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Roma

Il ricorso al Consiglio di Stato era già pronto. Perché i Radicali non sono certo un partito che si arrende facilmente e avrebbe fatto tutto quanto previsto dalla legge pur di partecipare alle elezioni. Anche a costo di fare una campagna elettorale di poche ore.
Invece, a sorpresa, è arrivata la riammissione con la relativa candidatura a presidente di Giuseppe Rossodivita. La decisione è stata stata disposta dai giudici amministrativi della II sezione bis, presieduti da Solveig Cogliani, che hanno cosi accolto il ricorso presentato dalla lista con l'assistenza dell'avvocato Giovanni Pesce.

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In contestazione i provvedimenti del 27 gennaio e del giorno successivo dell'ufficio centrale regionale presso la Corte d'Appello di Roma che avevano escluso la lista che fa riferimento ai Radicali e ai consiglieri regionali uscenti Giuseppe Rossodivita e Rocco Berardo. Alla base dell'esclusione il mancato rispetto del principio della pari rappresentanza dei sessi in quanto presente una donna in più. Per far fronte a tale appunto della commissione elettorale, una delle donne presenti nel listino ha rinunciato alla candidatura. Tale atto però fu ritenuto tardivo e quindi la Commissione ha confermato l'esclusione. Di qui il ricorso al Tar del Lazio.
Male è andata invece alla lista civica "Insieme per la Regione Lazio", che vedeva tra i suoi candidati anche l'avvocato Giacinto Canzona. É stata respinta la richiesta di annullare il provvedimento emesso il 27 gennaio dall'ufficio centrale regionale presso la Corte d'Appello che aveva escluso la lista in quanto presentata nell'ufficio sbagliato.
Secondo i ricorrenti (in giudizio hanno sostenuto le ragioni della lista lo stesso Canzona e l'avvocato Anna Orecchioni) l'errore era stato causato da personale addetto all'ufficio. Secondo il Tar, ciò "non risulta comprovato, anzi da quanto documentato dall'amministrazione, le asserite circostanze non sono oggettivamente desumibili dagli atti del procedimento di presentazione delle liste". Non solo, secondo i giudici amministrativi "la normativa è chiara - si legge nella sentenza - nel disciplinare gli uffici competenti destinatari della consegna della documentazione da parte dei delegati delle liste. Inoltre - concludono i giudici - va rilevato che non sussiste alcuna normativa che obblighi o consenta la tramissione della lista ricevuta da un ufficio elettorale ad altro ufficio elettorale per competenza".

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