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Roma
Ostia Antica, la follia dell'esclusione dal patrimonio dal mondiale Unesco

di Francesco Giro

Il centro storico di Roma, le proprietà extraterritoriali della Santa Sede dentro la Capitale e la Basilica di San Paolo Fuori le Mura sono considerati sito del Patrimonio culturale mondiale Unesco. Con questo riconoscimento, un atto certamente dovuto, viene riconosciuto lo straordinario valore culturale e storico di una grande Capitale, cuore della civiltà occidentale e memoria millenaria della nostra identità classica e cristiana.

A Roma sono stati individuati circa 30mila luoghi di interesse ambientale e archeologico. Il centro storico della Capitale è stato inserito nella lista Unesco nel 1980 ma dieci anni dopo, nel 1990, il sito, su richiesta della Santa Sede, venne allargato ai beni extraterritoriali del Vaticano e alla Basilica di San Paolo Fuori le Mura. E appunto da questo precedente si sviluppa da alcuni anni una battaglia per inserire nel sito Unesco di Roma anche Ostia Antica dato che, come abbiamo appena ricordato, già nel 1990 l’Unesco considera legittima la procedura di riconoscere l’emblema Unesco allargando un sito preesistente, quello della città storica di Roma, senza configurarne uno nuovo.

Anche Ostia Antica merita di entrare nella lista del Patrimonio mondiale dell'Unesco

Se il Ministero dei Beni culturali e il Comune di Roma daranno impulso alla candidatura, io la sosterrò. Quella su Ostia Antica è una battaglia che in molti portano avanti da diversi anni e poggia su basi solide. Visto che gran parte della città di Roma è già patrimonio Unesco, sembra incredibile che non lo sia Ostia che ne era il porto antico in età imperiale. E’ stato un errore del passato non inserirla nella lista e ora va riparato. L'area archeologica di Ostia Antica, è di grande pregio ed è molto più preziosa di Pompei, comunque straordinaria, ma situata ai margini dell'Impero, nella sua provincia. Le domus di Ostia Antica non hanno nulla da invidiare a Pompei e nell’iconografia dei simboli e nella raffinata fattura degli affreschi sono di gran lunga superiori. E nella lista Unesco andrebbe inserita un'area assai più ampia della zona archeologica di Ostia perché riguarderebbe pure tutto il Borgo antico e alcune strutture architettoniche razionalistiche del ventennio fascista situate sul lungomare. I benefici per Ostia sarebbero notevoli per il turismo, la cultura locale, l'economia di una città che soffre di malgoverno e di diffuse infiltrazioni di carattere mafioso. La procedura per allargare il sito di Roma è certamente complessa ma ovviamente più semplice di quella che sarebbe necessario avviare ed istruire per inserire nella lista un nuovo sito. Tuttavia si dovrà comunque insediare una commissione scientifica di esperti che devono integrare e quindi aggiornare il piano di gestione del sito che verrebbe ampliato nei suoi confini e segnatamente esteso verso il litorale romano. Il piano deve essere convincente sotto il profilo culturale, sociale e turistico e sostenibile sotto il profilo ambientale, logistico e urbanistico. Si dovrà dimostrare che l’inserimento nella lista porterà grande beneficio al territorio in termini economici e sociali. In questa procedura devono collaborare, in una sorta di triangolazione, il Comune di Roma, che finora ha stentato a promuovere l'iniziativa nonostante fosse stato sollecitato da molte richieste, il Ministero dei Beni Culturali e la Commissione nazionale Unesco che prepara un’istruttoria e redige il dossier da mandare a Parigi dove risiede il comitato Unesco decisore. Questa triangolazione Campidoglio-Mibact-Commissione nazionale Unesco, finora non si è mai realizzata sulla vicenda di Ostia Antica. In passato è stata avanzata una riflessione sotto l'impulso di Forza Italia in Campidoglio ma l'unico risultato prodotto dal Comune di Roma è stato, nel giugno 2017, una sorta di comunicato stampa con molti buoni propositi che non hanno avuto alcun seguito. Una nota redatta per altro in modo reticente perché non si è fatta menzione dell'impegno di Forza Italia che aveva presentato una mozione, accantonata dal M5S, sul tema. Oltre a non avere riconosciuto i meriti delle forze politiche e sociali impegnate in questa sfida, il Campidoglio non ha prodotto altro sulla candidatura di Ostia Antica. La sindaca Raggi e il vicesindaco Luca Bergamo hanno mostrato un interesse anche sincero, ma attualmente la questione non rientra fra le loro priorità. Ora occorre rilanciare l’inserimento di Ostia Antica nella lista del Patrimonio mondiale.

