei cassetti. Probabilmente al contrario queste carte non ci sarebbero giunte".

Zingaretti Pannella

LA REAZIONE DEL PD E I MEDIA.  “Il signor Zingaretti ritiene di essere una persona che non può essere neanche criticata? Forse ritiene che questi fatti dovevano semplicemente restare nascosti altrimenti non capisco la sua agitazione. Zingaretti  ha fatto sì che tutti i giornali titolassero su 'Radicali diffamatori'. In realtà la difesa di Zingaretti ha confermato punto su punto i fatti come da noi esposti, poi per quanto riguarda la legalità o meno di questo comportamento lo vedrà la magistratura. A me interessa che siano chiari i passaggi di questa vicenda e siano soprattutto chiari ai cittadini elettori rispetto ad una persona che parla di trasparenza”.
LE ACCUSE SULLE CONSULENZE. "Ho una questione quasi personale con il candidato Riccardo Agostini, che era capo segreteria di Montino, che dice che devo spigare le consulenze legali affidate al mio gruppo visto che son avvocato. Agostini non mi ha mai chiesto queste cose altrimenti gliele avrei spiegate e lui sa tutto perché è tutto on line. Ci facesse il piacere lui di mettere tutto on line sulle spese del suo gruppo. Anche lui si è meritato una bella querela”. Quindi l'elenco delle spese dei Radicali: “Una nostra consulente legale, Flavia Urcioli, ha mille euro al mese, militante radicale, che non fa parte del mio studio. L'altro, Giovanni Pesce, consulente è il nostro amministrativista, totalmente estraneo al mio studio. Poi abbiamo affidato un incarico all'avvocato Alessandro Nucarta per andare a contrastare davanti all'Ue il piano casa. Altro consulente legale è stato Anis e questo Agostini lo sa bene. Ora Agostini ci deve dire: che fine hanno fatto i soldi del gruppo del Pd. Li mettesse subito on line Zingaretti se vuole essere trasparenza e non predicarla soltanto".
I CONTI DEL PD. "Se il Pd chiede a noi delle fatture delle consulenze legali, allora domando ai campioni di trasparenza degli altri che fine hanno fatto i loro soldi. L'ultima notizia che abbiamo risale al settembre 2012. Nel bilancio precedente pubblicato dal Pd ci sono oltre 700mila euro di spese per manifesti. Visto che ci chiedono le fatture delle nostre consulenze legali noi chiediamo loro di vedere le fatture di questi 700mila euro. Ci fate vedere dove li avete affissi? Siccome poi i manifesti devono essere affissi secondo la legge e in periodo non di campagna elettorale possono essere affissi legittimamente solo sugli spazi del Comune di Roma e non ci risulta che il gruppo regionale Pd abbia pagato un euro di tasse al comune per farlo, ci dicessero dove li hanno affissi".
LA VIA D'USCITA. “Siccome sappiamo che la giustizia italiana è lenta, e siamo noi le vittime invece di una diffamazione mostruosa, possiamo anche rinunciare a querelare Zingaretti e tutti gli altri che con lui si sono lanciati a parlare di macchina del fango, c'è una procedura prevista dal codice che consente un giudizio davanti al giuri' d'onore. Sfidiamo Zingaretti e tutti coloro che hanno parlato di diffamazione, a confrontarci, documenti alla mano, pubblicamente davanti a cittadini e giornalisti, su questa vicenda per vedere se abbiamo raccontato fatti falsi o se invece sono così come li abbiamo raccontati ed esposti alla procura e così come Zingaretti, attraverso la sua difesa, ha confermato".

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