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Roma
G8 di Genova: 19 anni fa ribellione e sangue. Il ricordo di Carlo Giuliani

di Andrea Catarci *

Era 19 anni fa, luglio 2001, Genova.

Erano i giorni delle mobilitazioni di massa preparate da lunghe e approfondite analisi nei mesi precedenti, nel social forum e nelle numerose organizzazioni aderenti, dove veniva sottoposto a critica radicale un intero modello di sviluppo ragionando su democrazia, welfare, ambiente, diritti, accesso alle cure, Nord e Sud del mondo, immigrazione, città, periferie, povertà, uguaglianza, redistribuzione della ricchezza.

Erano i giorni della ribellione al G8, del G8 che celebrava la globalizzazione, della globalizzazione difesa con le macellerie messicane dalle truppe, delle truppe in armi a presidio di sbarre e zone rosse, delle zone rosse a negare libertà, delle libertà irrinunciabili per una moltitudine vivace e determinata a costruire "un altro mondo possibile".

Erano i giorni della scuola Diaz, della scuola Pascoli, della caserma di Bolzaneto, ovvero delle torture pianificate e esibite in aggiunta a quelle ordinarie, profuse in abbondanza nelle quantità spropositate di gas urticanti, negli ordini di sparare e negli scontri con cariche senza via d’uscita.

Erano i giorni della sospensione della democrazia, in quella che Amnesty International ha definito "la più grave violazione dei diritti umani dalla fine della Seconda guerra mondiale".

Era il 20 luglio 2001, il giorno in cui a piazza Alimonda si presero la vita di Carlo Giuliani, per sempre ragazzo, per sempre dalla parte della ragione, per sempre sangue nostro, ucciso dai colpi di arma da fuoco partiti da una camionetta dei carabinieri. Dopo sarebbe venuta la propaganda di regime in massicce dosi, prima tesa a nascondere, negare, rigettare le responsabilità nel campo opposto, poi a equiparare un estintore e una pistola e ad offendere la memoria di un ragazzo e di una piazza che non cercava eroi ma protagonismo e giustizia sociale.

Era venerdì, a seguire sarebbero venute le manifestazioni imponenti del sabato e della domenica, con tanti singoli e gruppi che sentirono la necessità di aggiungersi e accorrere a Genova. Poi sarebbero venuti gli anni successivi, con la generazione del nuovo millennio in prima fila a richiamare le altre all’impegno, a intrecciare le analisi, la partecipazione e l'azione diretta, a ricostruire il filo rosso delle mobilitazioni, a scommettere sulla forza di trasformazione dei movimenti, a spiegare a tutti che la storia non si ferma e che a casa non si torna. Mai.

Nel nome di Carlo, per sempre Ragazzo.

* Andrea Catarci, coordinatore del Comitato scientifico di Liberare Roma

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