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Roma

 

di Alberto Berlini

Talent show brandizzati, consigli per gli acquisti che diventano reality: dimenticate lo spot a metà programma: è il format stesso a diventare pubblicità. Gli occhi dei telespettatori neppure individuano più gli inserti commerciali: come direbbero gli addetti ai lavori del product placement, il "Branded Entertainment" è dilagante e dopo aver stregato anche il grande schermo, ha trovato il suo terreno fertile nella Rete.

Il marchio si dissolve in secondo piano, ma proprio così diventa sempre più presente, riconoscibile diventando una vera e propria icona. Esempi della commistione tra pubblicità ed intrattenimento il format “La Casa degli Assi”, che dalla rete ha invaso la tv satellitare, l’adventure reality “Calzedonia Ocean Girls”, in cui il nome del brand è presente già nel titolo, ma anche “RDS Academy”, il talent per aspiranti speaker radiofonici che ha catturato l'attenzione del primo semestre del 2014.

Se Calimero, nel 1954, riuniva grandi e piccini attorno all’unica tv di casa, il nuovo must dei pubblicitari è puntare sulla costruzione di cortometraggi, talent e web series attorno ad un unico marchio, con lo scopo di far rivivere quel legame intimo con lo spettatore/consumatore, chiave di volta per una comunicazione più efficace ed impattante. Con il 20% all’attivo nel settore degli investimenti, il contenuto sponsorizzato si fa strada con previsioni di crescita esponenziale entro la fine del 2014.

La comunicazione pubblicitaria cambia e si reiventa?
“Negli ultimi anni coloro i quali hanno ricercato un coinvolgimento di tipo emotivo con i clienti, investendo in contenuti brandizzati, hanno ottenuto un considerevole vantaggio competitivo sulla concorrenza – spiega ad Affaritaliani.it Massimo Romano, Media Hunter e A.D. di Spencer & Lewis - E' la sintesi di un processo economico, tecnologico ma anche politico, se pensiamo che tutto è partito nel 2010, quando fu il decreto Romani ad autorizzare il product placement in tv - continua Massimo Romano -  E' l'evoluzione di quello che, in realtà, succedeva già nel 1957 con Carosello, quando Tognazzi, Chiari, Vianello & Co. Tuttavia non possiamo soffermarci solo sulla televisione, dato che i Branded Content sono anche web series, video virali, digital contest, eventi live, fumetti, manuali”.

Un gioco dove tutti vincono?
"Le Reti tv dimezzano i costi di produzione dato che l'azienda committente investe nella produzione di contenuti, contribuendo alle spese per la realizzazione dei format. Il pubblico ha a disposizione un palinsesto e una programmazione molto più ricchi e, presumibilmente, si tratta di spettacoli nuovi, originali e soprattutto di qualità: quale brand vorrebbe essere associato ad un programma scadente?"

Quale il futuro?
"Le parole d'ordine, in questa nuova sfida, sono crossmedialità e storytelling - a rispondere è Giorgio Giordani,  Presidente di Spencer & Lewis - Sembra un'assurdità pensarlo, ma lo scopo di tutto ciò è fare in modo che non sia il marchio a dover raggiungere il pubblico, ma questo a ricercare il brand, appassionandosi e ancor di più, condividendo questa stessa passione. Un ruolo centrale è giocato dai device mobili. Il pubblico 3.0 non si ferma alla visione di un programma, vuole commentare ciò che succede, condividere il proprio pensiero, interagire con il programma stesso. Parliamo di milioni di spettatori 'emancipati', perennemente connessi su più dispositivi, che twittano il loro gradimento verso uno show o condividono il video che li ha emozionati, divertiti, affascinati.

 

Tags:
carosellorealityweb seriespubblicitàspencer&lewis



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