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Roma
Coronavirus: truffa delle mascherine, Ieffi dal gip: “Volevo aiutare l'Italia”

Coronavirus, l'imprenditore ciociaro Antonello Ieffi arrestato giovedì scorso per la truffa delle mascherine interrogato dal gip di Roma, Valerio Savio, respinge le accuse: “Non volevo arrecare nessun danno, anzi volevo aiutare il mio Paese in un momento così difficile. Sono pronto a dimostrare che non ho commesso nessun illecito”.

 

Ieffi, arrestato giovedì scorso con le accuse di turbativa d'asta e inadempimento di contratti di pubbliche forniture nell'ambito di un'inchiesta della Procura della capitale su un lotto di gara Consip da 15,8 milioni euro per l'acquisto e la fornitura di mascherine, è stato interrogato in videoconferenza dal carcere di Regina Coeli.

“È passata un'immagine del mio assistito - spiega l'avvocato Andrea Coletta che difende l'imprenditore insieme all'avvocato Claudio Acampora - che non corrisponde alla realtà dei fatti. Ieffi ha spiegato di aver inoltrato al delegato Consip sia un video ricevuto dal fornitore indiano con il carico di mascherine fatto arrivare in un deposito in Cina sia di avergli fornito il numero di telefono del magazziniere. Ma - sottolinea il legale - a quel punto si sono interrotte le comunicazioni con Consip. Inoltre ha chiarito che la merce sarebbe stata pagata al fornitore solo una volta arrivata in Italia e a seguito dei controlli sulla qualità dei materiali. Ora invieremo in Procura la corrispondenza via mail con il fornitore che testimonia quanto riferito oggi da Ieffi. Infine ha anche risposto chiarendo chi è il Max citato in un'intercettazione contenuta nell'ordinanza”.

I legali al termine dell'interrogatorio hanno presentato un'istanza per chiedere la revoca della misura cautelare in carcere e in subordine di detenzione ai domiciliari.

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