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Roma

di Fabio Carosi

Che ci fa un indiano scemo prigionieri su un treno che trasporta un pericoloso bandito? Insegue la sua ombra, il riscatto di un tradimento ai danni della sua tribù, quando poco più che ragazzino svelò un giacimento prezioso in cambio di un orologio patacca.
Johnny Deep dal 3 luglio torna sul grande schermo per Walt Disney in un'esilarante, quanto drammatica storia che oscilla tra la giustizia che non c'è e la nascita del capitalismo che ha acceso i motori dell'economia americana di fine Ottocento, con la ferrovia che ingoia territorio, massacra gli indiani e unisce l'Est con il selvaggio West. Tutto in The Lone Ranger.
Gore Verbinsky fa oscillare l'indiano tra follia demenziale e sacro coraggio, unendo due antitesi: saggezza e coraggio, insieme al fondamentalismo degli ideali che soccombono di fronte al nemico comune: l'avidità dell'uomo.
E via da un treno all'altro, con un cavallo sacro che spunta da una vetta e che lo scemo indiano fa anche parlare. Poi tra suggestioni della cultura indiana, comanches che sfidano la cavalleria e la deportazione, in un tripudio di fanta western con macchie di sangue horror l'avvocato (Armie Hammer) diventa uomo e si maschera anche lui, trasformandosi in un indiano bianco, perché contro la malvagità le anime entrano in empatia. C'è spazio anche per un insolito consiglio di amministrazione che si conclude con la nomina di un presidente.

E Deep? Da guida indiana diventa protagonista del western surreale e un po' sanguinario, dove un cattivo uccide un buono e ne mangia il cuore e solo la scena del muscolo palpitante ingoiato con disprezzo viene risparmiata. Il resto è da brivido western. Da vedere anche con i “clienti” di sempre della Walt Disney ma con l'accortezza di guidarli nelle scene più cruenti. D'altronde un po' di sangue ripaga delle scene mozzafiato di treni che volano, cavalli che diventano uccelli e indiani ovunque. Poi ci sono i cattivi che perdono come sempre. Solo che i danni li hanno già fatti. Sacro, storia, denuncia e fantasia.

LA SCHEDA.
Girato tra il New Mexico, l’Arizona, lo Utah e il Colorado, The Lone Ranger è un progetto che ha richiesto anche la creazione di numerose e imponenti scenografie che ospitano una potente miscela di dramma, commedia e avventura. Gore Verbinski si è avvalso del sapiente lavoro di esperti della tecnologia cinematografica: tra questi, il direttore della fotografia Bojan Bazelli, il montatore James Haygood, il supervisore effetti visivi Tim Alexander e il supervisore agli effetti speciali e premio Oscar John Frazier. Le mani esperte di Penny Rose, che già in passato contribuì a creare i caratteristici abiti di Jack Sparrow in tutti e quattro i film del franchise Pirati dei Caraibi, hanno creato dei costumi il più possibile autentici per il 1869. Gli abiti realizzati sono un’opera maestosa e creativa che ha previsto il coinvolgimento di piccoli eserciti di costumisti, sarte, cucitrici e addetti al taglio in grado addirittura di creare 700 costumi in un giorno per una scena con un gran numero di comparse.
In The Lone Ranger Johnny Depp e Armie Hammer sono affiancati da un cast di stelle internazionali tra cui Tom Wilkinson, nominato due volte dall'Academy Award per Michael Clayton e per In the Bedroom, vincitore di un Emmy (John Adams) e di un Golden Globe; Ruth Wilson, star televisiva in Jane Eyre e Luther; Helena Bonham Carter, due nomination all'Oscar e sei nomination ai Golden Globe (Il discorso del re, Alice in Wonderland); William Fichtner (che ricordiamo nelle produzioni di Jerry Bruckheimer Armageddon, Pearl Harbor e Black Hawk Down); il vincitore di un Emmy, Barry Pepper (The Kennedys per la TV, Il Grinta e Salvate il Soldato Ryan per il cinema; James Badge Dale (The Grey per il cinema, The Pacific e Rubicon per la Tv).

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johnny deepthe lone rangerwesternwalt disneyarmie hammer
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