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Roma
Eternit: poche ore al verdetto finale. Bonanni (Ona): "Indagare su Siracusa"

di Valentina Renzopaoli

Anche questa volta ci saranno le famiglie, madri, padri, fratelli delle quasi tremila vittime della fabbrica della morte. Si riuniranno fin dalle otto e trenta sotto le finestre del Palazzo di Giustizia a piazza Cavour, in attesa del verdetto. L'ultimo di una lunga storia di dolore e morte che va avanti da quarant'anni. E' infatti attesa per mercoledì 19 novembre la sentenza della Suprema Corte di Cassazione sul processo Eternit: i giudici dovranno decidere se confermare la condanna a diciotto anni all'unico imputato superstite, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, giudicato in primo e secondo grado a Torino, insieme al barone belga Louis de Cartier de Marchienne, morto qualche settimana prima della conclusione del processo d'Appello. Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto e difensore di parte civile di alcune delle vittime, ha scelto Affaritaliani per analizzare l'importanza di questo processo storico e anticipare i prossimi filoni d'inchiesta.
Avvocato Bonanni, cosa rappresenta il processo Eternit nella giurisprudenza italiana, in particolare per quanto riguarda i reati ambientali?
"Il processo Eternit fotografa, anche se solo in parte, la strage silenziosa delle vittime dell’amianto, e costituisce la pietra miliare per l’affermazione della responsabilità penale per i morti di amianto".
Quali sono i principi più importanti stabiliti dalle sentenze emesse dai giudici dei processi di primo e secondo grado?
"La sentenza di primo e quella di secondo grado hanno confermato quanto già da tempo sostenuto dall’Ona, e cioè che Stephan Schmidheiny fosse a conoscenza del fatto che l’amianto fosse cancerogeno e non solo non ne ha informato i lavoratori e i cittadini, ma ha fatto di tutto per negarlo, e continuare così a massimizzare il suo profitto, in Italia, con gli stabilimenti di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera, Bagnoli e Siracusa, come nel resto del Pianeta. Il processo ha confermato che l’epidemia è ancora in corso, e lo sarà ancora nei prossimi decenni".
Stephan Schmidheiny è stato condannato al risarcimento dei danni, per molte decine di milioni di euro, a favore di enti territoriali, associazioni, sindacati, singole famiglie. Queste disposizioni sono state ottemperate? I danni sono stati pagati?
"Stephan Schmidheiny non si è mai presentato in Tribunale ed è rimasto contumace, e in primo grado è stato condannato a 16 anni e in secondo grado la pena è risultata più severa (18 anni), sempre poco considerando che sono morte migliaia di persone e molti altri purtroppo perderanno la vita. Morti evitabili e quindi ancora più inaccettabili. Ora la Corte di Cassazione è chiamata all’ultima pronuncia, dopo di che se la condanna dovesse essere confermata non ci saranno più alibi di fronte all’istanza presentata dall’Ona di chiedere l’estradizione e il sequestro dei suoi beni, visto che il magnate svizzero non ha ancora risarcito i danni".
Lei avvocato, nel corso del primo grado, aveva chiesto la chiamata in causa della Repubblica italiana come responsabile civile perché rispondesse in solido insieme agli imputati. Come è stata motivata questa richiesta? Di cosa sarebbe responsabile lo Stato italiano?
"Come legale di parte civile ho ottenuto la chiamata dello Stato come responsabile civile, perché per molti anni si è permesso all’eternit di violare le leggi dello Stato e di provocare migliaia di morti. Dove erano lo Stato e le altre Istituzioni quando negli anni Settanta Stephan Schmidheiny faceva lavorare migliaia di persone senza maschere protettive, e senza informarle del danno dell’amianto? L’intervento di messa al bando dell’amianto, avvenuto con la legge del 1992, fu tardivo, e quindi lo Stato è a pieno titolo responsabile (come per il caso dei danni causati dal sangue infetto). Nel processo Eternit ha ottenuto l’estromissione, ma noi riproporremo l’azione risarcitoria  in sede civile, per ottenere giustizia".
Il magnate svizzero è stato dichiarato colpevole della violazione di tutte le norme sulla sicurezza per quanto riguarda i poli produttivi di Casale Monferrato, Cavagnolo, e anche Rubiera e Napoli-Bagnoli. Rimane aperta la questione, sollevata dall'Ona, sul sito Eternit di Siracusa. Su questo nuovo filone è stata aperta una nuova inchiesta? E a che punto siamo?
"Per il momento non c’è ancora la sentenza definitiva e ci sono altri fascicoli aperti, per altri decessi, che si sono verificati tra i dipendenti e i cittadini esposti, anche a Bagnoli e a Siracusa. Auspichiamo che ci sia giustizia per tutte le vittime, ce lo impone non solo la Costituzione ma anche la nostra coscienza, di cittadini e di uomini liberi, di lavoratori e di professionisti, un dovere etico e morale prima che giuridico".

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