Personalmente l'ho fatto a più riprese a livello nazionale, il consigliere comunale Davide Bordoni in Campidoglio e analoga azione è stata portata avanti nel X Municipio, cioè quello di Ostia, da Mariacristina Masi. Il Ministro dei Beni culturali Dario Franceschini dopo una visita a Ostia Antica, durante l'ultima campagna elettorale del 2018, fece molte promesse che poi non si sono tradotte in atti concreti con i governi che si sono susseguiti e che oggi vedono di nuovo Franceschini alla guida dei Beni Culturali. Giunti a questo punto mi corre l’obbligo di riproporre integralmente due documenti significativi: la Mozione presentata in Campidoglio da Forza Italia, ma poi accantonata dalla maggioranza e una interrogazione parlamentare sempre di Forza Italia illustrata in Senato per denunciare il degrado di alcuni beni archeologici e ambientali di Ostia, che tuttavia non ha sortito alcun effetto.

1) Mozione al Comune di Roma

Ostia è ormai desolata terra di nessuno. La cultura è socializzazione, riscatto dal degrado ambientale e morale.

La mancanza di radicamento al territorio e la scarsa conoscenza del suo patrimonio producono disorientamento e mancanza di fiducia nel futuro. Come tutte le zone desertiche ha bisogno di luce e nutrimento. Questi sono la cultura, il lavoro, il benessere sociale. Per frenare il degrado anche morale è necessario legare nuovamente gli abitanti al loro territorio e alla sua memoria storica. La periferia non ai margini della cultura, ma cultura essa stessa.

Ostia ha un patrimonio inestimabile: l’area archeologica e il Castello di Giulio II con il borgo medievale. Area archeologica di circa 70 ettari con testimonianze uniche al mondo. Descrive in ogni minimo dettaglio, con i suoi monumenti, la vita quotidiana, (dal IV secolo a.C. al VI secolo d.C. e oltre) di età romana: dalla tintoria-lavanderia (fullonica), al panificio (molino), alle differenti tipologie di luoghi di ristoro (tabernae vinariae, popinae, cauponae), intrattenimento (lo splendido Teatro), cura del corpo e dello spirito (le Termae). Annovera al suo interno i luoghi di culto, le corporazioni lavorative, i magazzini per le derrate alimentari (horrea); esplica con l’alzato dei suoi edifici le diverse fasi architettoniche e di destinazione d’uso: domus gentilizie, insulae, domus tardo-antiche e i celebri esempi di pianificazione urbanistica promossi dall’imperatore Adriano (117-138 d.C.). Proprio nell’ambito dell’edilizia abitativa uno dei capisaldi dello studio delle varianti è il gruppo costituito dalle Domus tardo-antiche, dove avevano alloggiato, probabilmente, gli ultimi senatori pagani, personaggi di raffinata cultura e umanità. Da un punto di vista religioso sono attestate le memorie legate ai culti tradizionali, particolarmente interessanti, come il culto oracolare di Ercole, quello tributato a Vulcano, ai Dioscuri, alla Bona Dea e quelle relative ai culti orientali con la presenza in situ di diciotto mitrei, del Campus della Magna Mater, con il Tempio della Magna Mater, di Attis, di Bellona e la Schola degli Hastiferi e dello straordinario quartiere dedicato all’iniziazione e al culto di Iside e Serapide. Tale complesso di edifici è simile a quello illustrato da Apuleio di Madauria nelle sue Metamorfosi. Ad una delle novelle più importanti del libro, quella dedicata ad Amore e Psiche, si ispira la Domus tardo-antica dello stesso nome, presso via della Foce, corredata da preziose decorazioni in opus sectile di marmo ed una Domus di Apuleio è stata, probabilmente, la dimora dello scrittore. Ciò che differenzia notevolmente Ostia Antica da Roma e Pompei, rendendola assolutamente unica, è l’aver proseguito il suo arco cronologico rispetto alle città vesuviane, il cui flusso vitale si arresta nel 79 d.C. Per quanto riguarda Roma, possiamo stabilire che Ostia ne fu un riflesso, Roma è Ostia.

