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Roma
Processo Eternit, dopo 40 anni la Cassazione. Tremila vittime: l'amianto alla sbarra

di Valentina Renzopaoli

Quasi tremila vittime tra lavoratori, familiari, cittadini vicini alle fabbriche di Casale Monferrato, Cavagnolo, Rubiera e Bagnoli, che hanno respirato per anni le fibre killer. Migliaia di carte, registrazioni, file, corrispondenze e documenti sequestrati: si apre a Roma il terzo e ultimo atto del più grande procedimento penale per reati ambientali della storia, un processo che ha scritto la storia giudiziaria in materia di amianto. Mercoledì 19 novembre è fissata l'udienza davanti alla Suprema Corte di Cassazione del cosiddetto "processo Eternit", iniziato circa quarant'anni fa con le rivendicazioni dei sindacati casalesi sulla sicurezza dei luoghi di lavoro e proseguito poi a partire dall'aprile 2009 nelle aule dei tribunali.
Un gigante giudiziario che per la prima volta ha avuto il coraggio di mettere sotto accusa e poi condannare i vertici di una potentissima lobby industriale che per mezzo secolo ha gestito la produzione dell'amianto.
Alla sbarra erano finiti gli ex vertici della multinazionale Eternit, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny e il barone belga Jean Louis De Cartier. Alla Corte di Cassazione ora il compito di confermare o rigettare il verdetto della Corte d'Appello di Torino emessa il 3 giugno 2013. La sentenza, contenuta in ottocento pagine, confermando l'impianto accusatorio sostenuto dal dottor Guariniello e dalle difese delle parti civili, aveva condannato il magnate Schmidheiny a diciotto anni di reclusione per disastro ambientale e omissione dolosa di misure di sicurezza; pena superiore a quella dei sedici anni stabilita dal primo grado di giudizio. L'altro imputato, il barone belga Louis De Cartier De Marchienne era invece deceduto poche settimane prima della sentenza. "La produzione del cemento amianto in Italia è proseguita per quasi un decennio dopo che fu resa nota la sua pericolosità solo per effetto dell'opera di disinformazione consapevolmente promossa da Stephan Schmidheiny" si legge in un passaggio della sentenza.
Milionari i risarcimenti stabili dai giudici della Corte d'Appello: 30,9 milioni di euro per il comune di Casale Monferrato, 20 milioni per la Regione Piemonte, 350mila euro per la Regione Emilia Romagna, 5 milioni di euro per la Asl di Alessandria. Risarcimenti a cui non è stato dato seguito: Stephan Schmidheiny è infatti rimasto contumace e le stesse società del suo gruppo non hanno ancora ottemperato alla disposizioni della sentenza.
L'unico superstite della multinazionale dell'amianto è stato dichiarato colpevole della violazione di tutte le norme sulla sicurezza per quanto riguarda i poli produttivi di Casale Monferrato, Cavagnolo, e anche Rubiera e Napoli-Bagnoli. Rimane invece aperta la questione, sollevata dall'Osservatorio Nazionale Amianto, delle responsabilità per quanto riguarda il sito Eternit di Siracusa, per il quale le indagini della Procura della Repubblica di Torino sono iniziate soltanto con gli esposti inoltrati a partire dal febbraio 2012.

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