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Roma

Beni per oltre 90 milioni di euro sono stati confiscati alla camorra dalla Dia di Napoli in un vasto territorio compreso tra Cassino, Sora e Gaeta. Si tratta di beni mobili e immobili sequestrati nel ottobre del 2011 ai pregiudicati Gennaro De Angelis, 69enne di Casal di Principe, Aladino Saidi, 35enne di Sora, e Antonio Di Gabriele, 67enne di Crispano (Na).
Il provvedimento è stato adottato dal Tribunale di Frosinone - Sez. Misure di Prevenzione - presieduta dal Tommaso Sciascia e composta dai giudici Marina Stirpe e Giuseppe Farinella. L’operazione ha consentito di sottrarre al sodalizio criminale, contiguo al “clan dei casalesi”, un patrimonio costituito da beni localizzati a Castrocielo (FR), Cassino (FR), Campoli Appennino (FR), Sora (FR), Arce (FR), Rocca di Mezzo (AQ), Gaeta (LT), Arpino (FR), e Roma. Venti società e relativi beni strumentali, immobili e mobili registrati, 2 ditte individuali; 26 fabbricati; 28 terreni; 19 veicoli tra cui tre Ferrari; 114 rapporti finanziari.
De Angelis, in particolare, stanziatosi nel basso Lazio all’inizio degli Anni ’70, ha rappresentato, secondo gli inquirenti, per lungo tempo, un punto di riferimento del “clan dei casalesi” fino a diventarne "caporegime", dapprima nell'organizzazione di Antonio Bardellino e, successivamente alla scissione, nel gruppo camorristico capeggiato da Francesco Schiavone "Sandokan" con il quale è imparentato.

clan casalesi ciociaria


Secondo quanto emerso dalle attività della D.I.A., De Angelis, avvalendosi della forza intimidatrice derivante dalla sua appartenenza al citato sodalizio, aveva formato un proprio ed indipendente gruppo criminale di tipo mafioso, definito “Deangelisiano”, realizzando, nella propria ”zona” d’influenza la commissione sistematica di numerosi reati, quali estorsioni, truffe, riciclaggio, ricettazione e, soprattutto, importazione da altri Paesi dell’Unione Europea di autovetture, in regime di evasione d'IVA. Per un periodo ha svolto anche la funzione di "procacciatore" e “fornitore di armi” al clan dei casalesi durante la storica guerra intestina che ha visto contrapposti i casalesi di "Sandokan" ai "bardelliniani". Ha partecipato alle attività estorsive nella zona d’influenza attraverso l’indicazione al clan, quali obiettivi contro cui destinare le richieste estorsive, delle attività economiche più fiorenti nel territorio sud pontino. Aladino Saidi è ritenuto organico al sodalizio camorristico deangelisiano. Socio di Gennaro De Angelis sotto un profilo finanziario ed economico, si impegnava, in particolare, nell’articolazione della frode all’Erario. Allo stesso sono state contestate diverse imputazioni per trasferimento fraudolento di valori con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose e per associazione a delinquere finalizzata alle truffe ed altri reati contro il patrimonio; Antonio Di Gabriele, è ritenuto un uomo di fiducia e prestanome di De Aangelis, con precedenti per reati di natura associativa, trasferimento fraudolento di valori, con l’aggravante prevista per i reati connessi ad attività mafiose, fittizie intestazioni di beni, nonché reati contro la persona, il patrimonio, in materia di armi ed altro.
 

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