Certamente la capitale dell’Impero ebbe un aspetto di grande prestigio, ma noi ad Ostia abbiamo un’opportunità straordinaria che Roma non può offrire sepolta sotto un monumentale interro, possiamo camminare fra le sue abitazioni, godere di una vista superba dai piani rialzati, percorrere le aule delle Terme, giungere sulla riva del mare (in cui si ambienta il dialogo dell’Octavius di Minucio Felice che la definisce amoenissima civitas) dove è collocata una delle più antiche Sinagoghe del mondo; il passato si snoda senza soluzione di continuità, allora come ora. L’antica Ostium posta alla foce del Tevere è inoltre fonte inestimabile per la storia degli studi e degli scavi; molti elementi marmorei, ad esempio, sono stati riutilizzati già nel XII secolo in città come Amalfi, Firenze, Pisa. Si possono ricostruire le straordinarie campagne di scavo portate avanti dai più noti studiosi e antiquari dal XVII secolo in poi, i cui materiali archeologici sono conservati in musei e gallerie, fra cui i Vaticani. Non ultimo è caratterizzata da interessanti esempi di vegetazione, dovute all’habitat e alla scelta iconografica-politica di archeologi e architetti degli anni venti, trenta e quaranta del XX secolo, legati a quella famosa Esposizione Universale del 1942, per cui fu intrapreso e portato a termine da Calza e Gismondi, fra il 1938 e il 1942, lo straordinario scavo per l’Esposizione Universale del 1942 mai realizzata.

(Bibliografia Carlo Pavolini, Ostia, Bari 2006)

Il Borgo e il Castello di Giulio II hanno una valenza che va al di là dell’importanza architettonica e artistica.

Il Castello le cui fasi costruttive più importanti sono relative a Martino V e a Giulio II, è uno degli esempi più importanti di architettura militare rinascimentale in Italia.

Allo stesso modo il borgo, l’antica Gregoriopoli di Gregorio IV (827-844 d.C.), presenta importanti peculiarità per la sua planimetria e le abitazioni a doppia schiera, voluti da Guglielmo d’Estouteville, vescovo di Ostia dal 1461 al 1483. All’interno del borgo fortificato, le cui possenti mura sono ugualmente attribuite al d’Estouteville, sorge la cattedrale di S. Aurea, il cui aspetto odierno rinascimentale nasconde l’antica basilica cimiteriale dedicata alla santa, martirizzata sotto Claudio il Gotico (268-270). Non lontano è l’Episcopio, voluto dal cardinale di Ostia Raffaele Riario (1515-1513) affrescato da Baldassarre Peruzzi e dalla sua scuola, a cui si attribuiscono anche gli affreschi all’interno del Castello. L’intero complesso di edifici ha un’importanza testimoniale unica nel panorama nazionale.

L’abitato alto medievale del IX secolo, infatti, si era sviluppato presso la sepoltura della martire Aurea utilizzando i tracciati stradali che si intersecavano all’interno dell’area funeraria, collegandolo all’antica via Ostiense (via dei Romagnoli), mentre la basilica dedicata alla santa sorgeva su un’antica necropoli pagana.

Il piccolo insediamento rimase sempre strettamente legato all’antica città di Ostia, sia per l’utilizzo dei marmi ridotti in calce o reimpiegati nelle nuove costruzioni, sia per il legame devozionale con l’oratorio di S. Ciriaco presso il teatro romano. La rocca è un vero palinsesto di fasi architettoniche e possiede ancora, quasi intatto, il bagno papale, definito anche “stufa”. La riscoperta della cultura termale antica sembra avere un nuovo sviluppo in Italia e in Europa nel tardo Medioevo e poi nel Rinascimento.

Il papa guerriero Giulio II, dedito alle armi e alla caccia, ne volle tre: a Castel S. Angelo, nei Palazzi Vaticani e nel Castello di Ostia, costituendo, dunque, quest’ultimo una testimonianza straordinaria.Testimonianza quindi degli usi e costumi del tempo, come la ceramica esposta nell’allestimento museale, all’interno del castello. Importante per la ricostruzione della figura di papa Giuliano Della Rovere l’apparato iconografico degli affreschi dell’Episcopio e dello scalone monumentale del Castello, ultimamente restaurati, che descrivono le campagne di Traiano contro i Daci (101-107 d.C.) e le imprese di Ercole, alludenti alla sua figura di imperioso combattente, realizzati mirabilmente da Baldassarre Peruzzi e dalla sua scuola.

