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Roma

La copertura è sempre la stessa: basta un'associazione culturale e magari uno psico-qualcosa nel comitato direttivo che inventa improbabili riunioni sull'essenza dell'eros al tempo dello spread e il gioco è fatto. Il lupanare, la casa d'appuntamento, il bordello si trasformano in istante in un luogo di culto della sessualità. Con tanto di programmi iniziatici e di percorsi border tra il finto esoterico e la copula tantrica.
Se n'è accorta la Polizia che ha redatto una sorta di mappa della prostituzione organizzata a Roma. Anzi, ai confini di Roma, in quell'area vasta di Roma nord dove il delirio del cemento ha fatto sorgere ville e villette nascoste tra colline e boschi.
In appena due settimane, due distinte operazioni hanno sollevato la biancheria di molto letti e divani nascosti tra i boschi. L'ultima operazione nel primo pomeriggio di sabato 9 febbraio, località Castelnuovo di Porto.
Raccontano Polizia e Carabinieri che hanno deciso di unire le forze. “Gli agenti del Commissariato Flaminio Nuovo ed i Carabinieri della Stazione di Castelnuovo di Porto, nella serata di ieri, hanno fatto irruzione nel locale ed hanno arrestato il gestore e la sua assistente, presenti all’interno di quella che, sulla carta, doveva essere un’associazione culturale senza scopo di lucro.Nonostante il cancello in ferro e la video sorveglianza, gli investigatori sono riusciti ad introdursi all’interno. La situazione è apparsa subito chiara.D ieci ragazze, tutte in abiti succinti, erano presenti nel locale per accogliere i clienti. In una saletta riservata, inoltre, è stato sorpreso un cliente ed una ragazza, facente parte dell’organizzazione, mentre stavano consumando un rapporto sessuale”.


Dalle indagini è emerso che la “forza lavoro” era tutta dell'Est e reclutata sulla strade consolari Tiberina e Flaminia dove spesso le ragazze sono in numero superiore agli alberi che costeggiano l'asfalto. Via dalla strada, al  riparo del circolo culturale Eden, incassavano metà dei compensi che i clienti pagavano. Ancora la Questura di Roma: “Dalla documentazione acquisita dagli investigatori si è accertato inoltre che le ragazze erano sottomesse ad un regime particolarmente vessatorio, in quanto da un “regolamento” reperito nel night, sono emerse le “dure” regole che dovevano rispettare le giovani per “lavorare” nel locale. Ad esempio, le stesse dovevano firmare un foglio di presenza di entrata ed uscita, pena la non retribuzione della quota fissa per la giornata, pagare una penale di 20 euro per ogni ora di ritardo nell’arrivo, e potevano essere licenziate incondizionatamente in caso di due assenze. Ma l’aspetto più inquietante della vicenda era la previsione di un vero e proprio tariffario che contemplava il prezzo “a minuto” delle prestazioni offerte e l’incitamento, previsto nello stesso regolamento, a consumare quanti più rapporti possibile in una serata, pena la perdita del “lavoro”.
Per il proprietario del locale, un italiani, e la sua assistente una ragazza rumena. Sono scattate le manette. L’uomo arrestato seguiva l’andamento degli ingressi e cronometrava il tempo che ogni ragazza trascorreva con il cliente dopo essersi appartata in una delle stanzette, annotandolo sul “foglio delle presenze”, mentre la sua complice, trovata in possesso di una cospicua somma di denaro contante, incassava il denaro a prestazione eseguita.
Ancora la Questura di Roma, stavolta a Morlupo, sempre hinterland nord della città. Scrivo gli agenti del commissariato Flaminio Nuovo nella relazione: “Sulla carta, doveva essere un’associazione culturale senza scopo di lucro. Quando gli agenti sono entrati all’interno, la situazione è apparsa subito chiara. Donne in abiti succinti, corridoi con luci soffuse divisi in piccole sale con tanto di divanetti e tende oscuranti, dove le ragazze intrattenevano i clienti per consumare rapporti sessuali a pagamento”.
La conclusione: “Da una prima ricostruzione, comunque, è stato accertato che le ragazze venivano assunte direttamente dal proprietario e percepivano la somma di 50 euro a serata solo per intrattenere gli avventori e fargli consumare bevande al bar. Il ricavato dalle prestazioni “extra”, invece, veniva diviso equamente tra gestore e “consigliere dell’associazione” ai quali le ragazze, a fine serata, consegnavano tutto il “malloppo”.
Locale chiuso grazie soprattutto alla documentazione rinvenuta: un’agenda manoscritta ove erano riportate cifre e incassi delle serate precedenti, il numero delle prestazioni sessuali consumate ogni sera e persino la durata.

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