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Roma

di Fabio Carosi

La colata di cemento non si ferma più. “E tempo cinque anni metà della città più grande d'Italia sarà totalmente urbanizzata”. L'ennesima denuncia sul “sacco infinito di Roma”, arriva da Paolo Berdini, ingegnere, esperto di pianificazione urbanistica e autore di diversi libri su “usi e abusi del suolo” italiano, il quale afferma che la crisi economica non ha fermato gli appetiti dei costruttori. Anzi.
Ecco allora come a Roma, con le istituzioni che stanno a guardare, si consuma l'ultimo sfregio al territorio, quel consumo del suolo che ha portato la Capitale ad avere numeri impressionanti: una distesa continua di palazzo pari a 4.718 ettari, 20.351 ettari di zone industriali molte delle quali in abbandono e una regressione continua delle aree verdi in quello che era il Comune più grande d'Italia, circondato da una cintura verde invidiabile (Dati ricerca Ispra 2013).
BANCHE&COSTRUTTORI. Secondo Berdini è in atto una piccola rivoluzione del business. Prima le banche acquistavano immobili nel centro storico, poi la crisi ha cambiato le carte. Gli immobili dell'area di maggior pregio vengono acquistati da fondi sovrani, pensionistici e assicurativi e così le banche finanziano le valorizzazioni dei terreni in periferia dove l'importante è costruire, purché il valore messo a bilancio non sia solo quello della terra. Una specie di Monopoli alla romana dove la speculazione non è più sulla vendita ma sulla finanza. Dice Berdini: “I soldi ci sono e tanti e Roma è sotto il cannocchiale di tutto il mondo. Tutte le compravendite in corso sono mere operazioni finanziarie”.
COMUNE E REGIONE IN FINESTRA. “In questo scenario gli Enti stanno a guardare – denuncia l'urbanista – il nuovo piano casa approvato in Regione dalla commissione Urbanistica c'è ancora di tutto e di più. Anche questa nuova versione è scandalosa perché consente cambi di destinazione d'uso anche per opere mai iniziate. Oggi 1 milione di metri cubi destinati ad uffici possono diventare case senza problemi. Sostanzialmente il Piano Casa toglie le regole pubbliche ma almeno non intacca il suolo”. Anche sul Comune di Roma, Berdini lancia strali: “Marino? Siamo in attesa che capisca qualcosa. Per ora a scoperto a dicembre che Roma è sporca, tra un po' capirà che la vera partita come sempre si gioca sull'urbanistica”.

video roma cemento
 

LE ZONE A RISCHIO. Secondo l'urbanista che ormai il piano regolatore di Veltroni lo conosce a memoria, il “delirio” delle compensazioni e le nuove speculazioni permetteranno di realizzare a breve oltre 1 milione di metri cubi di cemento, un intero quartiere che avrà come unica strada di collegamento la via Ardeatina, dove il recente intervento voluto dalla Provincia e firmato da Zingaretti, nulla potrà contro la maledizione di un tracciato che è lo stesso del 1800, quando i pellegrini si recavano a cavallo al santuario del Divino Amore. “A rischio c'è il confine di Roma con Pomezia, la zona di Santa Palomba – dice Berdini – ma anche il litorale ha diverse operazioni in itinere. E lì con le autostrade il piatto è ricco”.
LO STADIO A TOR DI VALLE. “Sullo stadio voglio proprio vedere chi riuscirà a costruire senza speculare – afferma Paolo Berdini - la legge attuale dice che non si andrà in deroga ai piani regolatori e a meno che non la cambieranno, sarà un po' difficile costruire senza il supporto delle aree edificabili”.
LA PRIVATIZZAZIONE DELLA CITTA'. Mentre Roma è alle prese con la crisi economica, gli sfratti e l'emergenza abitativa che diventa un problema sociale e di ordine pubblico, Regione e Comune hanno varato un “piano d'emergenza” che ha il sapore di una beffa per i proprietari e serve a “calmare le acque”. Il provvedimento contiene un cavallo di Troia che genera una nuova graduatoria degli aventi diritto alla casa: entra chi ha occupato alla data del 31 dicembre 2013 e rischia la beffa chi sono anni che è in attesa nel rispetto delle regole. Conclude l'urbanista: “Col consumo del suolo procede sempre più velocemente la privatizzazione della città:  con 60 mila ettari che mancano finiremo per completare i 128 mila ettari di cubature previste dal piano regolatore di Veltroni, portato poi avanti da Alemanno. Metà di Roma sarà tutta palazzi”.

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