Del resto illuminanti per ricostruire la storia del monumento e di chi in essa aveva vissuto, anche i graffiti presenti in vari ambienti del castello datati in epoca tardo-rinascimentale, mentre altri sono relativi al suo uso come prigione pontificia, quando con Pio VII (1800-1823) e Pio IX (1846-1878) si intrapresero i grandi lavori di scavo nella vicina città antica.

(Bibliografia Simona Pannuzi, Il Castello di Giulio II ad Ostia Antica, Firenze 2009).

Tutto ciò premesso e considerato l’Assemblea capitolina dà mandato al Sindaco e alla sua Giunta di attivare ogni procedura utile all’inserimento dell’area archeologica di Ostia antica, del Castello di Giulio II e del suo Borgo antico nel Patrimonio universale Unesco per la valenza storica e culturale che essi esprimono e per le opportunità che determinano per il benessere e la crescita sociale ed economica dell’intero e più ampio territorio, dal litorale al suo vicino entroterra.

2) Interrogazione parlamentare al Senato

Premesso che:

il decimo municipio è stato istituito dall'Assemblea Capitolina l'11 marzo 2013; è l'unico municipio al di fuori del Grande Raccordo Anulare, comprendente i soli sbocchi sul mar Tirreno della Capitale, ed è un'area di grande interesse archeologico per gli scavi di Ostia antica e i numerosi reperti emersi lungo la via Ostiense; è molto frequentato non solo dai romani, ma anche dai numerosi turisti che arrivano da ogni parte del mondo; e premesso anche che su questo territorio insistono numerosi siti che vivono una triste realtà come: la villa di Plinio all'interno della pineta di Castelfusano, dove l'ultimo incendio ne ha aumentato il degrado; Tor Boacciana, la più antica di Ostia risalente al 1420, chiusa, mai fatta visitare al pubblico pur essendo parte degli scavi di Ostia antica; la villa dei Bovacciani, completamente abbandonata, ricoperta da una foresta di arbusti; la villa a Dragoncello, che è divenuta una palude nella parte appena scavata, visitata dai ladri che ne stanno distruggendo la bellezza; Tor San Michele, sita ad Ostia ponente, disegnata da Michelangelo e costruita tra il 1564 e il 1568, abbandonata al degrado e mai aperta al pubblico, ad eccezione di una giornata a maggio del 2017 che ha registrato la presenza di 3600 persone; e premesso anche che alcune riviste di archeologia segnalano lo stato di degrado delle ville romane all’interno della pineta di Castelfusano e ad Acilia; il fontanile distrutto nella pineta delle Acque Rosse; zone storiche di Ostia, mai curate, come Fiumara e l’Idroscalo, trasformato in cantiere navale; i fortini di guerra, alcuni ancora integri e tante altre bellezze che potrebbero diventare nuovi percorsi turistici; e che questi tesori archeologici di Ostia, sopravvivono grazie al lavoro di associazioni, molte delle quali, senza scopo di lucro, curano quel che possono e come possono, superando le difficoltà create dalle farraginose pratiche burocratiche, necessarie al rilascio delle autorizzazioni da parte dei funzionari responsabili dei beni;

considerato che:

il 52% delle aree archeologiche statali è concentrata al centro sud e nelle isole e che l'Italia risulta essere piena di luoghi ignoti, poco conosciuti e per nulla valorizzati; che il MiBACT, negli anni ha privilegiato i musei puntando alla loro valorizzazione, trascurando le soprintendenze per i beni architettonici e paesaggistici,

per sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza di quanto esposto in premessa e se non ritenga necessario intervenire attestando la necessità di un'attenzione più pronunciata per l'archeologia e tutelando il patrimonio archeologico più bello al mondo;

se, dato l'impegno delle numerose Associazioni che si muovono a tutela e a difesa dei siti locati nel decimo Municipio, voglia supportare il loro lodevole operato, snellendo i numerosi rimandi burocratici per l'affidamento e la gestione delle aree citate e programmare un giusto impegno economico.

Ecco due documenti che riassumono da un lato la preoccupazione per un sito culturale, quello di Ostia antica, che ha bisogno di essere tutelato e valorizzato e dall’altro la grande speranza di vederlo inserito in una lista così prestigiosa come quella dei beni materiali dell’Unesco.

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