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Roma
Grasso, Scalia e Zanda. Ricchi, chic e tutti del Pd

di Alberto Berlini

Se i più ricchi tra i Deputati romani e laziali sono quasi tutti espressione dell'area di centrodestra spostandoci al Senato tutto cambia. Ecco la seconda parte dell'inchiesta che Affaritaliani.it dedica agli onorevoli eletti nella regione Lazio che siedono dal 2013 nei seggi della camera alta del Parlamento: per la maggior parte sono nomi noti solo all'interno delle mura di Montecitorio, frutto di una la legge elettorale che non permette di indicare la preferenza. Affaritaliani.it ha consultato i dati pubblicati sul sito di Camera e Senato incrociando i dati delle dichiarazioni dei redditi rese da deputati e senatori, con i report del loro lavoro ai seggi di Montecitorio. Ecco chi sono, almeno dal punto di vista finanziario, i rappresentanti dei cittadini.

Se la camera bassa del Parlamento ha una presidente, Laura Boldrini, con un imponibile “popolare” da 115mila euro, il discorso cambia al Senato dove la seconda carica dello Stato del Senato, il presidente Pietro Grasso, nel 2014 ha dichiarato un reddito imponibile di 316mila euro. Il magistrato stacca la nutrita truppa di senatori e senatrici del Pd guidata dall'ex presidente della provincia di Frosinone e poi consigliere regionale, Francesco Scalia forte di un reddito a tripla cifra di 143mila euro.

L'unico “portavoce” di Forza Italia incastonato tra i ricchi rappresentati del Partito Democratico è il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri il cui imponibile si ferma a 120mila euro. Nella lista dei volti della “sinistra” benestante imprenditori-politici o politici-imprenditori come come Luigi Zanda, ex IRI, ex consigliere di amministrazione del gruppo L'Espresso, segretario-portavoce di Francesco Cossiga, presidente del Consorzio Venezia Nuova, ex presidente di Lottomatica, presidente ed amministratore delegato dell'Agenzia romana per la preparazione del Giubileo sino allo scioglimento, ex presidente della Fondazione Palaexpo e consigliere onorario della Fondazione Caetani ed ex Consigliere di amministrazione della Raiin quota alla Margherita.
A quota 130mila euro si ferma Raffaele Ranucci, da sempre impegnato nel campo alimentare, svezzato alla res pubblica da Rutelli, nominato senatore da Veltroni, compagno di vacanze di Caltagirone e amico della destra alla romana di Fini e Italo Bocchino.
Per tutti percentuali bulgare di presenze ai seggi costantemente sopra al 90%. Tra i paperoni spicca l'attivista ambientalista e antinuclearista Loredana De Petris, già consigliere comunale a Roma e fondatrice dei Verdi Arcobaleno, ora tra i banchi di Sel guida l'ostruzionismo al ddl Boschi sulla riforma del Senato presentando circa 6,000 emendamenti di modifica al testo governativo. Dichiarazione dei redditi in tripla cifra con 126mila euro dichiarati al Fisco.
La De Petris stacca anche la donna forte del cerchio magico berlusconiano, l'ex pr delle discoteche romane Maria Rosaria Rossi, forzista dagli Anni '90 e che del partito dell'ex cavaliere è diventata l'esattrice con la missione di recuperare fino all’ultimo centesimo i contributi dovuti dagli onorevoli iscritti alle casse di Forza Italia. Così impegnata nel suo ruolo di amministratore straordinario del partito al posto di Sandro Bondi, da anni occupa le posizioni più basse tra i senatori meno presenti al Senato: nella legislatura corrente la sua percentuale, comprensiva dei permessi “missioni” si ferma al 46%.
E i grillini? La prima del gruppo dei pentastellati, dopo la diaspora di ben 4 senatori eletti nella circoscrizione Lazio, è l'istrionica Paola Taverna: per lei la prima legislatura da senatrice ha portato in dote un salto dai 16.413 euro dichiarati nel 2013 quando era ancora impiegata in un poliambulatorio di analisi cliniche, agli 88mila dichiarati nel 2014.

TUTTI I BIG
Si piazzano ai primi posti anche l’ex ministro Giuliano Tremonti oggi senatore con un reddito imponibile schizzato ad oltre 3 milioni di euro rispetto ai 940mila euro denunciati nel 2012. Stabile il reddito dell’avvocato di Berlusconi, il senatore Niccolò Ghedini, che dichiara 2,1 milioni.
Se tra i capigruppo alla Camera è Andrea Mazziotti, presidente dei deputati di Scelta Civica, il più ricco, con un reddito imponibile di 939.189 euro, seguito da Renato Brunetta, presidente dei deputati FI (214.689 euro), al Senato Zeller (Autonomie) stacca con 454.382 euro gli altri capigruppo di Palazzo Madama, e poca cosa sono i  114.532 dichiarati da Renato Schifani, capogruppo di Area Popolare e i 126.401 del presidente dei senatori di Forza Italia Palo Romani, più “povero” di Andrea Cioffi, capogruppo attuale del Movimento 5 Stelle che dichiara 181.047 di imponibile.

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