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Rifiuti, l’emergenza infinita. Esplode la “bomba” del cdr

ESCLUSIVO. Da aprile i depositi dei rifiuti trattati sono saturi. Solo a Malagrotta sono nascoste oltre 8 mila tonnellate di “combustibile”, addirittura stoccate nella fossa del gassificatore. La nave che doveva scaricare nel gassificatore spagnolo di Maiorca è ancora ferma e c’è il rischio che si possano bloccare gli impianti di trattamento perché non si sa più dove mettere i residui. Chi ci guadagna due volte con ciò che i romani spediscono in giro per l’Italia. La soluzione dei gassificatori fa tremare la politica… intanto la Tari cresce

di Fabio Carosi

Dall’emergenza rifiuti all’emergenza cdr. Se prima la Capitale d’Italia dopo un anno di commissariamento non sapeva dove mettere i rifiuti per via della chiusura di Malagrotta ai sacchetti non trattati, ora non sa più dove mettere il cdr, cioè il risultato del trattamento meccanico biologico.
Invocato da molti come l’eco salvezza della città, in aggiunta alla modesta ma significativa crescita della raccolta differenziata, dopo aver superato l’emergenza discarica, Roma è alle prese con una nuova grana. Insomma, se non si troverà una soluzione, tra qualche mese il cdr (combustibile da rifiuti) seguirà la sorte delle “ecoballe” di Napoli: una montagna che neanche l’esercito è riuscito a smaltire.
L’allarme è arrivato lo scorso 4 luglio al Commissario straordinario, Goffredo Sottile, al ministro per l’Ambiente Andrea Orlando, al sindaco Ignazio Marino e a seguire alla Regione Lazio. Chi scrive è il consorzio Colari che spiega dettagliatamente il baratro verso il quale la città di sta avvicinando: gli impianti fuori regione sono saturi e non vogliono più il cdr romano, tant’è che solo a Malagrotta sono state accumulate qualcosa come 8 mila tonnellate di rifiuti trattati, addirittura “stoccate nella fossa del gassificatore”. E se il progetto di prendere una parte di questo tesoro energetico e spedirlo via nave da Civitavecchia sin nell’isola di Maiorca, sembrava la soluzione ideale, l’insieme di carte e autorizzazioni necessarie al trasferimento, sono così complicate da rinviare almeno a fine estate l’operazione con la quale i romani pagano agli spagnoli lo spostamento del cdr che poi viene bruciate per produrre energia. Insomma, un’operazione assolutamente antieconomica con gli spagnoli che non vedono l’ora di incassare denaro due volte.

malagrotta gassificatore


Non solo la Spagna, però, si prepara a fare business con i residui dei rifiuti: nel solo mese di aprile, a fronte di 82 mila tonnellate di rifiuti trattate è stato prodotto cdr per 33 mila tonnellate, e di queste ben 18 mila sono finite negli impianti di produzione di energia di Colleferro e San Vittore nel Lazio e poi a Brescia, Dalmine e Bergamo, nonché Ravenna e Isernia. Ovviamente a pagare il traffico di camion per il trasferimento fori regione sono i romani per i quali si prepara una Tari da brivido. E tutto ciò che non viene bruciato (sempre cdr, ndr) finisce in discarica.
La soluzione? Colari ci prova e ripropone ai soggetti politici e tecnici la realizzazione di quattro linee di gassificazione (a Malagrotta e Albano). La sola realizzazione degli impianti consentirebbe con circa mille tonnellate al giorno di cdr di produrre 70 megawatt di energia elettrica da fonte rinnovabile, un investimento di 400 milioni di euro e 200 posti di lavoro nuovi di zecca.
E la politica? Cambiati gli attori, da Alemanno-Polverini a Zingaretti-Marino prende sempre tempo, in attesa di far salire la raccolta differenziata a livelli da consentire una produzione minima di cdr. Nel frattempo i magazzini straboccano, i romani pagano e chi brucia vende energia elettrica. Per ora l’unica novità sembra la presa di posizione dell’assessore comunale All’Ambiente, Estella Marino, sull’ipotesi della discarica di servizio a Monti dell’Ortaccio: bocciata definitivamente ma con un pasticcio di carte. E se le altre ipotesi di aprire buchi nel suolo della via Laurentina fa gridare allo scandalo,  si riparla di Quadro Alto, sulla via Tiberina, l’enorme cava abbandonata dalla quale i romani estrassero il travertino per realizzare il Colosseo.
Il pericolo però è alle porte: qualora non fosse più possibile smaltire il cdr, si bloccherebbero gli impianti e tornerebbe l’incubo rifiuti. Ama paralizzata e cassonetti stracolmi. Dopo tante chiacchiere, ci vorrebbe una soluzione definitiva.